La nostra “Epica quotidiana” nei versi di Ilaria Grasso

La nostra “Epica quotidiana” nei versi di Ilaria Grasso

estratto dalla postfazione

Se nel Novecento i temi erano l’automatismo, la borghesia, il ruolo dell’intellettuale ora i temi sono le mafie e le nuove dittature, la tecnologia e il clima. E per quanto riguarda la produzione culturale vale solo riconoscimento economico di chi la produce. Non possiamo più trattare le questioni con vecchie lenti ma dobbiamo attrezzarci per attraversare le emozioni e i sentimenti di questa epoca e portare avanti una lotta nuova. Scrivo a distanza di quarantacinque anni da Ferruccio Brugnaro e leggo di due diciottenni sanzionate per aver solidarizzato la lotta con alcuni lavoratori della a causa del Decreto Sicurezza, per reato di “blocco stradale”.
Leggo anche delle lotte che i riders stanno conducendo per avere tutele. Ad oggi questa categoria di lavoratori non ha diritto allo sciopero né a un contratto collettivo a loro dedicato ma non smettono di manifestare. Accanto a loro poche e sparute associazioni prevalentemente di “non italiani” nel silenzio assordante di chi dovrebbe occuparsene seriamente e con responsabilità.
Uno scenario completamente diverso da quello delle lotte contenute nelle “lasse” di Vogliamo tutto di Nanni Balestrini dove studenti, impiegati e operai, seppur con metodi e organizzazioni differenti, portavano avanti in maniera unitaria e compatta la lotta per le rivendicazioni. Ora i meccanismi di solidarietà anche spontanea sono stati totalmente demoliti e di questo siamo tutti colpevoli.

Ed è bene iniziare a dirlo!

Ilaria Grasso
Roma, gennaio 2020

 

 

 

Un rider

La tovaglia si è allargata e non bastano più le gambe
per far arrivare in tempo la portata.
La comanda arriva sul cellulare e di corsa via in bicicletta
non sia mai la pizza vi arrivi fredda o che non corrisponda
l’ordinazione
quando freddo e neve tagliano la faccia e le rotaie spezzano
polsi e vene
e tutto ciò per una manciata d’euro e di olive ascolane.

Ma io tengo famiglia e non mi posso lamentare.
Sono un lavoratore flessibile come tanti.
Sono un precario che continua a piegarsi al ricatto
come il cartone della pizza veloce che ti trovi nel piatto.

Oggi come sempre non ho programmi.
Stasera mi butterò a letto sperando di godere

             (anche di ottima salute)

L’altro giorno un collega ha perso una gamba sotto un tram
e abbiamo scioperato e ora temo
di aver perso pure quei venti euro che allo scorso turno
m’ero guadagnato.

 

 

Delle umane risorse

Ogni tanto arrivano le sue mail in copia conoscenza.
La vedo una volta l’anno, anche meno.

Le faccio fare a cinque a cinque la scala Likert
e mi arriva sempre più affaticata
ma quando prendo in mano la scheda
l’immagine non corrisponde
e così devo arrovellarmi per spiegare
il mistero del non riconoscimento del livello
rassicurarla dopo il vuoto schianto
della mancata promozione e tutta una serie di cose
difficili da spiegare.

Quando voglio togliermi dall’imbarazzo
a dicembre all’amministrazione
dico soltanto di accreditarle un po’ di più
sullo stipendio per lo sforzo di produzione.
Forse un giorno parleremo veramente
e capiremo davvero chi siamo
al di là del ruolo e del mercato.

(Niente di personale, solo risorse umane)

#

Abituè del compromesso
e del falso in bilancio
ma sulla cresta
ora camminiamo
incerti.

Temiamo l’inciampo.

Ci attende una sepoltura di silicio
e spazzatura
e calura soffocante.

Ce la faremo?

 

Testi da EPICA QUOTIDIANA (Macabor Editore)

 

 

la foto di Ilaria Grasso, in copertina, è di Andrea Annessi Mecci.

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