Due ultimi incontri a chiusura del Catania Book Festival 2026 hanno avuto come protagonista la poesia. Nelle tre giornate, il linguaggio che le è proprio è stato affiancato a quello di altri ambiti letterari e delle arti visive, tutti proposti e coniugati da questa edizione del Festival mettendo in luce gli orientamenti e le prerogative contemporanee che guardano alle urgenze attuali.
A cosa serve la poesia?
L’interrogativo è stato posto da Daniela de Liso, direttrice della collana Luce obliqua di Sikè, a Rosa Maria Di Natale, Giovanna Lojacono, Valentina Pasquon, autrici del volumetto “di Acqua, di Terra e di Luce” pubblicato da Sikè. Prima, il reading a tre voci dei rispettivi versi sugli elementi primordiali richiamati dal titolo del libretto che li contiene. Un interrogativo che è risuonato tra il pubblico e che sempre accompagna chi scrive come chi legge poesia. Un quesito al quale sono state date tre risposte ben precise. “La poesia è come il canto” per Valentina Pasquon; “la poesia potrebbe avere il senso della disobbedienza civile” per Giovanna Lo Iacono; “la poesia serve a prendersi se stessi” per Rosa Maria Di Natale.
Ancora più nello spirito di compartecipazione attiva del pubblico, e sempre nell’accostamento di linguaggi artistici diversi, l’incontro con la “poesia siciliana” proposto dalla casa editrice L’arca di Noè ha presentato tre opere poetiche attraversate da linguaggi e sensibilità differenti. Un reading anche qui, dove il pubblico è stato invitato a leggere e farsi interprete di una poesia scelta tra quelle delle autrici.
“Rose sotto la pioggia di Linda Higginson e Luccio Privitera” intreccia la pittura della prima con la poesia del marito prematuramente scomparso, con testi in italiano e traduzione in inglese.
“Olos. Canto mediterraneo” di Mariclà Micale mette in relazione l’attualità con la Madre Terra, narrando l’attualità con un linguaggio immaginifico.
“Sugnu Petra” di Giovanna Fileccia (altresì editrice de L’Arca di Noè, e artista eclettica), propone invece una poesia in siciliano in cui la parola diventa ricerca e riappropriazione, ed anche punto di partenza di quella corrente poetica da lei creata col nome di “poesia sculturata”, fatta di opere tridimensionali e sculture realizzate partendo dalle sue poesie. Opere scultoree (ritratte in foto a corredo dei versi) che contengono ciò che lei chiama “il segreto”, e che richiamano ai simboli primordiali. Con lei, la poesia nasce dalla parola per farsi materia.
In copertina Vincent van Gogh, Paesaggio sotto un cielo tempestoso, 1888.








