Foto di Dino Ignani Grabriella Sica Mercati di Traiano

 

Parola d’Autore

     Dove sta andando il mondo? Quale sarà il futuro della terra? Ci si chiede se non sarebbe il caso di invertire la rotta, mettere la marcia di una decrescita morbida. Ci si sta rendendo conto che il progresso a tutti i costi brucia le conquiste e porta barbarie se non si misura sull’uomo? “La modernità”, ha scritto Ulrich Beck, “è un progresso suicida. È necessario tornare indietro e ripensare il nostro futuro”.

     Già Pier Paolo Pasolini, in un’intervista del 1971 (ripresa in parte nel video che nel 2000 ho curato sul poeta per la Rai), precisava: “Io credo nel progresso, non credo nello sviluppo. E nella fattispecie in questo sviluppo. Ed è questo sviluppo, semmai, che dà alla mia natura gaia una svolta tremendamente triste, quasi tragica”. Al posto di “un’Italia bella e umile” stanno crescendo mostri edilizi. Denunce orali e scritte ne ha fatte tante, per le quali è stato accusato di nostalgia e spirito retrivo e reazionario. Neanche si capiva cosa volesse davvero dire con quelle parole che sembravano più estetiche che reali, ed echeggiavano così tanto i famosi versi leopardiani di irrisione disincantata del progresso, ne La ginestra: “Dipinte in queste rive / son dell’umana gente / le magnifiche sorti e progressive. // Qui mira e qui ti specchia, / secol superbo e sciocco, (…) e volti addietro i passi, / del ritornar ti vanti, / e procedere il chiami”.

     Noi abbiamo i nostri mostri nell’ambiente. Come chiamare quel transatlantico bianco ed enorme più alto dei palazzi, una vera balena, che intende legalmente attraversare una via fragile, ricca dei suoi secoli e delle sue bellezze come il Canal Grande di Venezia? Come possono gli uomini sempre minimizzare per perseguire interessi spiccioli e superflui? Nessuno ha mai spiegato a quei turisti quanto sarebbe bello camminare per le calli, almeno un giorno della propria vita. Ma loro non sanno neppure niente. E i mostri sono solo pugni all’occhio e allo stomaco, zampate del potere.

     La decrescita è infelice, il progresso sembrerebbe l’unico motore del mondo. Ma una cosa sono i beni (prodotti del lavoro umano per gli uomini) e un’altra le merci (prodotte per il mercato). Non si potrebbero ridurre le merci in un sano anticapitalismo? Quanto si paga il progresso? Per esso gli uomini vengono sfruttati deportati e manipolati. Quanto costa agli uomini il progresso spericolato e cieco? Quali sono i costi umani di tutto ciò, l’insostenibile appiattimento, il conformismo spietato che cancella ogni singolarità.

Layout 1

      “In questo progresso scorsoio / non so se vengo ingoiato / o se ingoio”, scrive Andrea Zanzotto che di paesaggio se n’era sempre occupato. Fa un certo effetto, come un presagio, vedere il suo bel viso di profilo mentre conversa davanti a uno splendido anfratto e a un mulino fuori il paese, Refrontolo, come in un quadro naturale cinquecentesco con tutta la sua bellezza. Tutto è stato travolto, nell’estate del 2014, nel corso di una festa, per un’improvvisa alterazione climatica e per il maltempo che aveva provocato bombe d’acqua.

Questo è uno stralcio dal capitolo La nuvola nera sull’Europa dell’ultimo libro Cara Europa che ci guardi (1915-2015) di Gabriella Sica (Cooper).

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Sulla quarta di copertina del libro è scritto:

“Non è un romanzo, non è un saggio, non è un diario di viaggio, ma è tutto questo e qualche cosa di più. Un’affascinante commistione di geopolitica e di ecologia critica e ambientale applicata all’Europa, un’esperienza letteraria originale e sorprendente, una serie di riflessioni illuminanti dei nostri anni”.

Ultimi suoi libri sono Le lacrime delle cose (2009) e Emily e le Altre. Con 56 poesie di Emily Dickinson. Nel sito ufficiale, www.gabriellasica.com, si possono leggere sue poesie, traduzioni, notizie, interviste, informazioni sui video Rai dedicati ai maggiori poeti del Novecento e su “Prato pagano” (1980-1987), la rivista da lei ideata e curata. Nel sito si può leggere anche un’autobiografia, Gabriella Sica. La sua biografia in immagini, uscita sul n. 41 di “Steve”. L’ultimo riconoscimento attribuito a Gabriella Sica, conseguito nel settembre del 2014, è stato il Premio Internazionale all’Opera poetica e alla Carriera del  “LericiPea”. Contatti tramite il sito o facebook.

Foto di Dino Ignani Gabriella Sica Mercati di Traiano