Nadia Cavalera. L’astutica ergocratica

Nadia Cavalera. L’astutica ergocratica

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C’è una poesia che crede all’urgenza di volgere in atto le parole che esprime. I versi di Nadia  Cavalera (L’astutica ergocratica, Joker edizioni) nascono da un’esigenza attiva dell’autrice, sempre impegnata a proporre soluzioni consapevoli ai problemi politici che attraversano il Paese. Un “manifesto regesto” che mette a fuoco la degenerazione umana a più strati sociali, generazionali (“Uomini incerti”, “femmine omologate scosciate dentro sfregiate fuori tutte tirate siliconate”, “giovani bambini mort’ammazzat’arrotati drogati stuprati”), di una terra desolata dove “l’aria brucia intorno” con la “speranza incartapecorita”. Colpevoli di aver avuto pazienza anche gli uomini più retti, ai quali la Cavalera propone di bandire la parola usurata democrazia, paravento dei potenti, continuamente tradita, dando risalto all’astu, la popolazione attiva e lavorativa, unico vero motore civile, puntando verso un’ergocrazia, “cono rovesciato meritato”, e dare voce, spazio e campo d’azione a chi conosce il sacrificio e il senso di uguaglianza. Per una dignità paritaria “il ripristino del welfare scippato in ciclica altalena antisociale” e una livella terrena, da vivi, che si associ a quella universale della morte. Il discorso in versi della Cavalera è figlio di una passione civile mai sopita, in un’intemperante stesura metrica a tamburo battente, martellante come il ritmo tribale giovanile, ansioso ancora di verità non manipolabili.

(Luigi Carotenuto)

* * *

L’astutica ergocratica

Uomini incerti dai ciechi passi lenti a cercar la salvezza

gagliardi scattanti furbetti globali a precipitar nella monnezza

liberate gl’occhi da prosciuttaggini e salamine

guardate come siamo ridotti (: genti cretine in pura ebbrezza schifezza)

femmine omologate scosciate dentro sfregiate fuori tutte tirate siliconate

giovani bambini mort’ammazzat’arrotati drogati stuprati

pezzi di ricambio per gl’altolocati

hanno un futuro precario che sgocciolano mese per mese come un rosario

maschi preoccupati solo di vanità superbi interpreti d’un penoso varietà

senza giustizia uguaglianza la libertà dell’economica parità

solo macabro olio di sansa sudditanza della maggioranza

mentre l’aria brucia intorno

insieme al mondo di terra ch’andava preservato

sommo bene per i viventi da lontano congegnato

ai politici politicanti in carta bianca mollato

quest’intorno contorno voila è il godurioso risultato…

*

 … E se oggi sono qui in questa piazza di carta

amici retrivi è per la speranza incartapecorita

che si possa ancora cambiare questa nostra vita

così m’associo anch’io al tormentone di stagione

e mi candido all’ambita direzione del partito democratico di prossima fondazione

posizione per la verità già da millenni superata

ma per ora nello sfacelo generale sembra la più avanzata

Non va infatti dimenticato che politica e democrazia

hanno nell’origine del nome la loro irreparabile irreparata perversione

*

Che la polis tanto osannata era la parte alta del greco agglomerato

quello abitato dal ricco potente fannullone già sfruttatore

che da inventore regio simulò la prodigazione e nominale estensione

all’astu laborioso ai suoi frigidi sterili piedi

per potergliela mettere bene in quel cantone

a chi liberamente in pianura per campare

non aveva alcun bisogno della sua intermediazione imposizione

(: era mercante agricoltore pescatore comunque autosufficiente autonomo lavoratore)

*

Quanto al demos d’Atene poi è collana di pene altro che crazìa popolare

senza donne schiavi e meteci a governare erano i soliti proci

col codazzo d’un consenso di grande strombazzo imbarazzo

(: la storia è penna dei vincitori testimoni spergiuri sicuri)

e la rabbia il dolore la sopportazione erano senza locuzione di continuità

per i più di quell’antichità futura ad annichilirsi

nella canzone piramidale attuale con i pochi privilegiati in alto a comandare

(: guai a farglielo notare) e la maggioranza usata bistrattata sfruttata ad oltranza

*

La politica democratica amici miei di pazienza rei è stata finora sempre e solo demagogia

favola finta inconsistente fata morgana metropolitana mondana

e chi ci ha veramente creduto non è sopravvissuto (: vedo Gandhi Martin Luther King… e in Italia un’oscura lunga lista nera…)

[…]

Nadia Cavalera, poeta, saggista, è nata a Galatone (Lecce) nel 1950. Laureata in filosofia, si è sempre dedicata all’insegnamento. Dopo 12 anni a Brindisi (dove ha svolto anche un’intensa attività pubblicistica), dal 1988 vive a Modena. È fondatrice del Superrealismo allegorico, nome della sua personale speculazione poetica, concretizzatasi anche figurativamente in alcuni mini cataloghi. Nel 1990 ha fondato, con Edoardo Sanguineti, la rivista Bollettario (tuttora in corso) e dal 2005 organizza e presiede il Premio Alessandro Tassoni. Tra le sue pubblicazioni: I palazzi di Brindisi (1986), Amsirutuf: enimma (1988), Vita novissima (1992), Ecce Femina (1994), Americanata (1994), Nottilabio (1995), Brogliasso (1996), Salentudine (2003), Superrealisticallegoricamente (2005), Spoesie (2010), Corso Canalchiaro 26 (2010).

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