Gerhard Richter, Lesende, 1994 rosario
Gerhard Richter, Lesende, 1994



Fino al 7 Settembre la fondazione Beyeler di Basilea, splendida ambientazione ideata da Renzo Piano, diventerà teatro di una delle esposizioni pittoriche più interessanti degli ultimi tempi. In scena Gerhard Richter, straordinario talento della nostra epoca, in grado di spaziare con naturalezza da iconicità ad aniconicità. Un caso affascinante in cui l’espressione artistica si manifesta schizofrenicamente, assumendo le molteplici e sfuggenti forme che solo una natura istintiva è in grado di generare, anche se ci si rende subito conto che a reggere l’intera matassa è una geniale razionalità. A differenza della monumentale mostra antologica, forse più convenzionale della Tate Modern del 2012, la retrospettiva tedesca sarà la prima ad indagare le intriganti variazioni sequenziali dell’artista tedesco. La necessità di una simile operazione è stata intuita dall’eccellente curatore Hans Ulrich, uno dei massimi conoscitori dell’arte richteriana. Conseguentemente anche ogni sala assumerà sembianze differenti, seguendo la morfologia dei diversi cicli di Richter che rappresentano in modo duttile i più svariati scenari dell’esistenza, innalzando la percezione dell’immagine dello spettatore ad un’universalità senza tempo. Tuttavia la diversificazione dell’opera di Richter non ne offusca mai il comune denominatore, ossia il problema della riproducibilità dell’immagine in ogni contesto, da quello storico e politico a quello estetico e più specificamente tecnico. Il pittore affronta continuamente questo tema partendo in primo luogo dalla fotografia, traslata magistralmente in una pittura i cui dettagli raggiungono gradatamente il fuori fuoco, svanendo liricamente nelle tele successive in nebulose astratte, fino alle stampe digitali più recenti in cui la matericità scompare del tutto.

Gerhard Richter, Betty, 1988 rosario
Gerhard Richter, Betty, 1988
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