Tutti sanno il rapporto tra Bachmann e Celan, ma praticamente nessuno sa se ci fu un rapporto tra i due e Arno Schmidt. Vediamo un po’.
I. Nel gennaio 1955 uscì a cura di Alfred Andersch il primo numero del trimestrale “Texte und Zeichen”, dove tra pochi altri contributi compaiono, inediti, il romanzo breve Paesaggio lacustre con Pocahontas[1] di Schmidt e un mannello di poesie di Celan: la rivista è tuttora presente nella biblioteca di entrambi, ma senza l’ombra di una sottolineatura.
Nella biblioteca di Celan c’è comunque una copia del Leviatano o il migliore dei mondi[2] con parecchie parole sottolineate e al margine l’abbozzo della quinta strofa di Voci[3] dove risultano mutuati alcuni termini schmidtiani: risalendo la stesura definitiva all’estate del 1956, questa è la data ante quem della lettura da parte di Celan di un testo di Schmidt.
Il 16 luglio 1957 Celan scrive a Andersch: “Un piccolo piacere: può mandarmi l’indirizzo di Arno Schmidt? Adesso ho letto tutti i suoi libri – un paio di parole, pensate, non annotate, erano già più volte in viaggio verso di lui”[4]. E in effetti, sempre sul Leviatano, troviamo due brevi abbozzi di dedica. Purtroppo Anders il piacerino non lo farà nella lettera di risposta, né nelle successive. E altro non sappiamo del rapporto, se non ricorrendo a un testimone secondario, la scrittrice e fotografa del Gruppo 47 Ilse Schneider-Lengyel, la quale il 7 marzo 1959 scrive a Schmidt: “Vengo giusto da una conversazione con Paul Celan, che adesso pubblica una raccolta poetica con Fisher. Si dichiara Suo grande amico”.
Che Celan sia stato sincero, lo testimonia il fatto che continuò a leggere e “saccheggiare” altri libri di Schmidt fino almeno al 1967, allorché adottò lo stesso sistema col romanzo distopico La Repubblica dei dotti, portando così a nove le poesie recanti tracce dell’amico[5].
II. Nel 1964 Arno Schmidt vinse il prestigioso premio Theodor Fontane, che Günter Grass gli consegnò con una breve laudatio:
Arno Schmidt appartiene ai pochi autori della nostra epoca che hanno conquistato un nuovo territorio per la lingua tedesca, senza rinnegare la tradizione in cui si inseriscono […]. Ci ha mostrato che la nostra lingua non può solo essere amministrata, ma anche mossa. La sua prosa possiede quella chiarezza visiva che costringe il lettore non solo a decifrare parole, ma ad accogliere in sé paesaggi, volti e oggetti.
Arno Schmidt è contagioso. Chi si espone a lui inizia a formare frasi “alla Schmidt”. La sua ortografia, questa esagerazione così logica, la punteggiatura che sembra una cava di pietra, i suoi punti esclamativi che agiscono come schiocchi di frusta, cambiano il lettore. Spesso si è definito Arno Schmidt come un autore difficile, eccentrico e leggibile solo da specialisti. È vero il contrario. Lo si può leggere spulciandolo in cucina come I viaggi di Gulliver.
Tra tutti i suoi libri, Paesaggio lacustre con Pocahontas è rimasto il mio preferito. Il modo in cui qui paesaggio, erotismo e osservazione precisa, quasi pedante, della realtà del dopoguerra si intrecciano, è pura maestria.[6]
Manco a farlo apposta, Schmidt se la prese col laudatore per il passaggio sullo spulcio in cucina (in effetti, lui dal lettore richiedeva impegno, tant’è che soleva dire: “Per fare il brodo, io ci metto il dado e il lettore l’acqua”), ma questo è il meno. Quel 18 marzo 1964 proseguì infatti con un pranzo offerto in suo onore da Ingeborg Bachmann, sul quale abbiamo un paio di testimonianze. Alexander Kluge, vincitore del premio per gli autori emergenti: “Cittadino del mondo nell’animo, Schmidt mi è parso bloccato nel suo atteggiamento per quanto riguarda la socialità, riservato fino alla maleducazione”; Uwe Johnson: “incredibilmente scontroso, non è di questo mondo”. Da confrontare però con la versione del malcapitato, consegnata tre giorni dopo in una lettera al suo editore Rowohlt: “Tutte queste chiacchiere da ristorante sono qualcosa di terribilmente privo di sostanza e di fondamenta: ognuno ha la bocca piena di moneta falsa, ognuno fa conversazione e mostra le piombature dei denti. Beh, è passata. Una cosa del genere si può fare una volta ogni quindici anni[7]”.
Equanime infine la reazione dell’ospite, che ad Alfred Andersch (altro presente) scrisse: “Schmidt ha tutto il diritto di essere così. La sua esistenza è interamente nella sua opera. Chi scrive in questo modo, ha il permesso di voltare le spalle al mondo”.
Ma Bachmann, a differenza degli altri, ne aveva ben donde: nel 1955 con una recensione aveva difeso a spada tratta il Nostro dall’accusa di blasfemia e pornografia che la censura aveva sollevato a proposito di Paesaggio lacustre con Pocahontas. Per lei infatti questo romanzo breve non era una provocazione, bensì “un’opera che ci riapre gli occhi” in quanto la sensualità e l’ateismo dei protagonisti erano l’unico modo onesto per descrivere una “storia d’amore ferita” nel trauma del dopoguerra tedesco: “ferito dalla realtà e in cerca di realtà, Schmidt consegna la propria esistenza alla lingua”, e in questa “fedeltà assoluta alla lingua è un faro isolato nella nostra letteratura”[8].
Che non fosse la mera difesa d’ufficio di un’intellettuale tra altri, stanno a testimoniarlo le cinque lezioni tenute dalla sua cattedra di poetica all’Università di Francoforte nell’inverno 1959-1960, dove in quattro di esse Schmidt è senz’altro un faro[9].
Mi piace infine pensare che il suggerimento a Celan di leggere Schmidt sia venuto originariamente da Bachman stessa – anzi, mi piacerebbe: non si può avere tutto dalla vita, specie di questi tempi.
[1] Trad. a cura di Dario Borso, Del Vecchio 2026.
[2] Trad. a cura di Dario Borso, Mimesis 2016.
[3] In P. Celan, L’antologia italiana, a cura di Dario Borso, Nottetempo 2020.
[4] Contemporaneamente, sempre a proposito di Schmidt, scrive allo scrittore Hermann Lenz: “Grazie per il libri: il tipo ha parlantina, ma durerà?”.
[5] Per queste notizie cfr., oltre al commentario di Barbara Wiedemann a P. Celan, Die Gedichte, Suhrkamp 2020, a D. León-Villagrá, Paul Celan liest Arno Schmidt – und viceversa?, in Celan-Perspektiven 2023.
[6] Inserita poi in Id., Aufsätze zur Literatur, Luchterland 1980.
[7] In effetti, tre lustri prima aveva vinto col Leviatano il premio Città di Magonza, che gli venne consegnato da Alfred Döblin.
[8] Tutte le citazioni sono tratte da Über Arno Schmidt: Rezensionen und Essays, a cura di H.-M. Bock, Haffmans 1984, tranne quella da U. Johnson., Begleitumstände: Frankfurter Vorlesungen, Suhrkamp 1980.
[9] Raccolte in Probleme zeitgenössischer Dichtung, Piper 1980, e ribattezzate da Adelphi Letteratura come utopia, titolo della quinta e ultima dove il faro di Schmidt è spento.
nella foto in copertina, Ingeborg Bachmann e Paul Celan 1952







