DI MONACHE E KEEPSAKE

DI MONACHE E KEEPSAKE

Scott Bergey,  Somebody's 

Il capitolo VI della parte I di Madame Bovary, uno tra i più brevi dell’opera, ha la caratteristica unica d’interrompere il flusso lineare della narrazione, di tornare indietro nel tempo. Ce n’era ben donde: prestissimo annoiata della vita coniugale alla fine del capitolo V, già nel VII Emma vagheggia di amanti: perché? Inevitabile un check-in della novella sposa, previa accurata anamnesi in forma di bibliografia ragionata: cos’avrà letto Emma durante l’adolescenza? Il periodo cruciale è quello fra i tredici e i quindici anni, passato a studiare presso un convento di monache; e l’esperienza bibliografica cruciale in esso, il centro del centro, è l’incontro con i keepsake, cui Flaubert dedica più spazio che a tutto il resto. Questo perché, se fino ad allora il leggere aveva spinto Emma a un’identificazione semplice-binaria, i keepsake  invece, letti verso la fine della sua permanenza in convento, la costringono a un’assai più complessa triangolazione. Innanzitutto per la natura stessa del manufatto: l’inglese sake significa sia “memoria” che “amore”, da cui letteralmente keep sake! = “tieni memoria del mio amore!”. Come librino-keepsake, esso contiene sì dunque testi di un autore, ma a parlare al destinatario non è l’autore stesso, quanto il destinante attraverso l’autore, in triangolazione appunto. Di più, il keepsake tiene insieme passato (“memoria”) e presente (“amore”) vincolandolo imperativamente a un futuro di fedeltà, funge cioè ancora triangolarmente da pegno, ovvero da destino[1].

Ciò per quanto concerne il keepsake in sé; se poi lo si rapporta a un’adolescente, la materia erotica di cui consiste si triangolarizza ulteriormente in chiave voyeuristica; e se infine seguiamo come l’adolescente Emma ne viene specificamente a contatto, scopriremo il triangolo dei triangoli.

Flaubert spiega la cosa a modo suo, in sequenza, con un micidiale uno-due:

Durante l’ora di musica, nelle romanze che cantava, erano in ballo solo angioletti dalle ali d’oro, madonne, lagune, gondolieri[2], composizioni pacifiche che le lasciavano intravvedere, attraverso l’insulsaggine dello stile e le imprudenze della nota, l’attraente fantasmagoria delle realtà sentimentali. Alcune delle sue compagne[3] portavano al convento i keepsake che avevano ricevuto in dono a Capodanno. Bisognava nasconderli, era una cosa seria[4]; li si leggeva in dormitorio. Maneggiando delicatamente le belle rilegature in raso, Emma[5]

immagine 1 x l'estroverso

 

La prima lunga frase tratteggia l’ultima esperienza di identificazione semplice-binaria (ben circoscritta dall’avverbio “solo”) vissuta da Emma qua lettrice, e vale a introdurre per antitesi l’esperienza nuova, dove la triangolazione implicita nel keepsake in sé si materializza ora in: compagne/Emma /monache. Emma è stretta cioè fra il richiamo dell’eros e il richiamo della legge, tra l’eros che urge e la legge che riprende. La struttura è, in una parola: Es/Io/Superio, ed essa struttura sorregge una scena interiore fortemente dilemmatica, che nulla ha più del precedente attingere lineare ai testi. Cosa succede infatti? Dopo la sbornia di keepsake un’ormai sedicenne Emma entra in fase depressiva[6], ne esce uscendo dal convento in polemica con le monache, ne rientra una volta a casa… e in questo stato incontra il futuro marito Charles[7].

La discendenza diretta della Emma flaubertiana da Don Chisciotte è arcinota. Qui forse qui è il caso di rimarcare una distanza, che viene dai due modi diversi di identificazione: lineare nel Don, che alla bella età di cinquantaquattr’anni parte lancia in resta alla maniacale ricerca della sua Dulcinea; triangolare in Emma, che giunge all’appuntamento praticamente sfibrata. Si ripete così, verso la fine della modernità, quanto si era verificato all’inizio, con Shakespeare, tanto che potremmo azzardare l’equazione

Madame Bovary : Don Chisciotte = Amleto : Edipo

che svolta significa: l’ingenuità degli archetipi, tragica in Edipo, comica in Don Chisciotte, si corrompe introvertendosi in dramma sentimentale e dando a risultato il tragicomico, in Amleto come più ancora in Emma.

Non altrettanto noto è che Madame Bovary fu la fonte più o meno segreta di fertili sviluppi nella narrativa novecentesca (primo fra tutti Lolita di Nabokov, dove l’eroina flaubertiana rivive al maschile in Humbert Humbert). Forse però qualcosa da sfruttare ancora rimarrebbe: un vecchio aitante hidalgo delle lettere che s’innamorasse corrisposto di un’annoiata giovane signora in carriera, dove alla fine lui si scoprirebbe un po’ Monsieur Rouault e lei un po’ tanto Donchisciotta della Francia…

 

APPENDICE I

Quasi per contrappasso, un keepsake risbuca verso la fine del romanzo, nel capitolo V della parte III, agli sgoccioli della liaison con l’amante Léon, cui Emma

Chiese dei versi, dei versi per lei, una poesia d’amore in suo onore; lui mai riuscì a trovare la rima del secondo verso, e finì per copiare un sonetto da un keepsake.

Fu meno per vanità che al solo fine di compiacerla. Non discuteva le sue idee; accettava tutti i suoi gusti; diveniva la sua maîtresse più di quanto lei fosse la sua. Lei aveva parole tenere con baci[8] che gli toglievano l’anima[9]. Dove dunque aveva appreso[10]questa corruzione, quasi immateriale da quant’era profonda e dissimulata?[11]

immagine 2 x l'estroverso

 

La domanda finale è retorica, tutto il romanzo è una “spiega”, ma se volessimo dare una risposta icastica, potremmo dire così: dai keepsake. Con un’avvertenza però, che alla fine di questa educazione sentimentale la maîtresse diventa institutrice, abilitata cioè a insegnare il gioco dei keepsake, rovesciandolo: ché il destinante del messaggio “tieni ricordo del mio amore!” viene destinato a questo ruolo dalla destinataria stessa – se il destino stesso non riservasse a lei ben altro esito.

  

APPENDICE II

Il destino ha voluto (chi altri se no?) che dieci anni fa il primissimo libretto uscito per i tipi de “Il ragazzo innocuo” fosse una rielaborazione, un pastiche del passo sui keepsake. L’idea di girarlo al maschile, sulla base del detto flaubertiano “Madame Bovary, c’est moi” (tanto famoso quanto spurio, come ben spiega Gérard Genette in Bardadrac), ammetto è peregrina, al limite del goliardico.

 

immagine 3 x l'estroverso 

Ma il resto no, e giusto per non vantarmi, stante le mie limitatissime conoscenze allora in merito, citerò qui la mia fonte d’ispirazione medianica, attinta non a caso un giorno prima: Salvator Dalì, Le Mythe tragique de l’Angelus de Millet grazie ancora, maestro!

 

BONUS  Ceci n’est pas une fête http://www.youtube.com/watch?v=RDTvHdRdHtU

v. al 1’37”

 


[1] Sulla diffusione ottocentesca dei keepsake in ambito francese, cfr. Carol Rifelj, Ces tableaux du monde. Keepsakes in Madame Bovary, in “Nineteenth- Century French Studies”, 1997, pp. 362-387. A titolo di curiosità riporto la voce “Keepsake” del Dizionario delle idee correnti dello stesso Flaubert: “Non può mancare sul tavolo di un salotto”.

[2] Ms: ->. Allora i Battista, i Rodolfo, i Giovanni e le Margherite, le lagune, le madonne, i carnevali di Venezia, i pugnali, le chitarre, i ventagli e le maschere nere le turbinarono in testa al ritmo delle melodie italiane, e quando si riempiva d’aria il petto per tenere più a lungo la corona patetica che cadeva alla fine della battuta, il suo cuore si gonfiava al contempo di una voluttà vaga, tutta intrisa di cattolicesimo e ardori meridionali. La Bibliothèque Municipale di Rouen da pochi mesi in rete offre scannerizzati e trascritti i manoscritti; tutte le traduzioni sono mie, in quanto quelle in circolazione vanno a spanna, mentre Flaubert va notoriamente a millimetro.

[3] Ms: -> figlie di banchieri o di notai

[4] Ms: -> impedirne la vista alle monache

[5] À la classe de musique, dans les romances qu’elle chantait, il n’était question que de petits anges aux ailes d’or, de madones, de lagunes, de gondoliers, pacifiques compositions qui lui laissaient entrevoir, à travers la niaiserie du style et les imprudences de la note, l’attirante fantasmagorie des réalités sentimentales. Quelques-unes de ses camarades apportaient au couvent les keepsakes qu’elles avaient reçus en étrennes. Il les fallait cacher, c’était une affaire ; on les lisait au dortoir. Maniant délicatement leurs belles reliures de satin, Emma… E a seguire: fissava i suoi sguardi stupiti sul nome degli autori sconosciuti che avevano firmato, per lo più conti o visconti, in calce ai loro pezzi. / Fremeva, sollevando con il respiro la velina delle incisioni che si levava per metà e ricadeva dolcemente sulla pagina. Era, dietro la balaustra di un balcone, un giovane in mantello corto che stringeva fra le braccia una fanciulla vestita di bianco, con un borsello alla cintura; oppure i ritratti anonimi di ladies inglesi dai boccoli biondi che, […] sognanti su dei sofà accanto a una missiva aperta, contemplavano la luna attraverso la finestra socchiusa, per metà drappeggiata da una tenda nera. Le ingenue, una lacrima sulla guancia, becchettavano una tortorella attraverso le sbarre di una gabbia gotica o, sorridendo col capo sulla spalla, sfogliavano una  margherita con le loro dita aguzze, torte all’insù come babbucce. E c’eravate anche voi, sultani…, ecc.

[6] Complice la morte di una madre cui non era legata, Emma fu interiormente soddisfatta di sentirsi giunta al primo colpo a questo raro ideale di esistenze pallide, dove non pervengono mai i cuori mediocri. Si lasciò dunque scivolare nei meandri lamartiniani, ascoltò le arpe sui laghi, tutti i canti di cigni morenti, tutte le cadute di foglie, le vergini pure che salgono in cielo, e la voce dell’Eterno che discorre nelle valli. Se ne annoiò, non volle affatto ammetterlo, continuò per abitudine, poi per vanità, e fu infine sorpresa di sentirsi placata, e senza più tristezza nel cuore che rughe sulla fronte.

[7] Emma, rientrata in casa, si compiacque all’inizio di comandare ai domestici, poi prese la campagna in disgusto e rimpianse il suo convento. Quando Charles venne dai Berteaux per la prima volta, si considerava fortemente disillusa, come chi non ha più nulla da imparare, né deve più nulla sentire. Ma l’ansia di uno stato nuovo, o forse l’irritazione causata dalla presenza di quest’uomo, era bastata a farle credere di possedere infine questa passione meravigliosa che fino ad allora si era comportata  come un grande uccello dalle piume rosa planante nello splendore dei cieli poetici; – e lei non poteva immaginarsi adesso che questa calma in cui viveva fosse la felicità che aveva sognato. Passerà poco dalle nozze, e la lettura gioverà a una nuova triangolazione anti-ennui – lui, lei e il libro ex-galeotto: seguendo teorie che credeva giuste, volle provare amore. Al chiar di luna, in giardino, recitava tutte le rime appassionate che sapeva a memoria e gli cantava sospirando degli adagi malinconici; ma si trovava in seguito calma come prima, e Charles non ne usciva né più innamorato né più commosso.

[8] Ms: -> divoratori

[9] Ms: -> ; e poi erano lunghi sbalordimenti dove sembrava loro che l’infinito oscillasse tutto intero nel breve intervallo che separava i loro due visi.

[10] Ms: quest’arte di stregarvi sotto una lussuria quasi immateriale, da quant’era sottile?

[11] Elle demanda des vers, des vers pour elle, une pièce d’amour en son honneur ; jamais il ne put parvenir à trouver la rime du second vers, et il finit par copier un sonnet dans un keepsake. / Ce fut moins par vanité que dans le seul but de lui complaire. Il ne discutait pas ses idées ; il acceptait tous ses goûts ; il devenait sa maîtresse plutôt qu’elle n’était la sienne. Elle avait des paroles tendres avec des baisers qui lui emportaient l’âme. Où donc avait-elle appris cette corruption, presque immatérielle à force d’être profonde et dissimulée ?

 

 

 

 

 

 

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