MacS. Museo Arte Contemporanea Sicilia

MacS. Museo Arte Contemporanea Sicilia

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Macs, Museo Arte Contemporanea Sicilia, prossima apertura a Catania. Una tale notizia non può che essere seguita da un acclarato ‹‹Era ora››. Che Catania potesse riacquisire un po’ di quel fervore culturale che l’ha caratterizzata in passato era qualcosa di auspicabile da tempo ed oggi che è finalmente alle porte un cambiamento ed un nuovo energico soffio sembra animarla, le attese sopite dalla solita routine tornano ottimisticamente a ridestarsi. Succede infatti che la già ammiratissima via Crociferi, capolavoro del Barocco ed anticamente nota come la Via Sacra, si tinge di un inedito fascino offrendo ad un pubblico di curiosi, appassionati, storici, archeologi, artisti, critici d’arte, studenti, diverse iniziative come la visita guidata al Monastero delle Benedettine, fondato nel lontano 1334 e da secoli luogo di clausura, avvolto da un alone di sacralità e mistero. Di questo potremo scrutare le silenziose mura claustrali, le affioranti rovine della città romana sulle quali esso sorge, il parlatorio settecentesco opera di Francesco Battaglia, custode di quieti momenti, per culminare con la grandiosità della chiesa di San Benedetto ammirandone all’interno gli affreschi del messinese Giovanni Tuccari. A qualche attento lettore di letteratura Verghiane questo luogo sembrerà familiare, altri invece ricorderanno di aver visto un monastero simile in un film: è proprio esso infatti il più importante e suggestivo monastero della città, reso celebre dalla penna di Verga in “Storia di una capinera” e cinematograficamente portato alla notorietà dall’omonimo film di Zeffirelli. Ma da non sottovalutare sarà anche il passaggio all’originale bookshop: si prepari chi ha in mente di acquistare un oggetto stravagante e di qualità, chi ha gusti raffinati e ricercati, chi semplicemente cerca un’idea regalo di sicuro effetto perché questo sarà il luogo giusto per avere tutto ciò a portata di mano.
Infine torniamo al MacS – Museo Arte Contemporanea Sicilia (convinta di aver già suscitato un’abbondante curiosità) che ha luogo nella vecchia sede della Badia Piccola, attribuita a Giovanni Battista Vaccarini, collegata alla Badia Grande dal leggendario arco di San Benedetto che sovrappassa la via e che tradizione vuole costruito nel 1704 in una sola notte. Sebbene l’apertura ufficiale del MacS sia prevista per giugno, quando il museo cambierà il suo aspetto interno arricchendosi di una collezione di dipinti di artisti contemporanei figurativi e di dispositivi tecnologici all’avanguardia, è possibile averne già un assaggio lasciandosi incantare dalle sculture del Maestro Gesualdo Prestipino, in mostra dal giorno dell’inaugurazione domenica 7 Aprile alle ore 18 (in via Crociferi – via S. Francesco, 30) fino al 26 Maggio 2013. Prestipino, nato ad Enna nel 1933 e diplomatosi presso l’Istituto d’Arte di Palermo, è principalmente uno scultore, un demiurgo della materia, un “segno” inconfondibile del nostro contemporaneo che con autonomia si è espresso nel figurativo affiancando ad opere di protesta sociale come “U carusu da surfara” (2006) altre legate ai temi mitologici come “Core” (2002), “Ifigenia” (2003) o “Il ratto di Proserpina” (2004), per approdare poi all’abolizione della figura, all’astrazione più scarna, svuotando le forme e conferendo alle opere una maggiore leggerezza e movimento. Elemento costante della sua arte è la fascia che cela le sue opere infittendone il mistero per farne emergere l’essenza in una lotta tra Idea e Materia. Reiterando lungo la sua produzione artistica l’originaria intuizione del suo pensiero, Prestipino riesce a non apparire mai uguale e a trasmettere al fruitore l’emozione, la tensione vibrante ed il travaglio con cui ha partorito ogni sua opera, mostrando a chiare tappe l’evolversi del suo pensiero attualmente rivolto all’astrazione e che egli definisce con queste parole: “La fascia oggi è la vita, la linea è la vita, prima avvolgeva tutto, nascondeva, era padrona, la prima donna, mi aveva reso prigioniero della mia stessa idea, oggi mi ha liberato. Un po’ come la maga Circe. Riguardando le mie opere ho lavorato all’inverso forse, ma sono felice di ciò che ho fatto. Il mio cammino è stato lungo e travagliato ma lo ritengo ancora in fase di partenza e questi ultimi lavori, questi grovigli semplici lineari e chiari, sia visibilmente che scultoreamente, mi esaltano. Ogni elemento rappresentato per me è la vita di un uomo, il suo travaglio, il suo imprevisto, il suo vissuto con alti e bassi, momenti sereni o tormentati e usare il bronzo o il ferro per rappresentare ciò lo trovo fantastico. Loro si prestano felicemente al martellamento e al travaglio.”

 

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