Libri che rubano il sonno:. “La religione elettrica” di Alessandra Di Stefano, La Vita Felice, 2026.

Libri che rubano il sonno
rubrica a cura di Agata Cardillo

 

C’è una Sicilia che vive lontano dalle cartoline e dagli stereotipi: quella dei piccoli paesi, delle finestre dalle quali si osserva la vita degli altri, delle famiglie prigioniere delle proprie abitudini e delle comunità in cui il confine tra realtà e pettegolezzo è spesso sottilissimo. È questa la Sicilia che Alessandra Di Stefano porta sulle pagine de “La religione elettrica”, un romanzo ironico, surreale e, proprio per questo, profondamente umano.

Al centro della storia c’è Concettina Lo Giudice, una donna ormai anziana che ha trascorso la vita aspettando Giovanni, il fidanzato partito per la guerra e mai più tornato. La sua esistenza sembra essersi fermata, scandita dal tè pomeridiano, dalle chiacchiere delle comari e dalla presenza vigile della nonna Peppina. Poi, improvvisamente, un evento inatteso sembra riaprire una porta che il tempo aveva ormai chiuso: Giovanni torna a essere, almeno sulla carta, un uomo “libero”. Da qui prende avvio una vicenda irresistibilmente grottesca, raccontata attraverso lo sguardo del nipote Gaetano.

Intorno a Concettina si muove una galleria di personaggi singolari e memorabili: parenti, comari, sensali improvvisati e figure al limite del paradosso che, proprio perché così eccentriche, restituiscono un’immagine sorprendentemente autentica della provincia siciliana. Tra granite alla mandorla, vecchi rancori, regole non scritte e conversazioni che diventano piccoli duelli, Alessandra Di Stefano costruisce un microcosmo nel quale il comico nasce dalla quotidianità e l’assurdo finisce per apparire perfettamente plausibile.

E già nel titolo è racchiusa una delle chiavi di lettura del romanzo. La “religione elettrica” è quella del Cristo con la corona di spine illuminata da piccole lampadine, che domina il salotto delle protagoniste: una fede che sembra accendersi e spegnersi secondo necessità, diventando quasi uno strumento attraverso il quale chiedere una grazia.

La capacità di trasformare un dettaglio bizzarro in una metafora dell’esistenza rivela lo stile dell’autrice. La formazione poetica di Alessandra Di Stefano emerge nel ritmo della prosa e nella musicalità della narrazione, mentre l’uso naturale delle cadenze siciliane dà voce ai personaggi senza mai scivolare nella caricatura.

La Sicilia raccontata nel libro, del resto, nasce anche dall’osservazione diretta. Come racconta la stessa autrice, molte situazioni prendono spunto dagli aneddoti raccolti durante gli anni di lavoro come farmacista di paese e si intrecciano con ricordi familiari. La realtà diventa così materia narrativa e la quotidianità si trasforma in un grande, irresistibile teatro umano.

Ma “La religione elettrica” non è soltanto un romanzo divertente. Sotto la superficie vivace e scoppiettante della commedia affiorano temi molto più profondi: la solitudine, il bisogno di essere amati, i desideri rimasti sospesi, le occasioni perdute e la difficoltà di accettare il tempo che passa. I personaggi inseguono sogni, costruiscono illusioni e si aggrappano ostinatamente alle proprie convinzioni, perché a volte anche una piccola finzione può diventare un modo per continuare a sentirsi vivi. Ed è proprio nell’equilibrio tra comicità e malinconia che il romanzo trova la sua cifra più autentica.

Alessandra Di Stefano ci regala così una storia brillante, originale e dal sapore agrodolce: la dimostrazione di come vicende apparentemente minime di provincia possano trasformarsi in un grande specchio del nostro ostinato bisogno di sperare. 

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