“Nostos XXVIII”: Luigi Bressan

Nostos, ritorno alla parola
Rubrica a cura di Luca Pizzolitto

 

Da Luigi Bressan, Quanto un bambino (Samuele Editore 2025, Collana La Gialla)

 

Altrove

Un altro se n’è andato
non lo conoscevo
tra me e la sua casa
c’erano due aceri
sono ancora lì
metà delle foglie
in terra per il secco
l’aria rinchiude i clamori
sulle cose i riflessi del sole
sono sguardi di chi vive altrove.

*

Vento alla finestra

non andartene, il pomeriggio
di fine novembre già alle tre
l’ombra umida irride alle spalle
mentre ti appelli al cielo terso
resta nelle parole che tardano
nell’aria dei tuoi abiti veloci
come i sorrisi a muovere i passi
alla finestra seguo gli indizi
del vento e m’accorgo di stare
qui già come tuo ricordo.

*

Settembre

Cosa fare delle parole dell’estate
mentre il granturco è travolto dalle macchine
tra la polvere del sole e le voci.
Più dei gesti non è dato distinguere.
Propositi d’ordine mentre da un’ora all’altra
l’aria rinfresca e si fa pallida.
Possono ancora aspettare
gli oggetti sparsi in giardino
ma all’anima è illusione
la mitezza dell’autunno.

*

Oggi

Questo cielo è l’anno passato
la sua invidia coperta di sorrisi
le vie nude e le insidie marine
ciò che resta del vento notturno
i veli strappati alle insegne
alle piante qui deportate
che le genti calde non noteranno
schiave esse stesse del tempo
che affatica le alterne stagioni.

Questo cielo è oggi e segue
e precede col suo collare di pena.

*

L’isola

Qui il paesaggio è un ritaglio di cielo
e foglie che grattano il cemento
nulla che palpiti abbastanza
il cielo addirittura è spento
se ci fosse gente alle finestre
volterebbero la faccia al buio
degli interni che oscurano i mondi.

Sorge un’isola, luce degli occhi
risplende nel sole e nell’acqua
si va alla volta con il ricordo
d’un primo giorno mai conosciuto
alla vista il verde si scura
migrano gli uccelli a stormi
un vento secco spoglia gli alberi
e nei ruscelli l’acqua scompare.

 

Luigi Bressan è nato nel 1941 ad Agna (PD) e vive a Codroipo (UD), dove ha insegnato materie letterarie e latino. Ha pubblicato alcune opere di poesia nel dialetto del suo paese d’origine: El canto del tilio (Campanotto, Udine 1986); El zharvelo e le mosche (Boetti & C., Mondovì 1990); Che ’fa la vita fadiga (Edizioni del Leone, Spinea 1992); Maraeja (Poesia in piego n° 26 – Grafiche Campioli-Monterotondo 1992); Data (Biblioteca Cominiana, Padova 1994); Vose par S. (Collana “La barca di Babele”, Meduno 2000). È presente in varie antologie, tra cui: Via Terra (a cura di A. Serrao, Campanotto, Udine 1992); Nuovi Poeti Italiani (a cura di F. Loi, Einaudi, Torino 2004), Un altro Veneto (a cura di M. Casagrande e M. Vercesi, Cofine, Roma 2014). Ha fatto parte della redazione della rivista di letterature dialettali «Diverse Lingue». Ha diretto, con Giacomini e Cappello, la collana di poesia “La Barca di Babele” per il Circolo culturale di Meduno. Attualmente è membro della redazione del Ponte del Sale, con cui ha collaborato ai volumi collettanei La Bella Scola: I primi sette canti dell’Inferno letto dai poeti (2003) e all’omaggio Da Rimbaud a Rimbaud (2004). In lingua ha pubblicato: Quando sarà stato l’addio? (Il ponte del sale, Rovigo 2008), Insieme a Marco Munaro e Giovanni Tesio, illustrati da Gabbris Ferrari ha pubblicato Quetzal (Il Ponte del Sale, Rovigo 2019). Per Ronzani Editore, con versione inglese a fronte, è recentemente uscito il volume La viola di Strauss / Strauss’s violet (2022).

 

in copertina ph di vladislav nikonov

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