“Nostos XXIII”: Igor Giammanco

Nostos, ritorno alla parola
Rubrica a cura di Luca Pizzolitto

 

Igor Giammanco, Come una cosa del mondo (Puntoacapo 2025)

 

C’è un senso nello stare
uno nel passo, un centimetro
dove farsi minuscoli una distanza
da lasciare intatta.
C’è da abitare
un abbandono.
Farsi terra
immobili
franare.

*

Fosse un muro
a impedirci
avremmo mani
come martelli pneumatici
ma questo cartongesso
ci riflette ci
impietosisce ci fa
uragani minuscoli.
C’è una distanza
dove siamo imprigionati
una cartilagine
un esilio.

*

Partire da qui, dire alle case la strada per raggiungerle,
alle madri la sera che ancora ci è concessa
mentre a fatica si celebra una cena.

È una torsione l’autunno, le cose che accadono
che stanno in apparenza ferme,
lo spazio da tenere intero.

*

Guarda questo azzurro chiaro che è il cielo
come sembra avvicinarsi come una cosa
che è qui, una cosa del mondo, dove nascono
i visi i corpi le mani, lo sguardo che li tiene insieme.
La nebbia che ci resta tra i capelli attraversandola.

*

Ma l’inverno anche
ha una sua grammatica
un ordine un’ipotesi
dove la neve è neve
la terra umida la sera
un millennio.
Un altro cielo sarà per altri
consolazione, per noi soltanto questo
abbandonarsi al tempo
al lento cigolio del legno
ai passi che si perdono
tra queste stanze fredde.

*

Ho una voce, ma come non fosse mia.
L’aspetto di uno sconosciuto
che ti chiede l’ora e non rispondi.
Nella casa che abito
lascio al suo posto ogni cosa,
come esistesse da prima di me
una vita
simile di qualcun altro.

*

E certo quella crepa sul muro
era lì da prima che te ne accorgessi
ha una sua traiettoria
puoi intercettarne lo spessore
puoi immaginarla una malinconia
qualcosa di perduto
che chiede al bianco tutto intorno
di restare.

 

Igor Giammanco è nato a Palermo nel luglio del 1986 e risiede a San Donato Milanese. Una sua silloge inedita è stata premiata al Concorso Guido Gozzano 2021, alcune sue poesie sono state pubblicate nell’Antologia del Premio Bologna in Lettere 2022, Singolare/ Molteplice, e nel 2025 suoi testi si sono classificati al primo posto al concorso Le nostre vite sghembe indetto dalla Padova University Press.

 

La foto in copertina (particolare della foto originale) è di Blake Cheek.

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