“Bourbon in un giro di blues” (Algra, pp.176, € 15,00), ultimo romanzo di Giovanni Coppola, già autore della piece teatrale “Morte di un giudice”, dedicato a Rocco Chinnici, portato in scena da Laura Giordano e successivamente da Nicola Costa, e del precedente romanzo di due anni fa “Una comune storia sbagliata”, pubblicato sempre per Algra, sembra offrire un’intensa esplorazione della complessa realtà politica e sociale di Catania dove nulla cambia dagli anni di piombo, con particolare attenzione alla destra di quel periodo al contesto di violenza attuale delle periferie fino a giungere a un trade union di tensione politica. Il romanzo si divide non in parti, ma in “zone scrittorie rappresentative” di personaggi e per lo stile dove ad esempi emerge il flusso di coscienza, bellissimo e per nulla soporifero (come invece accade nell’ultimo quinquennio dalla penna di pseudo sperimentatori di rinnovamento della scrittura) magistralmente esteso dalla voce di Giulio citato come “Il professore”, ex terrorista (?) di destra arrestato due volte per reati che non ha mai commesso, e che è il basico di tutto il romanzo che rappresenta un poderoso riflesso delle ingiustizie e delle manipolazioni politiche di quell’epoca turbolenta, qualsiasi esso fu il colore politico adottato da chiunque. Felix, il gestore del pub “Charlie Brown” invece è il grande osservatore e introietta in tutto quanto “riceve” al locale: da uno sguardo a un consiglio a una parola, dunque un tecnica con discorso diretto e indiretto che si mescola tenendo altissima l’attenzione del lettore. Quando la parola passa a Manero e alla vedova di Maurizio si capisce bene che il Coppola ha dimestichezza poetica, vi sono dei discorsi infatti che cullano tra il mantra e l’atto poetico.
Trama
La trama ha una meta narrazione legata a storie d’amore e al tessuto sociale della città, che aggiunge profondità al romanzo, evidenziando le contraddizioni umane e politiche attuali e del contesto storico descritto. L’approccio delicato di Giovanni Coppola nel narrare queste vicende sembra mirare a una critica incisiva nei confronti del solipsismo e dell’ipocrisia socio politica, aleggia infatti una diversificazione dal “gregge” (n.d.a.): se sei di destra devi rigorosamente essere razzista, se sei di sinistra devi rigorosamente essere aperto a tutte le prospettive: ciò non era così negli anni di piombo né lo è adesso, basta contestualizzare il politico dell’epoca e quello contemporaneo, ambedue oscillano, come Battiato canta ne “Il ballo del potere”, quarta traccia dell’album Gommalacca, scritta dallo stesso Battiato assieme a Sgalambro, dove il riferimento contro ‘ipocrisie e falsità del sistema del potere politico’ (cit.) è palese:
“Ti muovi sulla destra, poi sulla sinistra.
Resti immobile sul centro, provi a fare un giro su te stesso
Un giro su te stesso (you miss me and I miss you).
Fingi di riandare avanti con un salto
Poi a sinistra con la finta che stai andando a destra
Che stai andando a destra (you miss me and I miss you)
Poi si aggiungono i pensieri
Con un movimento indipendente dalla testa, dalle gambe
Con un movimento dissociato dalla testa, dalle gambe”[1]
Coppola dunque, rende onore alle posizioni intellettuali non legate alla miseria della politica che poco ha a che fare con la polis: Felix banconiere forse vicino alla destra di Bombacci, si rivela tollerante e accogliente verso tutti, ciò offre uno spunto interessante per esplorare le sfumature dell’ideologia politica e il contrasto tra le convinzioni personali e il comportamento quotidiano. La scomparsa della nigeriana, piegata al destino delle sue parti, aggiunge un elemento di tragica riflessione sulla condizione degli immigrati e sulle disparità sociali presenti nella città.
Il quadro che emerge della Catania marginale è quella dove i politici raccolgono voti ma poi trascurano i quartieri, e rappresenta, infine, un’immagine amara delle dinamiche politiche locali e delle disuguaglianze sociali che persistono nonostante il cambiamento dei tempi. In definitiva, sembra essere un romanzo ricco di spunti di riflessione sulla storia, la politica e la società italiana che non è contra ai cittadini di altri paesi che vivono in Italia
[1] F. Battiato, M. Sgalambro, “Il ballo del potere”, in “Gommalacca”, Polygram 1998









