#1Libroin5W
Chi?
Il chi de “L’oltre” è un chi poetico. Se vogliamo, è la poesia stessa nel suo farsi, oggi e adesso. Chi scrive poesie nell’Antropocene?, si chiede Renata Morresi in una delle interviste per Le parole e le cose che mi hanno accompagnato nella lunga stesura di questo saggio. E allo stesso tempo, in che modo il vivere oggi, su un crinale di mutamento di mondo, entra nelle parole di chi scrive e le cambia dall’interno? Non perché la poesia oggi sia o debba essere necessariamente ecocritica, non ho mai creduto nella scrittura a tesi o a programma: ma perché la poesia ha intimamente, profondamente a che fare col nostro tempo, è estremamente attuale, è ultracontemporanea.
Quando?
“L’oltre” prende avvio da un appunto rimasto in sospeso, dalle ultime pagine del mio primo saggio, In territorio selvaggio, uscito per Nottetempo nel 2018. Lì, a conclusione di un ragionamento che metteva in relazione corpo, romanzo e comunità, tracciavo un’analogia tra il concetto di “Terzo Paesaggio” dello studioso francese Gilles Clément – tutti quegli spazi, che siano foreste naturali o strisce di verde incolto ai bordi dell’autostrada, che non sono messi a profitto nel nostro attuale sistema economico e sociale – e la situazione della poesia oggi. Uno spazio per la bio- e biblio-diversità, un luogo del possibile e dell’improbabile, una casa dei dèmoni. Qualcosa era rimasto aperto, interrotto, in quell’analogia, continuava a chiamare….
Cosa?
Molto in sintesi. Possiamo considerare, oggi, la poesia come “Terza natura”, vale a dire, con le parole dell’antropologa Anna Tsing, poesia qualcosa che vive, sopravvive, e chissà, magari, prospera malgrado il capitalismo, e in un certo senso tra le sue rovine, nelle “patch”, zone, chiazze, macchie, di Olocene, un tempo precedente, ma anche se vogliamo futuro, che continuano ad esistere nel cuore stesso dell’Antropocene?
Dove?
Il sito Le parole e le cose è stato fondamentale per la prosecuzione del ragionamento avviato nelle ultime pagine di In territorio selvaggio. Ragionamento che è stato soprattutto dialogo e confronto con altri poeti e poete, scrittrici e scrittori, artisti e artiste, a mezzo di una rubrica mensile che ho tenuto per qualche anno e che è ancora disponibile online su LPLC, intitolata appunto “Poesia, Terzo paesaggio?”. Colgo l’occasione per ringraziare qui tutte e tutti coloro che hanno partecipato, e che in diversi casi si ritroveranno citati nel libro, e naturalmente i due curatori de Le parole e le cose, Massimo Gezzi e Italo Testa, a loro volta poeti.
Perché?
Negli ultimi tempi è molto forte la sensazione che intorno ai temi dell’Antropocene, parola che già comincia a starci stretta, della vita umana in questo nuovo tempo/nuovo pianeta, e di cosa possa fare e faccia la poesia in un tale cambiamento d’orizzonte, si stia sviluppando un pensiero in comune (non un pensiero comune), pensato contemporaneamente in vari luoghi del mondo, in modo simultaneo e risonante, con influssi, intrecci, stonature, ibridazioni, irregolarità. In questo movimento del pensare ho cercato anch’io di fare la mia parte, in un libro che, come si vedrà, è porosissimo e aperto, e attraversa mille altri libri dell’oggi e forse del domani.
scelti per voi
Estratto 1
Che cosa resta alla fine di tutto? Per te, la poesia. Che cosa c’è ancora alla fine di un mondo, cos’è Terza natura? La poesia.
(al centro del vuoto)
Estratto 2
Pensi spesso a una Tavola periodica della poesia, della scrittura.
Giochi con l’idea, la svolgi come se fosse un filo che porta a un oggetto perduto nel tempo, di cui nessuno conosce più o conosce ancora l’uso, uno strumento del futuro.
Oppure, l’idea è un gatto che viene a visitarti, appare e scompare, appartiene alla specie dei gatti di Schrödinger, che danno il nome anche a un romanzo di Philippe Forest
Estratto 3
Come sono arrivata fin qui, per poi spingermi oltre, l’oltre del titolo? Negli ultimi anni ho molto scritto, e chiesto di scrivere, sul concetto di Terzo paesaggio di Gilles Clément [1], tracciando un’analogia tra quest’idea e lo stato della poesia oggi, in Italia e altrove.
Una via non ancora battuta, un paesaggio intravisto da un treno. E la poesia, il quarto stato della parola – materia.
Per Clément, il Terzo paesaggio sta tra ombra e luce, tra produzione e industria, è privo di nome, copre interstizi, strisce di terra e di verde, o grandi spazi: è il non pensato dove la diversità si rifugia, scacciata da qualsiasi altrove.
È tutto ciò che non è messo a sistema, spazio indeciso, margine incolto, o anche luogo prima sfruttato e poi abbandonato, se, ancora per Clément, residuo e incolto sono sinonimi.
Spazio in cui, almeno in teoria, la diversità non è finita, né nel tempo né nello spazio: nella biosfera cui apparteniamo, la Terra contemplata dagli astronauti, il Giardino planetario del paesaggista-giardiniere, la casa in fiamme da cui non possiamo fuggire.
Rifugio, tana, difesa: passivo, il Terzo paesaggio, e allo stesso tempo attivo: riserva, serbatoio di nuove potenzialità, casa dell’imperfezione, casa dei dèmoni, inconscio dell’ordinato, del costruito.
Anche, forse, per Clément, spazio comune del futuro: «Terzo paesaggio rimanda a Terzo stato (non a Terzo mondo). Spazio che non esprime né potere, né sottomissione al potere» [2].
Leggevo queste cose e mi chiedevo, può tutto questo aiutarci a pensare la poesia? Può quest’analogia, bella e terribile come tutto ciò in cui intuiamo – perché di un’intuizione si tratta – qualcosa di vero, farci pensare nel modo in cui ci fanno pensare le immagini?
Negli anni successivi, intorno a questa domanda – può tutto questo aiutarci a pensare la poesia? – poiché non avevo risposte ho continuato a interrogarmi. E ho cominciato a interrogare altre e altri.
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Laura Pugno, poeta, narratrice e saggista. Tra gli ultimi libri, i romanzi Noi senza mondo, La metà di bosco, La ragazza selvaggia – Premio Campiello Letterati – e Sirene (Marsilio); i saggi Oracolo manuale per poete e poeti, con Giulio Mozzi (Sonzogno), In territorio selvaggio (Nottetempo) e L’oltre. Poesia, Terzo paesaggio, Terza natura? (Il Saggiatore); le raccolte di poesia I nomi (La Nave di Teseo, Premi Laudomia Bonanni, CeSPOLA, Marineo e Forum Traiani) e Noi (Amos, Premio Franco Fortini); la fiaba Melusina, illustrata da Elisa Seizinger (Hacca). Collabora con Il Venerdì di Repubblica e TuttoLibri de La Stampa. Ha curato la Mappa immaginaria della poesia italiana contemporanea (Il Saggiatore) e il programma Oltrelontano. Poesia come paesaggio per Radio 3. Scrive per il teatro, il cinema e la radio e fa parte del comitato scientifico del Premio Strega Poesia. Ha diretto l’Istituto Italiano di Cultura di Madrid.









