The Sunset Lad (Il ragazzo del Tramonto), dalla raccolta “100 Armenian tales, and their folkloristic relevance”, traduzione di Valeria Muscarà.

Il racconto “The Sunset Lad”  fa parte della raccolta 100 Armenian tales, and their folkloristic relevance, collezionata e curata da Susie Hoogasian-Villa, pubblicata a Detroit nel 1966. Sono storie tramandate oralmente all’interno della comunità armena di Delray, quartiere di Detroit (Michigan), e ascoltate dalla curatrice per la prima volta dalla voce della nonna.

In questa collezione sono presenti narrazioni di genere diverso, usate spesso nell’Armenia cristiana da genitori, chiesa e scuola per educare i giovani. Si spazia dalle tipiche fiabe di magia, a racconti moralistici,  storie umoristiche, saghe e leggende con qualche fondamento storico. Vi si trovano, infine, anche i racconti dei miti su fenomeni naturali, appena tre per l’ostilità della chiesa, tra cui “The Sunset Lad”.

“The Sunset Lad” narra di un ragazzo che offende il sole non riuscendo a penetrarne i misteri. Verrà dunque maledetto dalla madre del sole e solo dopo molti anni e peregrinazioni otterrà il perdono. 

Di Valeria Muscarà, la traduzione seguente è la prima in italiano ed è stata operata sul testo inglese.

 

*

100. The Sunset Lad.

(Il ragazzo del Tramonto).

 

C’erano una volta un padre, una madre e un figlio ancora giovane.

Un giorno il ragazzo si arrabbiò con il sole: “Cos’è questo? Ora viene fuori e ora no. A volte c’è buio, a volte luce”. Così, adirato, maledì il sole.

La madre del sole, udite queste parole, s’infuriò: “Lo punirò per aver detto tali cose a mio figlio”. Dopo qualche tempo, quando il giovane si sposò e sua moglie ebbe un figlio, la madre del sole si vendicò: sarebbe morto all’alba e al tramonto sarebbe tornato in vita, non avrebbe mai più visto il sole. Per questo motivo divenne noto come Sunset Lad (Ragazzo del Tramonto). Vedendo che sua moglie e sua madre non riuscivano a sopportare la sua grande sventura, Sunset Lad lasciò la famiglia e andò a vivere tra i monti. Una sera, avvicinandosi a casa sua, sentì la moglie cantare una ninnananna. Quando  la canzone terminò, egli ripetè la ninnananna in modo che sembrasse un’eco. Lo fece anche la sera seguente. La moglie  non capiva e ne parlò con la suocera. La terza sera, quando la ninnananna risuonò ancora, la suocera aprì la porta e attirò l’eco.

Con stupore, vide che era proprio suo figlio! Era felicissima, e lo fu anche la moglie. Sunset Lad vide finalmente il figlioletto e così la famiglia con grande gioia potè riunirsi. Ma non appena il sole stava per sorgere, egli fuggì nuovamente tra i monti.

Un giorno, durante il periodo di sonno-morte, Sunset Lad fece un sogno.

Gli apparve un vecchio che  disse: “Se vorrai vedere di nuovo il sole, dovrai trovare la madre del sole e chiederle perdono.  Recati in un pozzo, lontano da qui, e scendi con molta attenzione. Vedrai una grotta, all’ingresso  siede un’enorme gigantessa con il seno destro gettato sulla spalla sinistra e il seno sinistro sulla spalla destra. Tu, rapidamente e in silenzio, devi baciarle il seno destro. Quando lo avrai fatto,  ti dirà che sei suo figlio e ti chiederà cosa vuoi. Ella si occuperà del resto”. E scomparve.

Morto durante il giorno, vivo di notte, Sunset Lad camminò per molti, molti mesi. Infine raggiunse il pozzo. Dopo essere sceso con cautela, raggiunse il fondo e vide la gigantessa che dormiva. Silenziosamente si chinò e le baciò il  seno destro che, come aveva detto il vecchio, teneva gettato sulla spalla sinistra. La gigantessa si svegliò di soprassalto.

“Che ci fai qui? Avrei dovuto ucciderti immediatamente, ma hai baciato il mio seno: sei mio figlio[1]. Dimmi, perché sei venuto qui?”.

“Voglio vedere la madre del sole”.

“Perché?”.

“Un tempo ho maledetto il sole, sua madre mi ha sentito e mi ha punito. Ora non posso più vedere il sole. Muoio non appena arriva la luce del giorno e sono vivo solo durante le ore di oscurità. Devo vedere la madre del sole e chiederle perdono”.

La gigantessa gli diede due piccole brocche rosse:una la riempì con dell’acqua dal fondo della grotta, l’altra la lasciò vuota.

“Prendi queste”, aggiunse la gigantessa, “ma sai come trovare la madre del sole?” Il giovane non rispose.

“Te lo dirò io. Vai sott’acqua e cammina fino a raggiungere l’altra sponda. Manderò qualcuno con te perché tu non perda la strada. Quando arriverai lì, vedrai una luce brillante: quella è la madre del sole. Prendi la brocchetta vuota e riempila. Sentirai la madre del sole dire “Perché prendi la mia acqua?”. Allora dovrai rovesciare l’acqua dell’altra brocca e dire “Come ho preso la tua acqua, così ora te la restituisco”.

La gigantessa, come promesso, mandò una guida con Sunset Lad perché non perdesse la strada. Quando raggiunsero la destinazione, la guida tornò indietro e il ragazzo continuò da solo verso la riva. Come ella gli aveva preannunciato, vide una luce brillante e una donna bellissima[2]. A quel punto prese la brocchetta vuota e la riempì d’acqua.

“Perché prendi la mia acqua?”.

“Come ho preso la tua acqua, così ora te la restituisco”, rispose il giovane, rovesciando l’acqua dell’altra brocca.

“Dimmi, come hai fatto a superare la guardiana della grotta?”.

“È  sufficiente che abbia avuto successo nel farlo”  – proferì non volendo dare ulteriori spiegazioni .

“Cosa vuoi?”.

“Perdono, Madre del Sole, perdono”, e si inginocchiò davanti a lei.

“Non avrai alcun perdono”, replicò con rabbia. “Hai detto cose odiose su mio figlio”.

Ma il ragazzo supplicò e continuò a farlo finché la donna acconsentì: “Ti perdono, ma ricorda: non devi mai più dire queste cose su mio figlio. Ora prendi la mia acqua e torna dalla persona che ti ha permesso di venire qui”.

Sunset Lad prese l’orcio ricolmo d’acqua, raggiunse il fondo del lago e infine uscì sulla sponda vicina alla gigantessa. Questa volta le baciò il seno sinistro ed ella gli sorrise.

“Sei tornato, figlio mio? Raccontami cos’è successo”.

“Ho raggiunto l’altra sponda e riempito la brocchetta con l’acqua. La madre del sole mi ha chiesto perché prendessi la sua acqua. Ho versato l’acqua che mi avevi dato e le ho detto che avevo restituita quella che avevo preso. Ho implorato il suo perdono per tre volte e alla fine me lo ha concesso. Poi voleva sapere come avessi superato la guardiana della grotta, ma io non le ho dato una risposta”, rispose Sunset Lad.

“Hai fatto bene. Dov’è l’acqua che hai portato con te?”.

 Le diede la brocchetta piena d’acqua ed ella lo bagnò con quella.

“Ora, figlio mio, torna un’altra volta in superficie. Ma non mostrarti irrispettoso verso il sole in futuro”.

Il giovane risalì il pozzo. Infine raggiunse la terra, felicissimo di rivederla ancora. Il sole brillava ed egli non moriva! Il giorno successivo quando il sole sorse, di nuovo non morì! Quando seppe con certezza di essere guarito, si avviò verso casa.

Mentre passava davanti alla finestra di casa sua, vide sua moglie sdraiata accanto a un altro uomo.

“Sunset Lad è tornato, guarito dalla sua sofferenza, solo per trovare sua moglie che dorme con un Sunrise Man (Uomo dell’Alba)”, disse tristemente tre volte.

Sua moglie udì queste parole e andò a vedere chi le aveva pronunciate. Aprì la porta e vide suo marito! Ma era buio e non si sognava mai che fosse guarito: temeva che sarebbe morto ancora al mattino. Sunset Lad entrò a casa ed abbracciò il figlio di sette anni, ancora nella culla quando lo aveva visto l’ultima volta.

Poiché il mattino seguente il marito non morì, sua moglie si convinse che era ritornato sano. Sunset Lad, inoltre, era molto bello, molto più bello, di Sunrise Man che era diventato il patrigno di suo figlio.

“Amico mio”, così si rivolse all’altro uomo, “ho lasciato i miei genitori e mia moglie anni fa perché ero stato terribilmente maledetto e non volevo che la mia famiglia vedesse la mia sofferenza. Ora sono stato perdonato, la maledizione è stata tolta e voglio indietro mia moglie”.

“Ma tua moglie ormai è sposata con me”.

“Non spetta a nessuno di noi dire chi è suo marito”, replicò il giovane. “Perché non facciamo, domani, una scampagnata e lasciamo sia ella a scegliere tra noi?”.

L’ uomo acconsentì e il giorno dopo la moglie, il figlio, Sunset Lad e Sunrise Man, tutti insieme, fecero un picnic. “Ebbene, moglie, qual è la tua decisione?”, chiesero i due.

 “Il mio primo marito è stato Sunset Lad. Mi sono sposata una seconda volta solo perché pensavo che fosse morto. Ora che è ricomparso, tornerò da lui”.

Così Sunset Lad, la moglie e il figlio si avviarono verso casa mentre l’altro uomo andò per la sua strada.

“Padre, madre, venite! Ho una sorpresa per voi”, disse la moglie ai suoceri, che si precipitarono in casa. Vi trovarono il loro caro figlio e si abbracciarono felicissimi. Ringraziarono Dio molte molte volte per averli riuniti.

 

 

[1] Dayeakut’iwn = in Armenia forma di educazione dei bambini che venivano inviati  presso altri signori. Questa usanza serviva a stabilire legami tra due casate. L’allattamento sanciva questa pratica. In Georgia, presso Mingreli e Svani, esisteva la prassi del linturali, cioè l’adozione di un adulto da parte di un altro adulto dell’altro sesso. Consisteva nel mordere o baciare il seno dell’adulto adottante: se era il maschio a baciare il seno della donna questa diveniva la “madre adottiva”, viceversa era il maschio a diventare “padre adottivo”.

[2] Gli armeni credevano che il palazzo del sole si trovasse ad est alla fine del mondo. Il bel palazzo d’oro si trovava al centro, circondato da dodici abitazioni. Era qui che la madre del sole, seduta su un letto di perle, aspettava il figlio. Quando tornava dal suo viaggio giornaliero molto stanco, la madre bagnava il suo bambino nell’acqua fresca, lo allattava, poiché era eternamente fanciullo, e lo metteva a dormire sul suo grembo. (Manuk Abeghian, Der armenische Volksglaube (Leipzig, 1899)., pp. 29-49.)

 

 

in copertina, di Claude Monet, Tramonto sulla Senna in inverno (1880)

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