“Nostos XXII”: Wendell Berry

Nostos, ritorno alla parola
Rubrica a cura di Luca Pizzolitto

 

 

Wendell Berry, Perché l’amore tocchi terra (Lindau 2022)

 

La pace delle cose selvatiche

Quando mi sale la disperazione del mondo
e mi sveglio di notte al minimo rumore
per paura di come sarà la vita mia e dei miei figli,
vado a sdraiarmi dove il germano silvestre
si posa splendido sull’acqua e il grande airone mangia.
Entro nella pace delle cose selvatiche
che non si affliggono la vita con presagi
di dolore. Entro al cospetto dell’acqua calma.
E sento sopra di me le stelle cieche di giorno
in attesa con la loro luce. Per un po’
riposo della grazia del mondo e sono libero.

*

Sveglio di notte

A tarda notte pago
l’inquietudine che devo
alla vita mai vissuta
e che ormai non vive più.
Quel che il mondo potrebbe essere
è il mio bel sogno
e il tormento quando, sognandolo,
resto sveglio a rigirarmi
e scruto il buio.
Penso al lusso
robusto e grazioso
delle cose necessarie, non quello
della frivolezza. Quello che guarirebbe
la terra e guarirebbe gli uomini.
Ma anche la fine fa parte
dello schema, l’ultima
fatica del cuore:
imparare a stare fermo,
tutt’uno con la terra
di nuovo, e lasciar andare il mondo.

*

1979

Vado tra gli alberi e mi siedo tranquillo.
Attorno a me s’acquietano tutte
le mie faccende come cerchi nell’acqua.
I miei compiti rimangono al loro posto,
dove li ho lasciati, e dormono come bestie.

Poi quel che di me ha paura arriva
e resta per un po’ dove può vedermi.
Quello che in me teme esce da me
e la paura di me esce da quello.
Canta e io ascolto il suo canto.

Poi arriva quello di cui ho paura io.
Resto per un po’ sotto il suo sguardo.
Quello che in esso temo esce,
e la paura che ho mi lascia.
Canta e io ascolto il suo canto.

Dopo giornate di fatica,
muto nelle mie costernazioni,
ascolto infine il mio canto
e lo canto. E mentre cantiamo,
muta la giornata, gli alberi si muovono.

*

Sempre in lontananza
il rumore delle macchine passa
per la strada, quella semplicissima
forma che va solo in due direzioni,
ma entrambe altrove. E io
ci sono rimasto in quell’andirivieni.

Ma ora riposo e resto in
disparte, parte della forma
del bosco che arriva sempre
a casa da tutte le direzioni,
questa cellula di rumore selvatico,
il sussurro degli alberi, cantori
nascosti tra le foglie…

una forma che ha una storia antica,
necessaria, sconosciuta e brillante
come la storia delle stelle
che di notte in cielo stanno tremule
come le foglie di un grande albero.

Wendell Erdman Berry (nato il 5 agosto 1934) è un romanziere, poeta, attivista ambientale, critico culturale e agricoltore americano. La sua attività di scrittore è veramente prolifica prolifica, ed è autore di numerosi romanzi, racconti, poesie e saggi, su svariati argomenti, tra cui arte e scienza, agricoltura ed economia sostenibile. È membro eletto della “Fellowship of Southern Writers”, e destinatario della “National Humanities Medal” e del “Jefferson Lecturer” per il 2012. È stato anche membro dell’Accademia Americana delle Arti e delle Scienze del 2013 e sempre in questo hanno gli è stato assegnato il premio “Richard C. Holbrooke Distinguished Achievement”. Il 28 gennaio 2015 è diventato il primo scrittore vivente ad essere inserito nella “Kentucky Writers Hall of Fame”.

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