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Chi?
Protagonista del romanzo è Anna Silvani, medico omeopata, approdata alla Salpêtrière, importante centro ospedaliero di Parigi, dopo un brillante percorso di studi e tanti anni di lavoro come medico di base, prima a Gangi e poi a Marsala.
Anna è una professionista preparata e autorevole, ma anche una persona empatica e accogliente, che ha sempre considerato il suo lavoro come missione. Proprio per questo, non più soddisfatta dalla medicina e dall’approccio farmaceutico tradizionali, si è accostata alle discipline olistiche e all’omeopatia in particolare, riuscendo a trasferirsi a Parigi per lavorare in un posto prestigioso.
Integratasi nella vita parigina, Anna comincia a bere il café allongé, preferendo una bevanda leggera e coccolante a un espresso ristretto. Si concede spesso delle pause dal lavoro per dedicarsi alle sue passioni, yoga, lettura, concerti, musei… ma anche fotografare la città e vagare, come un’antica flâneuse, alla scoperta di luoghi nuovi e insoliti. Camminando, Anna pensa, si scruta nell’intimo e lascia affiorare timori, speranze, desideri…
Parigi, di cui Anna è innamorata, è coprotagonista della storia. La città non è uno sfondo ma una presenza viva con la sua luce particolare, i cieli azzurri e limpidi o pieni di nuvole che si rincorrono, le vibrazioni lasciate dagli artisti, le sue atmosfere che di volta in volta si accordano agli stati d’animo.
Attorno ad Anna ruotano le figure di altre donne: le amiche con le quali condivide le sue passioni. Donne che non giudicano ma accolgono e sostengono con amore, diventando “la sua forza”.
Cosa?
La vita ordinata e rigorosa di Anna viene turbata quando, dopo venticinque anni, rincontra Sergio Palmeri, un uomo conosciuto in passato per motivi professionali.
Fra i due nasce improvvisa una passione che ridefinisce ritmi e priorità. L’innamoramento fa emergere desideri e fragilità mostrando ad Anna, al di là della donna in carriera lucida e razionale, la bambina ferita che alberga ancora nel suo animo.
Il legame è acceso ma discontinuo, l’amore non si concede mai del tutto. Anna vive in una condizione perenne di attesa: del messaggio, della telefonata, dell’incontro…
Da persona molto empatica, sente profondamente e si connette con facilità ma, proprio per questo, diventa vulnerabile e corre il rischio di perdersi in una dinamica evitante che la porta ad adeguare e ridefinire la sua spontaneità e le sue necessità.
Quando?
Il romanzo è ambientato nei nostri giorni. Scritto nel secondo semestre del 2025, è stato ispirato proprio da Parigi, dove mi trovavo nel mese di luglio, in seguito a degli accadimenti sincronici.
Da un po’ di tempo la scrittura mi frullava in testa. Avevo in passato scritto dei piccoli saggi, nel campo giuridico e nel campo dello yoga ma, da lettrice appassionata, era la narrativa ad attrarmi. Amo Parigi, ci vado periodicamente e ogni tanto cerco di studiare un po’ di francese. Una mattina mi è venuta un’idea, così dal nulla proprio nel modo inspiegabile in cui giungono i doni nella scrittura, e ho scritto, un po’ in francese e un po’ in italiano, il dialogo di una coppia al bar (dialogo che è stato poi, più o meno fedelmente riportato nel libro). Qualche giorno dopo sono stata invitata a uno stage di scrittura proprio a Parigi. Non ci ho neanche pensato su e sono partita. Appena arrivata, scrivere è diventato per me necessità impellente e ha continuato a chiedermi dedizione assoluta anche dopo il mio ritorno a casa.
Dove?
La storia è ambientata prevalentemente a Parigi, con qualche digressione anche in Sicilia. È comunque Parigi che l’ha ispirata e l’ha accolta, travolgendomi con un potente flusso di urgenza creativa. Seduta nei bistrot parigini del Quartiere Latino, dell’Île Saint-Louis, della Rue Saint-Lazare o al self-service della Galeries Lafayette, ho scritto alcuni episodi del libro ambientandoli proprio lì dove, di volta in volta, mi trovavo.
Anche sul volo di rientro ho buttato giù un episodio collocando la protagonista su un aereo. Questa corrispondenza fra il luogo di scrittura e quello del romanzo ha reso le descrizioni più puntuali e realistiche e ha trasfuso nel racconto atmosfera e sensazioni.
Perché?
È una storia d’amore quella che scorre tra le pagine, portando momenti di tenerezza, di passione, di gioia, a volte di umorismo, ma anche di pena e di angoscia.
Il romanzo privilegia le emozioni. La storia è inventata, le emozioni sono vere. Chi, fra i lettori, non ha vissuto, una volta nella vita, una passione intensa, bruciante ma sofferta, contrastata o non ricambiata? Oppure, si è fatto delle illusioni, credendo in un legame che si è poi rivelato inconsistente? O ancora, per amore, si è consegnato a un altro annullando la propria identità emotiva?
Anna, peraltro già provata da una precedente separazione, dopo l’idillio iniziale, sperimenta questo turbinio. Tuttavia, riesce a non chiudere il suo cuore e, pur soffrendo per il comportamento dell’altro, si astiene da giudizi e da facili etichette.
Il romanzo evidenzia come le relazioni siano un dono per gli esseri umani e come il confronto con l’altro ci faccia evolvere, se riusciamo a restare nel flusso della vita, accettando il nostro destino e quello dell’altra persona.
Anna acquisisce, pian piano, la capacità di rimanere autentica, smettendo di adattarsi a dinamiche che spengono la sua identità, facendoci comprendere che non ha senso inseguire chi non è capace di incontrarci emotivamente.
scelti per voi
“Anna ha indossato un cappotto verde chiaro, non molto pesante, che richiama il colore dei suoi occhi. Incantata dalla sensazione di leggerezza che le dà l’anticipo della bella stagione, sbottona il cappotto e lascia che le accarezzi i fianchi. Si passa una mano sui capelli, ravviandoli con un suo gesto consueto, quasi automatico. Infila gli occhiali da sole e imbocca a passo leggero la Rue Mouffetard.
Quella strada, le cui origini sembrano risalire all’epoca romana, è fra le più antiche di Parigi e conserva integro il suo fascino. È sede di un mercato storico, situato nel cuore del quartiere latino, caratterizzato da negozi alimentari che espongono la merce sui banconi all’aperto. C’è quanto occorre per cucinare un pasto gourmet: carni, pesci, formaggi, vini, pane, frutta, verdure. Ma anche cibi già pronti, per cuochi meno esperti, e poi bar, café-restaurant, bistrot, crêperie. Ci sono anche negozietti tipici dove si trova di tutto: dal souvenir all’oggettistica, ai fumetti, al capo d’abbigliamento, all’accessorio sfizioso.
La casa di Anna, nel V arrondissement, è proprio adiacente alla strada e lei si trova spesso a girare per la zona, quando fa la spesa o passeggia. Ci mette sempre un bel po’ a percorrerla, e non perché le pesi la salita, ma perché si ferma di continuo a curiosare nelle vetrine e spesso entra in qualche negozio, anche solo per osservare gli oggetti esposti, con l’aria da bambina incantata.
Stamattina nella Place Saint-Médard, dinanzi alla Chiesa, giusto all’inizio della via, una band suona musica jazz. La piazza è famosa per la musica. Ogni domenica un’orchestrina suona e le coppie ballano il tango.
Anna segue il ritmo e fa qualche passo ondeggiando, poi si immerge nell’atmosfera facendosi travolgere dai colori forti e brillanti che si riversano sulla strada, dalle fragranze della frutta, dall’intenso effluvio di spezie. Apprezza gli odori provenienti da bar e ristoranti. Suoni, odori e il venticello sulla pelle sono per lei un’esperienza unica.”
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“Anna avverte i passi. Qualcuno sta salendo le scale. Balza in piedi nel momento in cui suona il campanello. Apre la porta e lo vede.
Si scosta per farlo entrare e resta immobile a guardarlo. Pochi istanti e la figura reale si sovrappone a quella serbata nella memoria.
Sergio non è diverso da come lo ricordava. Alto, magro, indossa una tuta sportiva blu e verde sotto un giubbotto color acciaio, scarpe da tennis e zaino in spalla. Grandi occhi castani e belle labbra sensuali che le sorridono.
Anna si scopre sorpresa di se stessa. Non si era mai accorta di quanto lui fosse attraente.
Sergio entra, l’abbraccia, la bacia con affetto sulle guance. Anche a lui sono bastati pochi istanti per capire che lei gli piace più di prima. Gli anni e la leggera rotondità del corpo le hanno solo aggiunto fascino. È più sensuale di come la ricordava. E quando, per abbracciarla, ha affon¬dato il viso nella massa dei capelli, il suo odore l’ha attratto come una calamita.
– Vuoi un caffè o un succo d’arancia? – gli chiede Anna per uscire dall’imbarazzo.
– Un succo d’arancia, grazie. E anche un caffè.
– Da me le arance non mancano mai. Neanche a Parigi.
Anna diventa subito accudente. Prende lo spremiagrumi. Prepara la caffettiera. Accende la piastra della cucina. – A Parigi hanno timore degli incendi – gli sorride. – Preferiscono che tutto sia elettrico. Come vedi, nemmeno la cucina è a gas.
Nel frattempo gli chiede del viaggio, dello stage che lui frequenterà all’Hôpital Bicêtre, se ha già visto come raggiungerlo.
Mentre bevono il succo d’arancia, entrambi parlano scambiandosi notizie in maniera concitata, come se temessero il silenzio. Poi, quando il caffè è pronto, Anna lo versa nelle tazzine rosse e le poggia sul tavolo.
– Vieni – gli dice, – il caffè si prende da seduti. Dovresti saperlo. A me lo hanno insegnato quando lavoravo dalle tue parti.
Adesso siedono vicini. Del resto il tavolo bistrot è piccolo. Bevono il caffè, senza zucchero come sempre. In silenzio. Sergio prende la mano di Anna e gliela stringe. Con l’altro braccio le circonda teneramente le spalle e la guarda negli occhi. Lei si sente sciogliere, come se le vertebre stessero crollando e non riuscisse più a mantenersi eretta.”
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“Si veste, si pettina e telefona alla sua amica Margot. L’ha avvisata del suo arrivo ma non pensava di andare a trovarla subito.
L’altra capisce la situazione. – Lascia l’albergo e vieni a dormire da me – le dice, accogliente, – mio marito è fuori per qualche giorno. Prendi un taxi e vieni, subito. – Poi s’informa: – Hai il costume da bagno, vero?
Anna acconsente di buon grado a trasferirsi da Margot. Non le va proprio di passare da sola quel brutto momento. – D’accordo – le risponde, – vengo da te. Sai che il costume da bagno non manca mai nel mio bagaglio.
L’amica è una brava cuoca. Prepara cibi appetitosi pur rispettando i suoi principi salutistici. Le fa trovare una tavola con pietanze variopinte e saporite. Le chiede se abbia con sé la tormalina verde.
Anna annuisce.
– Vedrai, col tempo capiremo – la rassicura Margot, – lui è venuto nella tua vita per qualche ragione che al momento ci sfugge. Chi ci abbandona non sempre è la persona sbagliata… spesso, al contrario, è quella giusta, ma lo è solo per un tratto di strada. A volte ci porta una lezione, ci aiuta a crescere o ci svela parti ignote di noi…
Anna la fissa con attenzione.
– Usa la pietra che ti ho dato, fai delle meditazioni – le raccomanda Margot. – Ma non sforzarti di capire tutto con la mente. Abbandona questa razionalità. Ci sono cose che vanno solo accettate e poi lasciate andare.
Poi, la porta verso la tavola dicendole: – Su, adesso mangia. Sono contenta di rivederti.”
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Antonella Sgroi vive a Giarre, dove ha svolto la professione di notaio. Nel suo percorso c’è anche lo yoga che tuttora pratica e insegna.
Innamorata di Parigi e lettrice appassionata, coltiva fra i suoi hobby la fotografia e l’astrologia.
Ha già partecipato a delle antologie con un racconto e dei saggi.
Questo è il suo romanzo d’esordio.
FB Un caffè a Parigi
Instagram sgroiantonella
un_caffe_a_parigi
La prima presentazione sarà a Giarre, nel Palazzo di Città, via Callipoli n.81, il prossimo 10 settembre alle ore 17.30, con la partecipazione della blogger Agata Cardillo (instagram leggo_troppo_dormo_poco), dell’attore Giuseppe Bracato e dell’editore Alfio Grasso.










