Cinque poesie da cieli celesti (Fazi Editore)

Cinque poesie da cieli celesti (Fazi Editore)

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Anteprima

Caro Sole, tu ogni giorno
non so quante tonnellate di materia perdi
e anch’io, ogni giorno, perdo qualcosa,
ogni giorno perdiamo un giorno
ma quando sarà finito il tuo tempo
si potrà dire di te: è stata una stella generosa,
per tutto il tempo ha illuminato e scaldato
i corpi intorno, senza fermarsi mai
dando tutto il possibile di sé,
sempre al massimo delle sue possibilità,
tutto quello che poteva fare l’ha fatto
e tutti sempre l’hanno ringraziato
e l’hanno adorato, l’hanno benedetto
e nella sua lunga vita lui ha sempre gioito
della riconoscenza di tutti.

*

*

Noi siamo i kamikaze, i viventi,
dalla nascita ci schiantiamo ogni giorno
sulle navi nemiche.
Ci droghiamo per non pensare troppo,
di profumi ungiamo i capelli
e fiori colorati, balliamo e cantiamo
a squarciagola, di fanciulle meravigliose
dalla vita breve ci innamoriamo
anche loro kamikaze,
nel loro nome la nostra vita immoliamo
(come loro, nel nome nostro, immolano la loro).
Ma a volte ci ritroviamo in solitudine
e riflettiamo sulla nostra vita monca,
guardiamo gli animali che sembrano non avere
coscienza della morte e li invidiamo,
e non vorremmo più tornare a ungerci i capelli,
non vorremmo più tornare a ballare e a cantare,
vorremmo prendere le nostre donne e fuggire
in un vascello incantato sull’ampio mare,
toccare isole meravigliose dai nomi mai sentiti,
assaporare frutti esotici, pescare pesci prelibati,
cullarci a lungo su amache all’ombra di palmizi
mentre il sole al tramonto infuoca mare e cielo
e venire uccisi in pochi minuti dagli indigeni.

*

*

E questo canto, amore mio, di cicale
sotto il sole di luglio, in una campagna italiana,
cielo azzurro e poche nuvole, piccole,
odore forte di rosmarino e ginestre
e questo canto pazzo che non si ferma
nell’aria bianca bruciata
e noi, io e te, sotto questi pini
alziamo i calici e brindiamo, silenziosi,
tu vestita come una dea, con lunghe ciocche annodate
e perle tra i capelli,
là sulla collina il nostro capanno di legno
e giù lo scoglio dove passo tutte le notti
a piangere guardando il mare.

*

*

Gli avevano appena detto che la morte non c’era più, che era morta
e a lui sembrava di uscire da un incubo
cadeva fuori una neve sottile
e prese a camminare per un vialetto di un parco
di una città di medie dimensioni,
era uscito da quel tunnel e ora camminava in piano
ma gli veniva in mente una donna che era morta da alcuni anni
ebbe un desiderio incredibile di vederla
di toccarla, di accarezzarle i capelli
ebbe desiderio di sentire la sua voce
e di tenere la sua mano nella sua mano,
di guardare i suoi occhi, guardare il suo sorriso,
ebbe il desiderio di starle accanto per sempre,
e non tornare più.

*

*

E alla fine me ne sono andato da solo
lasciando tutti, camminavo su una stradina
che si faceva sempre più piccola
il cielo prima era grigio poi era diventato bianco
chiaro azzurro e il sole brillava nel cielo
l’aria era fresca e chiara, era una mattina di inverno
e io camminavo da solo.
Il sentiero non c’era più
e io continuavo a camminare
l’aria era fresca, cara
e io la respiravo tutta.
Il monte, il cielo, le nuvole
erano fuori di me e anche dentro
e non c’era altro che questi cespugli poveri
con i loro frutti radi, nell’aria trasparente.

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