L’intravisto è ciò che osserviamo con difficoltà, per frammenti, «con l’occhio appoggiato alla crepa». Un impedimento che nei versi di Elisa Biagini diventa una forza per conoscere meglio se stessi e l’altro da sé, uno sguardo obliquo che apre orizzonti in cui situare i ricordi. E più fortemente la poetessa percepisce l’altrove, più sembra toccare il profondo di sé, per guardarsi veramente e riorientarsi: «ripesco la bussola, sollevo lo specchio». Con l’urtarsi e l’infittirsi dei significati intorno a immagini ricorrenti (animali, sassi), «facendo l’orlo al silenzio», dall’ombra della memoria e da «quanto è in fondo allo specchio» traluce «il brusio dell’impensato». A poco a poco affiorano le istantanee di un dialogo con un «tu»: una comunicazione difficile, fatta di frasi interrotte, silenzi, assenze. Quella di Elisa Biagini è una poesia che sta nel mondo in modo dialettico, cogliendone il conflitto e dandogli voce, raccontando ad occhi aperti «quanto rimasto dalla cancellatura».
due poesie scelte per voi
Coi visi bianchi
come licheni
facciamo nodi
all’erba prima
di scendere
nel fumo e il
suo ferro,
gli scalini
che ci affettano
le ombre.
—
Systema Naturae (1735)
per Elizabeth Christina von Linné
the flash upon that inward eye
WILLIAM WORDSWORTH
cosa succede nell’occhio?
scava nell’ombra
fino alla luce e ritorno,
cerca parole al contrario
cosa succede nell’occhio?
cerca un foglio bianco
sotto piume, zampe, bacche
e foglie – ogni spazio
coperto, non un margine,
un angolo
cosa succede nell’occhio?
la carta nascosta nell’
erbario, terra sotto
i polsini, il fremere
delle piante tra
le dita
cosa succede nell’occhio?
la mappa di un
cuore boreale, le mani
affondate in se stesse,
il non potere, di nuovo
cosa succede nell’occhio?
quel fuoco tra i petali,
il tremare di lampo
nella retina, la morte
del giorno ancora uguale
cosa succede nell’occhio?
parole scappate dalle
gabbie in giardino, parole
che alzano il capo dopo
la pioggia, barlumi –
esserci quasi.
cosa succede nell’occhio?
evaporata la carta, i fiori
impalliditi –
cercare due nomi sulla lastra
e non ne trovarne nessuno.
Uppsala, al tramonto
—
Elisa Biagini (nella foto di Dino Ignani) è nata a Firenze nel 1970. Presso Einaudi ha pubblicato le raccolte: L’ospite (2004), Nel bosco (2007), Da una crepa (2014), Filamenti (2020) e L’intravisto (2024). Ha curato e tradotto l’antologia Nuovi poeti americani (Einaudi 2006) e Non separare il no dal sí (Ponte alle Grazie 2020), una scelta di poesie di Paul Celan. Con Antonella Anedda ha pubblicato Poesia come ossigeno. Per un’ecologia della parola (chiarelettere 2021). Sue poesie sono tradotte in piú di quindici lingue in volumi e antologie.
www.elisabiagini.it








