Sono figlio di un panetterie. E già all’età di nove anni, di notte, per non restare da solo in casa raggiungevo mio padre al laboratorio di panificazione. La casa distava poche decine di metri. E lui ad un certo punto mi vedeva comparire. Mi piaceva tutto di quel lavoro. Un lavoro antico come la nostra civiltà. Così continuai a frequentarlo, tutte le estati, diventando aiuto concreto alla nostra piccola impresa: quella di servire il pane quotidiano. E da qui vorrei partire, da questa esigenza che permette che ogni giorno si compia quel miracolo di farina, acqua, sale e lievito madre. Sarete d’accordo con me che di tutto il processo di panificazione il passaggio più straordinario è quello della lievitazione. Lì si compie il vero miracolo, il passaggio di stato alchemico che mi raccorda con lo scrivere poetico. Infatti trovo molto similitudini tra il pane e la poesia. Il poeta impasta a suo modo moltissime parole, ad alcune aggiunge il sale, le lavora cercando di dargli una nuova forma, una struttura, un significato. Questo processo permette di ottenere qualcosa da cui partire. Ma le parole hanno bisogno del loro tempo. Di depositarsi, decantare eppoi finalmente lievitare. Al che sono pronte per il fuoco del forno che le blocca nella loro perfezione. È una questione di equilibrio, tra il pieno ed il vuoto che all’interno si viene a creare. Perché di questo pane se ne sente il bisogno quotidiano, così come della poesia. E se il pane è buono sazia, toglie la fame, ma genera il desiderio di assaggiarne ancora, di averne altro. Così come la buona poesia, che ho volutamente chiamato la Poesia Madre, per analogia con quel lievito, che fermenta e si rinfresca di nuova acqua e farina. Perché in sé mantenga attivo il suo principio. La Poesia Madre è quella poesia che ha portato i poeti a scrivere. È quella della grande letteratura, del nostro patrimonio universale. Interrogandoci singolarmente ognuno potrebbe risalire a quel pane, a quello scrivere che ci battezzò spingendoci a provarci ancora ed ancora. Finché in noi abbiamo lievito madre.

 

in copertina S. Dalì, cesto di pane, 1945.

Sebastiano Adernò

Sebastiano Adernò, nasce in Sicilia nel maggio del 1978. Nel 2010 vince il ‘Premio Ossi di Seppia’ e si classifica terzo al Premio ‘Antonio Fogazzaro’. Dopo l'opera prima ‘Per gli anni a venire’ Lietocolle (2011) pubblica ‘Kairos’ Fara Editore (2011), ‘In luogo dei punti’ per Thauma edizioni (2012) e una silloge dal titolo ‘Ossa per sete’ edita dalla Nuova Magenta editrice di Varese (2012). È co-autore insieme a Leonardo Caffo del romanzo ‘Luci sulle lucciole’ per Edizioni Montag (2012). Di recente pubblicazione ‘Storia di una partita in salita’ romanzo autobiografico per MJM di Meda (MB) e ‘Nuova Vandea’, opera a quattro mani, con opere visive di Marco Baj e Gian Ruggero Manzoni per Edizioni Ultranovecento di Simone Zanin.

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