Nostos, ritorno alla parola
Rubrica a cura di Luca Pizzolitto
Un albero al centro dell’inverno,
una pagina vuota tra la frattura dei rami
Chiama la nebbia uno stormo di pensieri
come la carta i segni di una parola
Scrivere l’onda del mare, gettare l’ancora sul foglio,
arrivare sino al fondale di una preghiera
*
Il vento spinge lontano le parole
di voci che chiamano in solitudine
i nomi dimenticati
Qualcuno si è perso lungo il fiume,
ma nel tempo s’impara che tutto torna
dalla porta di una preghiera
Domani l’alba sfiorerà gli insonni
sarà come farli riemergere da un sogno
vederli nuotare sul limite che li tiene a galla
come fosse la linea di superficie dell’acqua
come fosse l’orizzonte di questa pianura
*
Sul fronte della porta di casa,
il silenzio che hai addosso,
al chiuso in doppia mandata,
ritorna al punto di partenza,
cerca il sottofondo della televisione,
il calco in una poltrona sfondata
Non c’è nulla che tenga forte quanto il tuo blindaggio:
sai bene che nella notte i ladri sono scappati,
hanno avuto paura di quello che non hanno visto,
di come la serratura li abbia tenuti all’oscuro
di un uomo che a quell’ora era rimasto insonne
al buio, spalle al muro
*
Daremo voce al silenzio di una pagina
Ma cosa torna da ciò che sconfina?
E cosa dirà Dio quando ci darà
conto del mistero?
C’era un piccolo corpo di bambina
seduto al primo posto del furgone:
aveva più di vent’anni
Dalle braccia della madre al padre,
dalle braccia del padre a noi,
tutori del servizio seminterno,
la sua innocenza a portata di mano
Dicevano che al secondo stadio del suo male,
dalla sua crisalide non sarebbe
venuta fuori una farfalla
Noi la guardavamo e pregavamo
che quella insensata bellezza
non sfiorisse,
una rosa per sempre e non una cosa
immobile e grassa,
poggiata su una sedia a rotelle
in un angolo buio di una
Wunderkammer
*
Più notti hai vegliato sul figlio,
con la neve che cade e non ti appartiene,
così come l’oscurità, il vento chiuso
nel silenzio delle stanze
Per questo rimango ad occhi aperti,
seguo dalla finestra il buio,
rimbocco le coperte
sui vostri corpi addormentati
A quest’ora il rumore che avanza
è di un sogno: la luce proviene dal bivacco,
abbiamo in grembo un figlio
che torna a nascere
E siamo soli, un uomo e una donna
in cerca di riparo
come da millenni i primi uomini
negli inverni freddi e spietati
Ora, è nelle notti come questa
che potrei tracciare
a mani nude il mio disegno:
sulle pareti di casa lasciare
vividi colori del nostro passaggio
Il calore dei corpi farà da testimonianza,
un segno di vita in una terra graffiata
dal gelo e dal distacco
- Nino Iacovella, La parte arida della pianura (Pietre Vive 2026)
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Nino Iacovella è nato a Guardiagrele (Chieti) nel 1968. La sua ultima opera in versi è La linea Gustav del 2019 (il Leggio Editore, Chioggia). È tra i fondatori e redattori del blog di poesia Perigeion, un atto di poesia. Vive e lavora a Milano.








