Cultura & Società

#1Libroin5W.: Giovanni Iozzia, “Il mistero dell’Alcorano”, Carthago.

#1Libroin5W

Chi?

Protagonista del libro è Catania. Coprotagonisti i catanesi con i loro vizi, difetti, peccati, virtù, pregi. Protagonista è la storia della Città, dimenticata e villipesa. Una storia “importante” che oggi quasi nessuno ricorda.

Cosa?

Il recupero della memoria innanzitutto, di una passata grandezza meno dal punto di vista economico e politico, molto di più da quello morale. Catania era una Città di arte e cultura, di sapere e studio. Uno dei suoi motti recita “Litteris armatur, armis decoratur”, cioé armata di Lettere, decorata di armi. La sua forza era la cultura e non la violenza. Quindi il tema fondamentale del libro è la ricerca. Ricerca della verità ma anche delle motivazioni che riducono una città dal passato glorioso, com’è Catania, alle condizioni attuali.

Quando?

L’idea nasce per caso. Nel momento in cui il mio amico Giuseppe Pennisi mi chiede una storia ho subito cercato uno spunto. Dopo un po’ mi sono imbattuto in un passaggio in un libro del collega Salvatore Spoto, che saluto con grande affetto e riconoscenza, dove si accennava all’Alcorano. Poche righe e altrettante altre poche righe ho trovato dopo le prime ricerche. Ma ero certo che qualcosa da trovare ci fosse. E qualcosa ho trovato anzi: mi ha trovato.

Dove?

A quel punto è entrata in gioco la cosiddetta “sincronicità”. Il fenomeno di cui parla Karl Gustav Jung. Una sorta di concatenazione logica di eventi e scoperte che passo dopo passo, collegandosi gli uni alle altre, mi hanno consentito di delineare una storia assolutamente documentata o perlomeno basata su documenti. La spiegazione può sembrare irrazionale e fantastica ma basta approfondire le tesi di Jung e poi di Wolfgang Pauli per avere chiaro il fatto che non si tratta di fantasie ma di fatti “possibilmente” reali che oggi la fisica quantistica sta contribuendo a spiegare.

Perché?

Conoscere Catania come prototipo di città siciliana. Conoscre e quindi avere maggiori possiblità per migliorare. Sono infatti convinto che uno studio approfondito condotto con le medesime metodologie porterebbe agli stessi risultati per Palermo, Messina o Siracusa e per l’intera Isola. Conoscere i fatti, la verità, quello che eravamo e quello che siamo diventati condizionati da diverse retoriche storiche e sociali. Ed a questo punto taccio per evitare qualsiasi polemica.

scelti per voi

Catania è antica, molto antica: antichissima. Probabilmente lo è più di tante altre città d’Italia e dell’intero bacino del Mediterraneo.

Secondo la tradizione fu fondata dai Calcidesi nell’VIII secolo a. C., ma la sua storia si perde nelle nebbie di un remoto passato e tocca epoche e popoli lontani, ormai perduti alla memoria. Fu forse fondata dai Siculi, quando questo popolo era ancora solo un gruppo distaccatosi dall’ondata degli invasori indoeuropei che più di diecimila anni fa, quando i ghiacci dell’ultima glaciazione si ritirarono lasciando libere le vie che dalle steppe dell’Asia centrale portavano all’Europa, approdarono sull’isola. Un ramo di quelle popolazioni che, secoli dopo, i Greci identificarono con il nome di Iperborei prima e di Keltoi dopo.

Non c’è dubbio che i Siculi si fossero insediati in un’area posta a nord nell’attuale centro urbano. In ogni caso la città visse in pieno le vicende storiche – e leggendarie – del mondo greco e poi di quello romano. Secondo lo storico della mitologia, l’inglese Robert Graves, vi fecero tappa gli Argonauti, il gruppo di semidei ed eroi greci che conquistarono il Vello d’oro sotto la guida di Giasone; impresa che avvenne due generazioni prima della Guerra di Troia. Catania fu descritta anche da Omero, nell’Odissea quando Ulisse costeggiò la Trinacria. Nei primi anni dell’Impero Romano, Plinio il vecchio e Virgilio, arrivando a Catania, allora sede del proconsole e dunque capitale dell’isola, la descrissero viva, attiva e ricca. Nei loro testi, ad averne il tempo e la voglia, si può leggere del grande porto, chiamato Decatrea, per le tredici alte torri che gli facevano da cornice, dell’attività che vi ferveva e del tempio dedicato alla dea Athena Longatis.

Catania è stata distrutta tante volte: dalla lava, dai terremoti e dai nemici. L’ultima e più grande catastrofe fu il terremoto del 1693 che la rase praticamente al suolo. Nel XVIII secolo, grazie al lavoro di Giovambattista Vaccarini e di altri architetti giunti da ogni parte d’Italia risorse ancora più bella. Catania è come la mitica Fenice: il suo motto è Melior de cinere surgo (Risorgo migliore dalle mie ceneri), scolpito nell’arco di Porta Garibaldi, un tempo Porta Ferdinandea.

Andrea si ritrovò nella calura del primo pomeriggio nel mezzo del grande cortile dei Benedettini. L’incarico era interessante ma anche molto, molto difficile. Erano passati ormai duecento anni da quando l’Alcorano era sparito da Palazzo degli Elefanti, la sede del Governo di Catania, e in tutto questo tempo nessuno aveva sentito l’esigenza di saperne qualcosa. Questa riflessione fece scattare una molla nella sua mente.

Perché nessuno lo aveva mai cercato? Oppure qualcuno lo aveva fatto e non si sapeva? La cosa cominciò a stuzzicarlo sul serio. Internet in questo caso non poteva essergli d’aiuto, si doveva cercare con il solito, vecchio metodo: andare in giro per biblioteche. Se si fosse sbrigato poteva andare subito alla Ursino-Recupero, una delle più antiche e ricche di volumi della città, per di più era vicinissima.

Rientrò nel vecchio monastero e percorse velocemente i lunghissimi corridoi fino alla biblioteca. Entrò e si senti inebriare dall’odore di libri che non era solo qualcosa di materiale legato all’olfatto. L’odore era quello di secoli di sapere e di cultura che erano radunati in quella bellissima struttura. Uno scrigno favoloso che racchiudeva gioielli impareggiabili. Una storia che affonda le sue radici nel XVIII secolo e che custodisce circa duecentosettantamila libri oltre ad un notevole numero di codici miniati, manoscritti, pergamene, incunaboli, cinquecentine, periodici, giornali, disegni e fogli volanti.

A Andrea vennero in mente le parole di Umberto Eco nel Nome della Rosa:

“Entrando nello scriptorium ci trovammo in un opificio di sapienza e di pietà e di scienza, in un bastione di fortezza, in un ricettacolo di santi”.

«Il Governo di Catania passò dai membri delle solite famiglie ad un gruppo di uomini nuovi. Quello più rappresentativo fra questi era un certo Vincenzo Gagliani, protetto da William Bentinck, ministro degli esteri del governo siciliano nominato in base alla Costituzione siciliana del 1812, anche perché l’Inghilterra esercitava il protettorato sull’isola. Bentinck venne a Catania nel 1813 almeno due

volte: a febbraio e a dicembre. Fu in quel periodo che le cose cambiarono in città: una nuova classe dirigente subentrò a quella vecchia, quella che era inserita nell’Alcorano, e fu proprio in quei giorni che il libro dalla copertina rossa fiammante sparì.» «Passarono alcuni anni» continuò Aloisius «ed arrivarono una serie di personaggi particolari, molto particolari» e sottolineò la frase abbassando il tono della voce «che cominciarono a misurare, controllare, verificare. La motivazione ufficiale dell’arrivo di due astronomi tedeschi nel 1838, Wolfgang Sartorius von Waltershausen e Christian Heinrich Friedrich Peters, era la realizzazione della meridiana della chiesa di San Nicolò l’Arena. Sartorius, che era anche esperto di magnetismo terrestre, e Peters realizzarono anche la meridiana della cattedrale di Acireale, lo gnomone di tipo dodecaedro nel giardino Bellini di Catania, ed eseguirono rilevamenti topografici sull’Etna.

Ma…» Aloisius fece una smorfia «sono fatti secondari come se volessero coprire qualche altra cosa.»

L’uomo fece una lunga pausa poi riprese: «I due erano discepoli di Johann Carl Friedrich Gauss, il grande matematico tedesco esperto, tra l’altro di magnetismo, geofisica e geodesia, cioè lo studio dei campi gravitazionali terrestri e dei fenomeni geodinamici. Gauss pubblicò proprio nel 1813 una memoria sulle perturbazioni secolari dei pianeti.

Nel gruppo di Gauss c’erano anche Johann Benedict Listing, anche lui esperto di geodesia e che sembra abbia dato una mano a Catania a Sartorius, e Wilhelm Eduard Weber che si occupava di correnti elettriche e geomagnetismo. Al funerale di Gauss fu proprio Sartorius a pronunciarne l’elogio funebre e ne divenne anche l’esecutore testamentario.»

«No, ma mi sto convincendo che viviamo in una città speciale. Sai che si ritiene che Torino, Praga e Lione compongano il triangolo della magia bianca e la stessa Torino, con Londra e San Francisco. Ma se invece un triangolo importante fosse quello tra Praga, Rennes-le-Chateau e Catania? Che in effetti costituiscono un perfetto triangolo isoscele.

Inoltre» continuò Valeria «oltre a quella geometrica-geografica c’è un’altra similitudine. Le leggende di Rennes sono imperniate su Bianca di Castiglia che visse dal 1188 al 1252 quindi contemporanea di Federico II che visse dal 1194 al 1240 e di Ottocaro I di Boemia, 1155-1230, che fu amico e sostenitore di Federico. Anzi, Federico pensava di dare in sposa al suo primogenito Enrico, la figlia di Ottocaro, Agnese. Le cose non andarono bene, il futuro imperatore di Germania, Enrico VII, si beccò la lebbra lepromatosa e Agnese si chiuse in convento. Nel 1989 papa Giovanni Andrea II la proclamò santa. Sant’Agnese di Boemia creò anche l’ordine regolare dei Crocigeri della Stella Rossa che si distinsero nel periodo della controriforma. C’è da supporre che lottarono contro Rodolfo II che aprì la via al protestantesimo in Boemia e creò la Praga Magica con John Dee e tutti gli altri. Dimenticavo.

Bianca di Castiglia era la madre di Luigi IX di Francia, il Santo, che, pur essendo fervente cattolico, non appoggiò papa Innocenzo IV contro lo scomunicato Federico II. Il suo successore, suo fratello Carlo d’Angiò, invece, alla morte di Federico non perse tempo a conquistare Napoli e la Sicilia; tagliò la testa a Corradino e causò per il suo governo dispotico la rivolta dei Vespri Siciliani. Ti risparmio ipotesi e possibili connessioni, ma non credi che ci potrebbe nascere una bella trama per un romanzo?».

Giovanni Iozzia, ph di Salvatore Torregrossa

Giovanni Iozzia è nato e vive a Catania. Laureato in Filosofia presso l’Università degli Studi di Catania. Giornalista professionista. Ha iniziato con il quotidiano “La Sicilia”, proseguendo anche con “Espresso Sera” e “Giornale di Sicilia”. Ha diretto per anni il telegiornale dell’emittente televisiva TRA-Prima TV. Numerose le collaborazioni con altri giornali locali e nazionali, televisioni e radio private. Addetto stampa e portavoce di diversi e importanti uomini politici. Dirige attualmente il giornale online di eccellenze siciliane “Sikelian” e la rivista di studi giuridici, politici e sociali “Codex”. Ha già pubblicato per Carthago un racconto lungo: “Il Mistero dell’Alcorano – Prima edizione” (2016). Altre sue opere: due libri sulla recente politica catanese “Il meglio è passato – Trent’anni di politica a Catania (1998-2018)” (2019) e “L’Estate di Catania” (2011), ,un saggio “Secondary World. Tolkien nella narrativa fantastica” (2016), diversi scritti di politica e di storia.

l'EstroVerso

Un nome, l’EstroVerso, per un duplice significato: l’inventiva del verso (pensiamo alla forza creativa della parola) e l’estroversione connaturata al desiderio di condividere (in libertà) due passioni indissolubili, scrittura e lettura.

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