CHI?
Il protagonista è Pinuccio Badalà, figura fragile, ambiziosa, ostinata e spesso ridicola nella sua caparbietà. Un aspirante scrittore che da anni tenta senza successo di entrare nel mondo della grande editoria, accumulando rifiuti, umiliazioni e illusioni. È lui il centro emotivo e narrativo del libro: un uomo che lotta contro il proprio senso di fallimento, contro le proprie paure (su tutte, quella di volare), e contro un sistema editoriale che lo respinge o lo sfrutta.
COSA?
- La devastazione dell’aspirazione artistica in un sistema malato
L’editoria appare come un mondo fatto di promesse disattese, filiere di favoritismi, raggiri, agenzie costose, compromessi e mode editoriali che schiacciano ogni libertà creativa.
Il libro mostra l’umiliazione quotidiana degli aspiranti autori, fagocitati da un mercato saturo e cinico. Pinuccio ne è il simbolo.
- Il fallimento personale
Pinuccio convive con la parola che lo perseguita da un’intera vita: fallito.
Il romanzo segue il suo continuo oscillare tra speranza e resa, tra autoinganno e lucidità.
- Le radici siciliane
La mentalità isolana, i codici impliciti, il peso della misura, l’abisso tra “compromettere” e “compromettersi” — tutte componenti culturali che definiscono il modo in cui Pinuccio interpreta la vita.
QUANDO?
L’idea del romanzo nasce dentro gli anni di tentativi, rifiuti e frustrazioni di Pinuccio, che sente di essere arrivato a un limite.
C’è un aneddoto cruciale: anni prima un’agente letterario gli propose di inserire nel suo romanzo un capitolo con bambini ammazzati per renderlo più vendibile, episodio che lo tormenta ancora. Quel ricordo, insieme a tutte le porte sbattute in faccia, è una delle scintille che alimentano il libro. La consapevolezza di quanto una vocazione possa essere piegata da un sistema che non vuole qualità, ma mercato. Il romanzo si svolge inoltre durante la pandemia, con riferimenti alle bare di Bergamo e alla precarietà dell’epoca, che amplificano l’inquietudine e l’urgenza di un riscatto negato.
DOVE?
Il libro nasce metaforicamente in due luoghi:
- Monacella e la Sicilia
È il luogo originario, lo sguardo formativo, lo scenario da cui Pinuccio proviene e che rappresenta radici, identità, limiti e nostalgia. L’incipit stesso è una dedica alla terra e alla sua luce.
- Milano
È il luogo dove “cresce” la storia, dove l’illusione editoriale prende corpo e dove Pinuccio tenta l’ultimo salto, quello che potrebbe portarlo alla pubblicazione o alla disfatta finale.
Milano diventa il teatro dell’incoscienza:
– il viaggio in aereo che teme ma affronta nonostante tutto;
– gli incontri ambigui;
– la ricerca disperata dell’editore che lo ha cercato;
– la resa dei conti con sé stesso.
PERCHÉ?
Il “perché” emerge chiaramente: questo libro esiste per denunciare, con ironia feroce e pietà umana, la condizione degli autori esclusi dai meccanismi editoriali e la fragilità emotiva di chi continua a crederci nonostante tutto. Il romanzo dà voce agli invisibili, ai delusi, ai manipolati, agli ultimi della filiera culturale. Mostra crudamente ciò che spesso viene taciuto: che talento e dedizione non bastano; che il sistema ti può ignorare, sfruttare, umiliare; che una vita può consumarsi nell’attesa di una possibilità. È forse l’unica vera ragione per cui ho scritto questo libro:
per raccontare il coraggio fragile di chi continua a provarci, pur sapendo di non avere alcuna certezza.
Scelti per voi
1.
«Va detto come premessa necessaria che l’Italia, Paese infelicemente noto per l’alto tasso di disoccupazione, ogni anno sfornava dai suoi atenei un certo numero di dottorini in Lettere e Filosofia, Lingue o Scienze della comunicazione. Questi poveri cristi non avevano altra scelta che imboccare la strada dell’insegnamento e solo una ristrettissima élite aveva accesso a dottorati e concorsi per cattedre universitarie. Altri, tuttavia, non si rassegnavano a quel destino di banchi e scrutini e ambivano a occupazioni diverse come il giornalismo e l’editoria. Quando capivano che non c’era niente da fare, quando persino l’aria che respiravano diventava un muro di gomma, ecco che saltava fuori l’ineffabile ingegno italico e come meglio non potevano s’inventavano un mestiere.
Nell’ultimo decennio le agenzie di servizi editoriali, come le scuole di scrittura, erano fiorite ovunque. Da Nord a Sud ognuna, munita di rigorosa partita Iva, esibiva in rete la sua vetrina e per ognuna comparivano almeno quattro o cinque autori civetta, autori cioè pubblicati con grandi case editrici e conosciuti da un vasto pubblico di addetti ai lavori. Naturalmente quegli scrittori lì non c’erano finiti pagando schede di lettura e revisioni del testo, bensì attraverso contatti ricevuti dopo che i titolari dell’agenzia avevano sborsato, a loro volta, fior di quattrini per frequentare uno dei mille corsi di editoria sparsi per la Penisola. Sebbene si autoproclamassero paladine della modernità, queste nuove agenzie non c’entravano nulla con gli storici procacciatori, che rimanevano blindati nell’ordine delle dita di una mano e che, oltretutto, erano quasi impossibili da intercettare, a meno che non si fosse raggiunto il successo con una vendita non inferiore alle diecimila copie.
Pinuccio, qualche mese prima, aveva ricevuto una soffiata clamorosa da uno che la piramide editoriale la conosceva dall’interno. Mosso a compassione dalla sua ingenuità, lo aveva illuminato. “Ormai tutto funziona con un algoritmo americano. Classifica i testi in base alla vendibilità, proprio come una pasticceria che, per fare una torta di successo, conosce gli ingredienti esatti e le dosi. Solo che la letteratura non è una torta.”»
2.
«A un tratto l’aereo cominciò a vibrare prendendo velocità. Pinuccio trattenne il respiro e si aggrappò ai braccioli come a due rami sospesi nel vuoto.
Il decollo gli sembrò durare un’eternità. Quando le ruote si staccarono da terra, un risucchio allo stomaco lo piegò in due. Fu allora che cominciò a contare in silenzio. Uno, due, tre. A centocinquanta aprì lentamente gli occhi e di sottecchi guardò fuori dal finestrino del vicino, ma nel momento in cui vide l’orizzonte inclinato li richiuse e alzò a tutto volume il coro da stadio che faceva da special all’altro immancabile pezzo avviato in loop, “Quei ragazzi della curva sud”.
Furono necessari quindici minuti di volo tranquillo e senza scossoni per convincerlo a rialzare le palpebre, sfilarsi le cuffie e capacitarsi di quanto gli stesse succedendo attorno.
“Ha paura, eh?”, disse l’uomo accanto, fiatandogli in faccia.
“Si capisce?”
“Lei che dice?”
“Dico che tutti dovrebbero avere paura qui sopra.”
“E perché mai? Il volo è così rilassante… e poi questi mezzi sono fra i più sicuri, lo sa? Per tranquillizzarla le dico che c’è una possibilità su cinquemila e settecento di precipitare. Molto più semplice morire per un incidente stradale o per una malattia.”
“Ora, certo, ma se succede qualcosa all’improvviso voglio proprio vedere se gioca ancora a dare i numeri.”
“Stia sereno. Non succederà nulla…”
—
Vladimir Di Prima (Catania, 1977) è scrittore e regista indipendente. Laureato in Giurisprudenza e specializzato in Criminologia, vive e lavora alle pendici dell’Etna, dove da anni porta avanti una ricerca narrativa che incrocia ironia, disagio sociale e una visione spietata delle contraddizioni contemporanee. Debutta nel 2002 con Gli Ansiatici e nel tempo pubblica numerosi romanzi – tra cui Facciamo silenzio, Le incompiute smorfie, Avaria, La banda Brancati, Il buio delle tre (proposto al Premio Strega) – fino al recente L’incoscienza di Badalà.
Parallelamente ha realizzato cortometraggi, docufilm e campagne sociali, confermando un’attenzione costante per le storie marginali e per chi vive ai bordi del sistema culturale.
Presentazione Feltrinelli via Etna – Catania:
Oggi 10 dicembre 2025 alle ore 18, Elena Grazioli, Salvatore Scalia e Salvatore Massimo Fazio presenteranno “L’incoscienza di Badalà” – Arkadia editore







