Libri che rubano il sonno:. Marta Cantarella, “Le strade sbagliate” (Maschietto Editore)

Cosa significa prendere la strada sbagliata? È questa la domanda centrale che muove il romanzo d’esordio di Marta Cantarella. Un’opera che esplora l’incertezza, il desiderio di deviare dal percorso tracciato e la cronica difficoltà di riconoscere la “giusta via” mentre la si sta percorrendo.

Il romanzo si apre con un’immagine potente: gli aeroporti, luoghi sospesi dove le esistenze si incrociano per un istante prima di disperdersi. La protagonista Vittoria, una giovane donna, li osserva con una curiosità quasi ossessiva, affascinata dagli abbracci e dai ricongiungimenti altrui, come se in quelle scene potesse decifrare il codice della felicità che insegue.

Da qui si snoda un racconto intimo e riflessivo. Gli altri personaggi non sono semplici comprimari, ma diventano specchi necessari: attraverso di loro Vittoria riflette su di sé, sulle scelte compiute e, soprattutto, su quelle mancate. La narrazione si muove agilmente tra passato e presente, dimostrando come ogni decisione — anche la più impulsiva — sia un tassello fondamentale nella costruzione dell’identità.

Il titolo richiama un proverbio turco citato nel testo: “Non importa quanto lontano sei andato su una strada sbagliata: torna indietro”. Tuttavia, il romanzo suggerisce una verità più complessa e paradossale: l’unico modo per trovarsi davvero è accettare di perdersi. Nonostante Vittoria sia ossessionata dalla “chiusura del cerchio” e dalla linearità dei rapporti, la storia le insegna che la vita non è una retta, ma un groviglio di deviazioni. In quest’ottica, il fallimento smette di essere una fine e diventa materia prima da plasmare per ricostruirsi.

La scrittura di Marta Cantarella è misurata e introspettiva, capace di procedere per accumulo di sensazioni e dettagli minimi. Il suo stile è denso, visivo, intriso di una Sicilia autentica: non quella da cartolina, ma una terra fatta di sapori forti e venti che spazzano l’anima. È una malinconia antica che la protagonista trascina con sé come un “bagaglio a mano” troppo pesante.

La prosa si fa spesso “sotterranea”, capace di scendere negli inferi personali di Vittoria per poi riemergere con una consapevolezza rinnovata.

Il libro si presenta alla “Libreria del Corso” di Giarre, giovedì 26 marzo, ore 18.

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