Rapsodia

Rapsodia

Per il traffico solare che rivendo in colpo d’occhi
(per il colpo in gola ci bastò la nicotina) t’abbandoni
nella macchina di faccia al tuo pallore
a stringere quei topi
e l’arancione d’un semaforo infinito – come

vetro riciclabile nei calcoli d’un bit
dirai che questa mano è credere
a un bruscolo di spazio, l’abitacolo più ignaro
dell’averci disegnato – per il traffico solare è sempre
primavera

sempre quel confetto sgranocchiato da Dumas è soltanto
il boia già annoiato che ci ammicca
un altro selfie avido – ricordi? Sul marciapiede
iroso dell’estate
trovammo un ragno calmo
calmo
da non credere (a chi appartieni?) lui sorrise

spesso ci cantò – sul marciapiede ci aspettò
e ci aspettò
per cena ci cantò la rapsodia finale
nell’arsura bionda che devastò Bukowski e una cellula
di sole (però che gran bel sole…) ci scatenò di scrivere
del sangue o dello spread
solo per non poter morire
e solo per questo poi t’inciampi
al canto degli uccelli o se ingoiassimo dal becco
mille chiodi e tutta quella gente esposta
al bio-supermercato o ci riempissimo
la bocca dei tuoi gatti e sigarette svapo, della birra
senza un goccio d’alcol – ma non ne hai più voglia
se per inventare il giorno
a un isolato
ormai ti legalizzano la canapa – oppure è ciò che conta

forse per davvero conta
andare in qualche posto
girare qua e là dormendo in fretta per mangiare in fretta
per amare in fretta (e tanto meglio in fretta così
ci resta meno d’aspettare) un aspettare di poter morire
in tutta fretta – ma ho un occhio pieno

di città di strade di tombini
di bambini e vecchi con l’alzheimer sulle aiuole
piena di cani e madri e di signore a spillo
e controllori
e spacciatori nel reparto offerte attive a trenta giorni
di bollette in fila a inizio mese e buttafuori.

Nell’altro occhio ho un occhio.
È pieno delle notti e temporali e Goldberg
di padiglioni vuoti, pieno delle arance, pieno d’ubriaconi
di un Caravaggio enorme
d’isole ciclopi
di una lunga eclissi, della super-luna
di Bataille e dei gelati di pistacchio e mandorle glassate
del mare di Guccione e melagrane e Kore
del sale luccicante
delle schiene bianche
delle schiene bianche rovesciate e vive – così
sfacciatamente
vive.

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