Cinque poesie di Patrizia Baglione, da “Bucaneve”, (Interno Libri, 2026)

“C’è una sfida in Baglione, un’insistenza, un bussare alle porte del cielo.
I suoi versi cercano affannosamente di dire il dentro del dentro di lei.”

(dalla prefazione di Anna Segre)

 

Solo per sentire l’eco del viso
rimbalzare tra le pagine.
Per maledire, ridurmi in briciole.
Scrivere, per evitare ancora
un’altra trasparenza. Credere, così,
di esistere. Giocare con le illusioni
nemmeno fossero le amiche
di una vita. Fare la corte ai loro
capelli. Intrecciare tutti i nodi
fino a diventare uno solo.

Un cammino a piedi nudi
sopra l’acqua, come il Cristo
di veli e gemme al posto
del pianto. Una luce
che infiamma e risorge
dal suo nero vestito. Oltre
l’apostrofo, subito dopo il punto.
Questi, gli anni che ci attraversano
da tutti i lati, quasi a perforare
l’interno. Da lì, entra tutto.

Dalla base dell’ombelico fino
all’infinito mondo. Dietro finestre
del passato — rimarcare ogni giorno
la linea della presenza.
Nell’altrove,
lungo il tempo che si dimentica.
In una luna che non ha coraggio,
negli occhi vivi di una creatura.
Essere nel fondo delle cose,
nelle radici. Dove tutto parte e poi
si chiude.

Sto sempre andando a casa.
Me ne accorgo dai sogni che si inseguono
e vanno a morire dietro la collina.

Mio figlio mi aspetta lì.

Capelli ricci sopra le spalle, un sorriso
che buca il giorno.
Con la mano gli faccio cenno,
lui mi vede, me ne accorgo.

Non cammina. È senza gambe.

Come una statua
a cui sono mancate
le preghiere.

Sto andando a casa – mi ripeto
nella testa – sto sempre andando.

Dimmelo con inchiostro di stelle
che sono bella e se cado, dimmelo
due volte. Che per ogni mare solcato
ho usato le mani, facendomi in frantumi
come le onde. Dimmelo con la sabbia,
al tramonto, sotto una tempesta.
Che per un abbraccio ho pregato
in arabo, indossato un velo, messa
all’angolo. Il coltello nella pancia
non lo meritavo, che le sue sono state
solo parole. Che per quelle parole
mio figlio ha pagato.

 

*

Patrizia Baglione, nata ad Arpino nel 1994. Laureata in Scienze dell’educazione, è da sempre appassionata di poesia e letteratura per l’infanzia. Da gennaio 2025 è diventata editrice della casa Nero Latte Edizioni. Sue pubblicazioni: La mia voce, Malinconia delle nuvole, Nero crescente, Madre che resta, Bucaneve. Molte recensioni sono uscite su diverse testate, tra cui il Corriere della Sera. Ha vinto il premio artista dell’anno 2020 e il premio Kalos alla Cultura 2020.

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