Comunicazione e Informazione
Lo spirito di un paese si riflette nella stampa che genera. I giornali, quasi come fossero uno specchio, rivelano conflitti di potere, tensioni sociali, cultura e tradizioni di una nazione. Il giornalista interpreta, divenendo egli stesso attore del mondo che racconta. Più di uno studioso della comunicazione ha sostenuto che la stampa mette in rapporto i centri vitali della società e che, attraverso l’informazione, favorisce la nascita e la crescita della coscienza nazionale. Se la sua forza aiuta la democrazia, la sua debolezza segnala il cattivo stato di salute delle istituzioni e dell’intero corpo sociale. Non a caso, in qualsiasi cambiamento di regime diventa strategico il controllo dei mezzi di informazione. Come hanno sottolineato i massmediologi, il potere non può rinunciare all’uso dei media. “Il pubblico, oggi, viene sommerso in poche ore da una quantità di notizie pari a quelle che fino a qualche lustro fa, riceveva in un anno. Fra un decennio, qualsiasi individuo medio avrà accesso, in un giorno, alla stessa quantità di informazioni che un ricercatore di due secoli addietro riusciva a ottenere in tutto l’arco della sua vita”. Così scriveva, tempo addietro, Alain Woodrow, aggiungendo che informare non significa solo rendere noto qualcosa ma “investigare, porre in prospettiva, inserire nel contesto, gerarchizzare e sintetizzare”. La cosiddetta crisi del testimone altro non è che la punta di un iceberg, la parte più appariscente della crisi generale dell’informazione e, in particolare, del processo che sta trasformando il giornalista in un tecnico massmediologo, privandolo di quello che è sempre stato il suo compito esistenziale: testimoniare con competenza. Non è un caso se i termini di giornalismo e di informazione sono confluiti in quello, assai più ambiguo, di comunicazione. Alla base di ogni società, esiste la comunicazione qualificata dal sociologo Charles R. Wright come un “processo essenziale di trasmissione di significati tra individui”. Definizione, quest’ultima, che consente di chiarire la differenza esistente tra comunicazione e informazione, due parole, concettualmente differenti, che spesso si usano come fossero sinonimi. La comunicazione è un processo; l’informazione è il prodotto di quel processo. Oggi si è solititi parlare di “comunicazione di massa” e di società dei “mass media”, caratterizzata da un insieme di strumenti del comunicare che sono stati definiti “la più grande aggressione che l’uomo abbia potuto registrare in questa fine secolo”. Aggressione, resa ancora più forte dalla comparsa di Internet. Oggi, più che in passato, appare evidente l’importanza del rapporto tra la crescita culturale di una società e i mass media. In questo quadro, la stampa, nonostante sia stata in parte espropriata dalla televisione, resta insostituibile perché, per dirla con le parole di Marshall McLuhan, “il giornale è una forma di confessione di gruppo che presenta una partecipazione collettiva. Può “colorare” gli avvenimenti usandoli oppure anche non usandoli affatto. Ma è la quotidiana esposizione collettiva di una serie di dati giustapposti che dà al giornale la sua complessa dimensione di interesse umano”. Tra tutte le scommesse, per i mezzi di comunicazione, quella della credibilità è la più importante. L’avventura italiana è sintetizzabile attraverso il ricorso ad alcune parole chiave: stampa di “regime”, di “palazzo”, dei “comprati e venuti”, dei “falsificatori” e della “spettacolarizzazione”. Fatta questa premessa permane un interrogativo, sempre lo stesso, cui è difficile rispondere: “E’ possibile garantire la correttezza delle notizie?”. Il problema, affatto semplice, chiama in causa la proprietà che investe sul mezzo, la libertà di chi scrive e, non ultimi, i lettori che decretano, con le loro scelte, il successo delle testate. Certo, perché si realizzi il massimo di obiettività è necessario il concorso di più fattori. Tra questi: l’abilità del giornalista, la serietà della testata, la determinazione del Direttore Responsabile a “dare la notizia”, e, chiaramente, l’equidistanza di entrambi, Editore e Direttore, dagli interessi in gioco.
Grazia Calanna








