“Il prato di cioccolato” di Pina Spinella e Geraldine de León. Quando la vera amicizia supera qualsiasi differenza.

“Il prato di cioccolato” – Algra Editore – narra di Dario e Lorenzo, due bambini di cioccolato, ciascuno con un colore diverso, che scoprono come la vera amicizia vada oltre qualsiasi differenza. Questa storia, attraverso un mondo dolce e vivace, celebra la diversità culturale e ci ricorda che, unendoci, possiamo dare vita a qualcosa di straordinario. Il prato di cioccolato vuole insegnare ai più piccoli che tutti i bambini, indipendentemente dal luogo in cui sono nati o dal colore della loro pelle, meritano di crescere in un mondo ricco di opportunità, amicizia e sogni. Perché, in fondo, siamo tutti fatti dello stesso cacao.

Autrice e illustratrice

Pina Spinella è nata ad Acireale (CT) e vive da sempre nella frazione di Guardia, nella cui scuola Primaria ha insegnato per oltre un ventennio. Ha studiato e insegnato ai ragazzi scrittura creativa. È da sempre appassionata di libri, immagini, musica e di tutto quello che riguarda la sfera più profonda dell’animo umano. Ha pubblicato nel 2016 Il ritorno, in cui racconta la sua straordinaria ripresa dopo il coma dovuto a un episodio di malasanità. Nel 2019 ha pubblicato Il mito di Aci e Galatea, dedicato all’amore tra il pastore Aci e la ninfa Galatea, stroncato dalla gelosia del ciclope Polifemo. Geraldine de León, laureata in Ingegneria chimica in Venezuela e specializzata in Gestione del petrolio in Francia, con quattordici anni di esperienza nel settore della raffinazione del petrolio. Illustratrice.

“Il prato di cioccolato – La praderia de chocolate” di Geraldine Ivonne de Leòn Chediac e Giuseppa Grazia Spinella ha vinto la sezione “illustratori” al Premio Andersen (Baia delle Favole) 2025.

La nostra intervista

Una storia, dolcissima e densa di significati, incardinata sul valore dell’amicizia che mette l’accento sulla necessità per tutti i bambini, quale che sia la provenienza, di avere uguali opportunità e il perenne diritto alla possibilità di sognare: come nasce “Il prato di cioccolato”?

Pina Spinella: Un pomeriggio volevo iniziare una nuova storia e pensavo di ambientarla in un prato; però doveva essere speciale: ed ecco il Prato di cioccolato! Un bimbo, Dario, scopre questo “fango” prelibato sul quale saltare e fare capriole. Lui, però, desidera da subito un amico con cui condividere il gioco e le emozioni sul cioccolato. E così compare Lorenzo. Dario è di pelle chiara, Lorenzo è color cioccolato; i due bambini esplorano insieme ambienti ricchi e stimolanti, stanno insieme curiosi e rispettosi. Dividendo giochi ed esperienze, capiscono che il cioccolato si può modellare e colorare e costruiscono ambienti affascinanti, uno per ogni giorno della settimana. Nasce tra loro una grande amicizia e cresce l’amore per la natura. Sono un bimbo bianco e uno nero, la cui diversità diventa ricchezza. Ogni bimbo deve essere incoraggiato e rispettato: nel finale vengono sostenuti i principali diritti dei bambini: all’amore, alla famiglia, all’istruzione. Il racconto è in rima perché rende più facile memorizzare, rende la narrazione un gioco sonoro e divertente e veicola in modo semplice valori e insegnamenti.

È stato difficile tradurla?

Geraldine de León: La traduzione o l’adattamento in spagnolo è stata una sfida molto interessante, perché non si trattava solo di trasporre il significato delle parole, ma anche la loro musicalità. Era necessario mantenere la rima e il ritmo del testo originale, cercando di conservarne la leggerezza e la dimensione poetica. Mi sono aiutato molto le similitudini tra spagnolo e italiano e le terminazioni dei verbi nelle due lingue (ar-er-ir e are-ere-ire). Ho consultato per qualche dubbio un’ex-allieva di spagnolo, Elena Vasquez, che sta per laurearsi in Lingue e letterature per la comunicazione interculturale a Roma. Da questa esperienza ho deciso di formarmi in questo ambito ed ho appena finito un corso specializzante in “Traduzione di graphic novel, romanzi di genere, saggi d’arte e racconti”, con la Scuola Cursiva di Penguin Random House, formazione che pretendo di continuare in correzione e stile.

Qual è l’idea fondante del vostro libro bilingue (italiano – spagnolo), ricordiamo anche che ha vinto il “Premio Andersen – Baia delle Favole di Sestri Levante” – nella categoria illustratori? Vogliamo raccontare l’esperienza in termini di esperienza, soddisfazioni, emozioni?

Pina Spinella: Ho subito proposto il testo a Geraldine De Léon che ha già favorevolmente collaborato con me al libro “Matteo e i pupi siciliani”. Geraldine si è innamorata del tema e ha, da subito, dato vita ai due protagonisti e ai vari ambienti, scegliendo colori e tonalità che ho trovato fantastici e appropriati. Così, tra telefonate, mail e videochiamate il progetto cresceva e diventava più concreto. Poi Geraldine ha fatto una traduzione in spagnolo e addirittura in rima e siamo state d’accordo a voler pubblicare il racconto in forma bilingue.

Geraldine de León: Come ormai sapete, sono venezuelana, e la storia del cacao affonda le sue radici nel continente americano. Anche se la parola “cioccolato” deriva dal náhuatl, la lingua degli Aztechi, xocolatl, e non dallo spagnolo, il cacao viene anche da dove vengo io. Per questo motivo, la scelta di proporre a Pina di permettermi di presentarlo in un libro bilingue, nasce anche dal desiderio di rispettare e raccontare questa origine, ed anche perché io sono insegnante di spagnolo, quindi mi è sembrato il mischio giusto per farlo. Allo stesso tempo, il bilinguismo diventa uno strumento di inclusione, permette di raggiungere più bambini possibile e di ampliare il messaggio del libro. È un modo per abbracciare lettori di culture diverse e rendere la storia accessibile oltre i confini linguistici, in linea con il valore di apertura e condivisione che il progetto vuole trasmettere. Per quanto riguarda l’esperienza di vincere “Premio Andersen, Baia delle Favole di Sestri Levante”, nella categoria illustratori, io che ormai da anni seguo questo Premio con ammirazione, anche partecipando, non mi sarei mai immaginata la possibilità di vincere, pensavo invece a qualche segnalazione speciale aspettando un riconoscimento dello sforzo fatto. Ho pianto di allegria quando Pina mi è chiamata per avvisarmi di aprire la mail.  Ricevere questo riconoscimento per me è stato come la laurea in illustrazione, lo so che devo continuare a formarmi, però lo ho vissuto con molta emozione e lo celebro. Viaggiare dalla Nigeria è stato lungo però ne è valsa la pena, è stato un viaggio pieno di serenità, posso dire che sono rimasta colpita dalla similitudine di alcuni dei miei disegni con Sestri Levante, un paesino con colori come fosse fatto di cioccolato, anche arrivando a Genova ricordavo la scuola primaria dove ci dicevano che era lì che era nato Cristoforo Colombo, in alcune tavolette metto Dario e Lorenzo in una barchetta di carta per portare il cacao per il resto del mondo, e veramente la mia idea era quella degli europei che portavano il cacao dall’America all’Europa, niente di questo è stato fatto appositamente. Anche la mia cara amica Letizia Ferrante di Mindful Sicilia con cui ho fatto il mio primo libro con le mie illustrazioni “Emòzionati”, mi aspettava lì per farmi compagnia, un gesto che ho apprezzato moltissimo. Trovare Pina e la sua famiglia, è stato un vero piacere. Il Festival H.C Andersen, Baia delle Favole di Sestri Levante, è un evento magico e lo porterò nel mio cuore per il resto della mia vita.

Come è nata la vostra passione per i libri per bambini?

Pina Spinella: Sono stata per molti anni insegnante nella scuola primaria e ho amato i libri per bambini prima, da bambina, come piccola lettrice, poi come lettrice serale per i miei due figli e infine come un’insegnante che riconosce il ruolo fondamentale della lettura nello sviluppo dei bambini.

Geraldine de León: La mia passione per i libri per bambini nasce da un intreccio profondo tra la mia infanzia, la mia maternità e il mio percorso personale. Da un lato, c’è la bambina che sono stata, con il suo immaginario e il suo bisogno di raccontare e capire il mondo. Dall’altro, c’è la madre, per la quale le storie sono diventate un modo per comunicare, creare legami e accompagnare la crescita. Un momento fondamentale è stato il periodo vissuto in Italia, quando ancora non parlavo bene l’italiano. In quel tempo, le immagini sono diventate per me un linguaggio essenziale, uno spazio in cui poter trasformare ciò che sentivo, dare forma alle emozioni e trovare un modo per esprimermi oltre le parole. Ho cominciato lì, a collezionare libri illustrati per mio figlio e per me. A questo si aggiunge l’influenza di mio zio, Guillermo de León Calles, che scriveva per bambini, adulti e per chiunque fosse disposto ad ascoltare, era un poeta, giornalista, drammaturgo e professore venezuelano. La sua sensibilità e la sua capacità di parlare a tutti i pubblici hanno lasciato in me un segno profondo e una grande ammirazione, insegnandomi il valore di una narrazione autentica e universale. Ma, sopra ogni cosa, c’è mio figlio, Danilo Alejandro. Disegno per lui. È lui il centro, la motivazione più sincera, il destinatario primo delle mie storie e delle mie immagini. Attraverso di lui, tutto acquista senso.

Lei, Spinella, è anche autrice di diversi altri libri per l’infanzia: come nascono le sue idee?

Per bambini ho scritto solo libri illustrati: “Il mito di Aci e Galatea”, “Etna-Essenza della Sicilia”, “Matteo e i pupi siciliani” e la fiaba di Natale “Urek e la magia del Natale”. I miei libri nascono sempre da spunti di esperienze fatte durante la mia vita quotidiana. Basta una parola, una riflessione, un’emozione particolare e comincia un’altra magnifica avventura.

Dove trovate l’ispirazione per dare avvio all’atto creativo? Ora con la parola, ora con l’illustrazione?

Pina Spinella: Finora le illustrazioni dei miei libri sono nate dalle mie parole, dal mio “raccontare storie”; quando la storia è quasi pronta, mando il testo all’illustratore/trice che finora sono riusciti a cogliere perfettamente personaggi, ambienti e atmosfere da me creati. Geraldine entra nella storia, la studia in tutti i particolari e la fa sua. Spesso ci scambiamo idee e suggerimenti preziosi.

Geraldine de León: In questo libro particolarmente, vivendo in Nigeria, per me è stato anche inevitabile riflettere, anche se in modo non esplicito nel libro, su un dato fondamentale; le origini dell’umanità si trovano in Africa, secondo le prove scientifiche (fossili e genetica) collocano l’origine dell’umanità in Africa. I primi Homo sapiens sono comparsi qua più di 300.000 anni fa; e loro, Lorenzo e Dario, stanno creando il mondo insieme, però uno di uguali. Questa consapevolezza mi ha accompagnata durante il lavoro, come una presenza silenziosa ma importante, quasi un sottofondo etico. Allo stesso tempo, durante la ricerca sul cacao, mi sono confrontata con temi complessi come lo sfruttamento del lavoro minorile. Naturalmente, trattandosi di un libro per bambini molto piccoli, non era possibile inserire direttamente questi elementi, ma fanno parte del mio sguardo e quindi, in qualche modo, anche del mio segno. Nei miei disegni c’è sempre qualcosa di personale. Dario, ad esempio, mi ricorda mio fratello maggiore; Lorenzo è ispirato a un compagno di scuola di mio figlio, anche se lui non lo sa. Questo rende il lavoro ancora più intimo e autentico. Disegnare, per me, è sempre stato naturale fin da bambina. Ma il lavoro dell’illustratrice non è solo “saper disegnare bene”, è riuscire a trasmettere idee, emozioni e significati, raccontando attraverso le immagini anche ciò che le parole non dicono esplicitamente. I colori sono ispirati a tutti quelli che ho trovato nel cacao da quando è verde a quello che ha quando è più maturo. All’interno del libro ci sono anche piccoli riferimenti personali e culturali, nella tavola della città, ad esempio, si può riconoscere un richiamo a un marchio venezuelano di cioccolato, così come una citazione molto chiara della fabbrica di cioccolato Finocchiaro a Giarre, perché io ho vissuto quasi tre anni a Riposto, e ogni volta che passavo di fronte a questo negozio mi è sempre sembrato un luogo profondamente magico, che ho voluto omaggiare. C’è sempre una ricerca da fare, anche quando all’inizio può sembrare una storia semplice, perché è destinata a bambini molto piccoli, in realtà richiede un lavoro profondo. Gli elementi presenti nel testo ricevuto per illustrare, ad esempio, non sono mai per me un invito a “disegnare e basta”, ma piuttosto uno stimolo a costruire un mondo coerente.

Qual è stato il libro della vostra infanzia? Perché lo avete amato? Cosa vi ha lasciato?

Pina Spinella: Il primo libro della mia infanzia è stato Peter Pan, metà bimbo e metà uccello, costretto a restare sempre nei giardini di Kensington “gaio, innocente e senza cuore”, scegliendo la libertà e l’avventura, in un’eterna infanzia che lo protegge dalla realtà. Sicuramente ha colpito la mia fantasia, rendendolo, per me, un mito unico.

Geraldine de León: I libri più importanti della mia infanzia sono stati “La casa carina” e il “Passero di Fuoco”, pubblicato in spagnolo da Editorial Progreso nel 1975. Si tratta di una raccolta di racconti popolari russi adattati da Aleksej Nikolaevič Tolstoj e illustrati da Evgenij Rachev. La bellezza di queste illustrazioni russe mi ha accompagnata fin da piccola, le sfogliavo più e più volte, affascinata dai dettagli. Ogni immagine mi faceva sognare, come se ci fosse sempre qualcosa in più da scoprire. Da lì nascevano altri disegni, i miei, che iniziavo a creare già da bambina. Accanto a questo, Il Piccolo Principe d’Antoine de Saint-Exupéry, ha avuto un impatto altrettanto profondo su di me. Ciò che mi ha colpito di questi libri è stato soprattutto il loro linguaggio visivo. Le illustrazioni, in particolare quelle di Antoine de Saint-Exupéry, con i loro acquerelli semplici, teneri e quasi naïf, non cercano la perfezione tecnica, ma trasmettono uno sguardo autentico, essenziale, capace di arrivare direttamente all’emozione. Questi libri mi hanno lasciato proprio questo, uno sguardo. La capacità di vedere oltre la superficie, di cogliere la semplicità come forma di profondità e il desiderio di esprimere ciò che sento attraverso il disegno.

Cosa vuol dire ideare e proporre storie illustrate, in un momento storico in cui le immagini si consumano ad elevata velocità?

Pina Spinella: Ideare e proporre storie illustrate nei nostri giorni di rapido scorrimento di immagini, per me significa opporsi alla superficialità, rendere più incisive le parole, far diventare più accessibili storie ed emozioni, costruire una narrazione più dinamica, dando più significato ai contenuti.

Geraldine de León: Oggi sembra significare andare controcorrente. Non ho interesse a saltare i passaggi che fanno parte del processo creativo. Per me, il piacere sta proprio nella ricerca, nel tempo dedicato a pensare, costruire e dare forma a un’immagine. Mi interessa progettare il libro come un oggetto, come un’esperienza completa; qualcosa che non si limita a essere guardato, ma che si vive. Ogni scelta, dalla composizione delle immagini al ritmo delle pagine, contribuisce a creare un percorso, un dialogo tra chi crea e chi legge.

Spazio in libertà: potete entrambe aggiungere quello che preferite.

Pina Spinella: Ho voluto dedicare questa tenera fiaba ai bambini perché ognuno di loro merita di crescere in un mondo fatto di amicizia, di rispetto, di opportunità. Tutto questo indipendentemente dal luogo di nascita o dal colore della pelle. Il cacao diventa una metafora che unisce i bambini di tutto il mondo in un clima di dolcezza, creatività e squisitezza di sapori.

Geraldine de León: Ho lavorato molto anche sulla pianificazione del libro come oggetto, non solo come contenuto. Mi interessava che l’esperienza fosse completa, non solo narrativa ma anche visiva e tattile. Da qui è nata l’idea di farlo assomigliare a una piccola scatola di cioccolatini, un oggetto che già di per sé racconta qualcosa, ancora prima di essere aperto. Anche in questa scelta c’è un messaggio che va oltre le parole, un invito alla scoperta, alla condivisione e al piacere di “assaporare” la storia, proprio come si farebbe con il cioccolato.

 

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