L’Associazione Italiana di Public History (AIPH) esprime forte preoccupazione per le dichiarazioni del Presidente del Senato della Repubblica, Ignazio La Russa, che ha manifestato l’intenzione di querelare la storica Michela Ponzani in seguito ad alcune considerazioni espresse nel corso di una trasmissione televisiva.
Pur non essendosi, allo stato attuale, tradotta ancora in un’azione giudiziaria, tale intenzione solleva interrogativi rilevanti sulla libertà della ricerca storica, sul diritto alla critica e sulle condizioni in cui storiche e storici possono intervenire nel dibattito pubblico, soprattutto quando affrontano vicende controverse del passato nazionale.
Nel suo intervento, la studiosa ha richiamato una vicenda particolarmente drammatica della storia italiana, relativa alla manifestazione non autorizzata del 12 aprile 1973 a Milano, durante la quale perse la vita l’agente di polizia Antonio Marino, di appena 22 anni, ucciso dall’esplosione di una bomba a mano. Il riferimento si inseriva in una riflessione più ampia sulle politiche di sicurezza, sulla libertà di manifestazione e sugli spazi del dissenso democratico.
L’AIPH ritiene fondamentale ribadire che la ricostruzione, l’interpretazione e la discussione critica del passato costituiscono non soltanto un diritto di chi esercita la professione storica, ma anche un patrimonio essenziale della collettività. È proprio in questa prospettiva che opera la Public History, impegnata a promuovere una conoscenza storica rigorosa, accessibile e partecipata, capace di confrontarsi con le memorie collettive, con gli usi pubblici e politici del passato e con le questioni che attraversano il presente. La legittima contestazione di un’interpretazione storica deve trovare risposta nel confronto argomentato e pubblico, non nella pressione esercitata attraverso iniziative giudiziarie.
L’Associazione guarda pertanto con particolare preoccupazione al rischio che il ricorso a procedimenti giudiziari contro studiose e studiosi, soprattutto quando promosso da esponenti delle più alte istituzioni dello Stato, possa produrre effetti dissuasivi sulla libertà di ricerca, di insegnamento e di espressione pubblica.
Senza mettere in discussione il diritto di ogni cittadino alla tutela della propria reputazione, riteniamo che chi ricopre responsabilità istituzionali debba mostrare una speciale attenzione alla salvaguardia del pluralismo, dell’autonomia della ricerca e della libertà del dibattito culturale.
Nell’esprimere piena solidarietà a Michela Ponzani, l’Associazione Italiana di Public History ribadisce il proprio impegno a favore dell’autonomia della ricerca, della responsabilità scientifica di chi comunica la storia e della libertà del confronto pubblico.”
Il Consiglio Direttivo dell’Associazione Italiana di Public History (AIPH)
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«La Russa era a capo di un corteo vietato dal prefetto di Milano per motivi di ordine pubblico. È cronaca riportata da varie fonti: noi storici non ci inventiamo le notizie. Se il presidente La Russa vuole querelarmi semplicemente per aver ricordato un fatto storico deve querelare tutti gli autori di libri che riportano questo fatto, l’archivio centrale dello Stato che conserva ancora oggi la documentazione della questura e della prefettura di Milano, i giornali dell’epoca, i fascisti del Movimento Sociale e del Fronte della gioventù, di cui La Russa era segretario. Devastarono Milano con incidenti gravissimi e venne ucciso un agente di polizia di 22 anni. Non ho detto che La Russa ha responsabilità nell’omicidio, ho detto che era presente a quella manifestazione. Gli storici nelle democrazie non hanno il compito di celebrare il potere, ma di smontare le narrazioni di comodo. È il mio mestiere e continuerò a farlo con tutti i miei mezzi». Così la storica Michela Ponzani a «Otto e mezzo» su La7 dopo che La Russa ha minacciato di querelarla.
in copertina, Claude Monet, Lo stagno delle ninfee, 1899, National Gallery, Londra








