Čučnik, Trilogia (variazioni 2004 – 2014)

Čučnik, Trilogia (variazioni 2004 – 2014)

Trilogia

(…) la poesia di Čučnik descrive, nella Trilogia, una parabola apparente, in realtà un percorso circolare che si ricongiunge a se stesso trascorrendo sui miti del tempo e della modernità, per ritrovare infine una marca d’autenticità in quanto nel tempo resta immobile: l’accadere spontaneo della natura, il calore di un canto ritrovato, con fatica o forse con inerzia immemore (…)

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[estratto dalla nota di lettura di Loredana Di Pietro]
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Sei poesie tratte da Primož Čučnik, Trilogia (variazioni 2004 – 2014),
cura e traduzioni: Michele Obit,
note di lettura: Loredana Di Pietro, Giampaolo De Pietro, 2016, incerti editori

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Sogni di maggio

Volevo dormire più a lungo,
perciò non ho tenuto a mente:
i numeri, gli indirizzi, e nemmeno dove sta
la scatola con le lettere. In essa c’è tutto.

Quando superi il limite la musica
notturna si ferma, ma
nella stanza piena di suoni
continua, finché il disco finisce.

La gran parte, là, non è fatta di sogni,
è solo il prepararsi ad essi,
sino a che alle spalle non si sente una voce,
il tremolio di un’immagine.

Come se tutto avvenisse nella testa
piena di cose come idee
e rimanesse una sola sequenza:
La scatola con le lettere che affonda come un’ancora.
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Istruzioni per l’uso

Gioisci almeno due volte.
Non ha effetti collaterali.
Non danneggia chi ti sta attorno.
La contagiosità non è fatale.

Uccide più lentamente del fumo.
Fai attenzione agli spazi tra le righe.
Ingrandisci, guarda cosa c’è tra le lettere.
Dapprima solo tocca leggermente.

Scuoti prima dell’utilizzo.
Ciò che eccede, cadrà.
Ciò che eccede non lo farà più.
Vorrei regalarti un ramoscello.

Una rosa, vorrei regalarti.
Alcune punture non sono piacevoli.
Sono però belle.
Alcune ripetizioni non lo sono.

Prima dell’uso leggi con attenzione.
Come segue.
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Correttura

immagina tutti i tuoi errori
stampati su un foglio di carta

segnati col rosso
o con il verde

tutte soluzioni migliori
senza dubbio

marcate brevemente
con caratteri chiari

come la serenità evidente
di alcune premonizioni

è l’ultimo giorno della settimana
sorridi a qualcuno

qualcuno lo perdi
in questo viaggio – quest’anno

così sei dunque
con questi pensieri – questa ispirazione

da te devono scomparire
tutte le lettere morte.
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Ritorno alla natura

Quelle cose tristi, di un tempo,
sono adesso ombre che ci intristiscono,
paure come ricompensa e promesse
mantenute. Giorni di scuola nelle classi,
quando il corpo era un testo ed il tempo libero
una realtà restituita alla natura dell’amore.
Era il primo, ora e già scordato.
E la personificazione del movimento, il corpo ha sufficiente
sole, acqua, aria e brama,
mangia, beve, cammina, dorme come un ghiro.
Patito della propria agilità,
di pianeti, mari, fiumi e oceani,
è vivo come il fondo del vulcano.
O immobile nell’altra dimensione
che è una grazia parallela,
al di là di ciò che è dato.
Quelle pene sono ora i motori
che ci muovono quando la passione si placa.
Il corpo è votato
alla carne, è il pianto a dominarlo.
La sua reale condizione è il desiderio
che ti veda prima e dopo –
in mezzo ad un prato o nel traffico cittadino –
rischiarato dai raggi del sole,
cosparso di lacrime.
La mia reale condizione è fissare lo sguardo
di un bambino. Questa – risvegliata da uno schiocco di dita –
realtà parallela.
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Codice

Quand’ero ancora ragazzo
ho provato più volte di seguito
a colpire qualcosa con un sasso
o a saltare più scalini possibili
prima che dietro di me
si chiudesse la porta del condominio

Quello che stavo facendo
era un gioco subconscio
che mi permetteva
di non annoiarmi
con me stesso
e di pensare a ciò che era invisibile

Cosa mi sarebbe piaciuto vedere
non era mai espresso
in modo inequivocabile – anche se
alcuni si ostinavano a dire che era nascosto
proprio in quel prendere la mira
e in quel saltare
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Vecchi balocchi

Rari echi, solo per poco troppo forti,
sopraggiungono dal dubbio,
si abbandonano a fantasie nell’universo che si propaga,
edificato di polvere e felice.

Le radici volano raccolte
dietro ai tronchi d’alberi sradicati
come missili lanciati
con le code surriscaldate.

Barche che non sentono alcuna gravità
ondeggiano sulle moltitudini –
sulle nuvole cremose,
sotto le raffinate ali.

Nel volo più ignorato
il corpo tratteggia il laccio
che si stringe con il sorriso
e riesce a volare via sopra questa città.

Su questo ci intratteniamo,
in ciò che non è possibile dire,
sconosciuti in una solitudine futura
che non vede l’ora di deriderti –

che si vendichi di te
questo amore – incerto, disinvolto, invitante.
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Primož Čučnik è nato nel 1971 a Lubiana, dove si è laureato in filosofia e sociologia della cultura. La sua prima raccolta ‘Dve zimi’ nel 1999 ha ottenuto il premio come miglior libro esordiente in Slovenia. I suoi successivi libri sono stati: ‘Ritem v rokah’ (2002), ‘Oda na manhatanski aveniji’ (2003, assieme a Gregor Podlogar e Žiga Kariž), ‘Akordi’ (2004), ‘Nova okna’ (2005), ‘Sekira v medu’ (2006), ‘Delo in dom’ (2007), ‘Kot dar’ (2010), ‘Mikado’ (2012) e ‘Trilogija’ (2015). A Cracovia, presso la casa editrice Zielona sowa, nel 2002 è uscita una sua miscellanea intitolata ‘Zapach herbaty’. Sue poesie sono state pubblicate nell’antologia ‘A Fine Line: New Poetry from Eastern & Central Europe’. Traduce dal polacco e dall’inglese. Scrive inoltre critiche letterarie e saggi ed è redattore della rivista ‘Literatura’ nonché fondatore e redattore della casa editrice di tascabili Šerpa.

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