L’alterazione dello stato di coscienza: estasi o possessione

L’alterazione dello stato di coscienza: estasi o possessione

mostre Felice Casorati, ritratti e disegni
Felice Casorati, Alba

Quando si osserva un gruppo di persone assorte nella preghiera non si può non subodorare un’onda di suoni pacati che vibrano nell’atmosfera e che sembrano aver perduto il corpo al sentimento, ché l’occhio vedendo non vede, l’orecchio udendo non ode, la lingua parlando non parla per utilizzare le espressioni di Santa Caterina da Siena, la santa mistica per antonomasia. I significati non vanno mai ricercati nell’attività cerebrale dell’essere umano, ma nella collettività che fornisce le immagini e le teorie per produrli (Saul Kripke). Infatti, come afferma Edelman, biologo della coscienza, non possiamo considerare il cervello e il sistema nervoso isolatamente dal mondo e dalle interazioni sociali, e ancora Nelson Goodman, filosofo matematico di Harvard, è del parere che la nostra rappresentazione del mondo identifica le nostre sensazioni e non viceversa. Quindi, uno stato alterato di coscienza, i cui significati e rappresentazioni attengono a qualche forma di immaginario religioso, non è mai un evento psicologico autonomo. Cosa vuol dire avere uno ‘stato di coscienza alterato’? Per Sant’Agostino è lo stato di coscienza a cui si accede quando l’attenzione è completamente dissolta e ritirata dai sensi. Per il Sufismo islamico le pratiche meditative suggeriscono Bellezza; i padri cristiani del deserto inseguivano la ricerca della dimora dell’Amato: Egli entrerà in voi. La letteratura conserva molti diari e lettere di mistici, di visionari, di artisti che hanno illustrato i propri momenti di illuminazione interiore come san Giovanni della Croce, Santa Teresa, Padre Pio da Pietrelcina, Giovanna d’Arco, Emily Dickinson, Pascal, Carl G. Jung, William Butler Yeats. Ha quindi perfettamente ragione Gerald Edelman quando sostiene che il suono di una musica gregoriana di un organo ascoltato da un europeo cattolico è capace di formulare emozioni molto complesse e intense, differentemente se lo stesso brano venisse ascoltato da un turista ateo, anche se laureato in psicologia/psichiatria/filosofia o archeologia: cioè la consapevolezza di uno stimolo dipende da meccanismi diversi da quelli che elaborano i vari attributi dello stimolo a prescindere il grado di istruzione. Quando ci concentriamo di fronte alla visione di un bel film, o ci immergiamo nella lettura di un romanzo avvincente, o siamo nella folla di un concerto rock, oppure ci commuoviamo di fronte a una straordinaria opera d’arte stiamo vivendo un processo psicologico in cui il nostro stato ordinario di coscienza e le attività mentali a poco a poco vanno modificandosi. Il nostro stato di coscienza ordinario patisce una perturbazione emotiva e psicofisiologica, che subisce o che viene autoindotta da stimoli, cioè avvengono mutamenti fondamentali nel nostro livello di focalizzazione dell’attenzione. Quali forme lievi di trance, create o intimate dalla cultura o dal contesto, possono essere considerate possibili? Di seguito alcuni esempi: l’assunzione di droghe, uno stato pre-comatoso, l’ipoglicemia, un trauma neurologico, febbre altissima, l’ipnosi, luci psichedeliche, tecniche yoga. Il filosofo Alan Watt sperimentò di persona un allucinogeno potentissimo, l’acido lisergico LSD-25 per poterne verificare e studiare gli effetti e raccontò, con sua grande sorpresa, che si trovò a vivere stati di coscienza che corrispondevano precisamente a ogni descrizione riportata da coloro che citavano il vissuto mistico. Anche John Lilly, neurobiologo ortodosso, utilizzò il proprio sistema nervoso come laboratorio sperimentale per studiare gli stimoli sensoriali. Secondo il neurofisiologo Arnold Mandell il meccanismo bio-chimico che ci consente di scoprire che Dio è nel nostro cervello dovrebbe somigliare proprio agli effetti causati dall’assunzione di allucinogeni che, stimolando la serotonina, attenuano e inibiscono alcune funzioni cerebrali liberando alcune forme interiori di percezione prossime al ‘sentire mistico’. A quali modificazioni psicologiche corrispondono gli stati alterati di coscienza? Le principali, secondo il professore Salvini, sono: a) modificazioni del pensiero; b) alterazione del concetto temporale; c) perdita di controllo sulla coscienza ordinaria; d) perdita di inibizioni rispetto alle emozioni; e) modificazione dell’immagine del corpo e perdita del limite tra il sé e le sensazioni di trascendenza; f) distorsioni percettive; g) aumento del significato attribuito alle esperienze che si stanno provando; h) esperienze ineffabili difficilmente verbalizzabili; i) suggestionabilità particolarmente rilevante nelle trance di possessione o d’invasamento; l) difficoltà a rievocare l’esperienza. Alessandro Salvini, nel suo lavoro Forme e itinerari del sentimento religioso, da cui traggo le mie riflessioni, sostiene che, l’induzione nello stato alterato di coscienza, tipico dell’esperienza religiosa, avviene attraverso certe tecniche di cui la preghiera intensa e ripetuta può essere un meccanismo importante. Infatti, il Kyrie eleison era ripetuto dai padri del deserto in ogni momento della giornata finché non diveniva una forma spontanea di parola come la respirazione. L’obiettivo di molte regole meditative è il silenzio della mente e, concentrarsi in modo prolungato su uno stimolo sonoro o visivo, consente di restringere l’attenzione in modo da entrare in una sorta di trance auto-ipnotica. Molte preghiere declamate in latino o alcuni mantra recitati dagli adepti di Hare Krishna trascinano la mente in una corale trance religiosa favorendo anche un movimento, quando questo è consentito dalle regole, che diventa un automatismo espressivo che gestisce respirazione, postura, energia corporea, (pratiche Yoga) tutte forme e pratiche, come il digiuno o altre mortificazioni del corpo, che accomunano le esperienze estatico-visionarie degli Indiani delle praterie del Nord America a quelle dei Santi della tradizione cattolica. La trance religiosa può essere stimolata dall’iperstimolazione sensoriale che è una tecnica che favorisce l’ingresso nel mondo magico della possessione, come la danza ipercinetica dei dervisci ruotanti, la coreutica catartica del tarantismo, la macumba e il candomblé afro-brasiliani; mentre l’isolamento sensoriale può funzionare come un allucinogeno. Molto spesso, però, chi fa parte di un movimento religioso o di una setta, o chi ha avuto esperienze sinestetiche, allucinazioni visive, crisi epilettiche, attacchi sensoriali, stress, silenzi meditativi, fantasie ipnagogiche può essere convinto, anche se in buona fede, di aver vissuto un episodio con il trascendente e quindi di aver visto angeli, marziani o altri esseri paranormali. L’individuo che vive alterazioni degli stati di coscienza e che non è in grado di saperli decifrare da solo, può trovarsi a dover fare i conti con la stereotipia o con alcuni schemi interpretativi che danno significati errati o ambivalenti rischiando di cadere nel delirio o addirittura nella psicosi della possessione. La solitudine sociale, il non saper ascoltare, i sentimenti di impotenza, l’ignoranza danno potere a cerimoniali magico/terapeutici del fai da te che alterano e/o controllano le difese e le risposte fisiologiche interne di chi ha bisogno di essere, invece, guidato e indirizzato verso la conoscenza dell’esperienza esoterica o del disagio che sta vivendo. I ricercatori sono sempre più convinti che: 1) i contenuti e, quindi, i vissuti soggettivi degli stati alterati di coscienza e le relative forme di trance (la trance sciamanico-visionaria di derivazione euroasiatica e la trance di possessione di derivazione africana) siano influenzati dall’indottrinamento religioso condiviso; 2) i meccanismi cognitivi e neurofisiologici siano molto simili nel determinare i processi mentali propri degli stati alterati di coscienza; 3) esistano differenze individuali tali da rendere alcuni soggetti più di altri suscettibili alla trance; 4) l’entrata in trance e l’accesso allo stato di coscienza alterato siano in qualche misura controllati dal soggetto, la cui capacità di attivare e dirigere la trance aumenta con la pratica; 5) le credenze, i criteri interpretativi e l’immagine di sé tendano a costruire un sistema coerente di rappresentazioni mentali. L’alterazione di coscienza è stata, dunque, un’esperienza psicologica molto studiata dai ricercatori, in prevalenza da neurofisiologi, antropologi, psicologi, psichiatri, i quali hanno osservato che ne esistono molteplici forme e sostanziali contiguità. Alessandro Salvini, psicologo della personalità, nel suo saggio Forme e itinerari del sentimento religioso, osserva che basta spostarsi da una cultura all’altra per ritrovare rituali, meccanismi e funzioni mistiche che possono determinare socialmente una trance: a Bali, nell’Indonesia, le bambine danzanti, infatti, impersonano il sacro identificando bellezza, fatalità, gentilezza, gestualità che sfuma nella trance, quasi come a chiudere prematuramente i nostri conti con la realtà (William James). Molti studiosi affermano che i sogni notturni, le fantasie/immaginazioni che facciamo a occhi aperti, lo stato procurato dall’effetto dell’uso delle droghe, gli stati ipnotici, l’aura che precede una crisi di emicrania, alcuni attacchi epilettici, l’esperienza della pre-morte, alcuni vuoti della memoria sono considerati forme di alterazione di coscienza.

 

 

 

 

 

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