Planetaria – 27 poeti del mondo nati dopo il 1985, a cura di Massimo Dagnino e Alberto Pellegatta.

Planetaria – 27 poeti del mondo nati dopo il 1985, a cura di Massimo Dagnino e Alberto Pellegatta.

Dolore oscuro, imprevedibilità, ricerca simbolica, mondi singolari, tragicità nel riso, disincanto, complessità, degli intenti, visione grandangolare, capovolgimenti, tensione tragica, ombre bizzarre, diagnosi, vertigine, turbamento, resa cromatica, depistaggi, riscritture, traumi, mutazione, demoni, nervature, ruvidità, uffici polverosi, intuizioni, traslitterazioni, scavi, stratificazioni, percezioni, trauma ereditario, genealogia misterica, invenzioni, mobilità. “Noi siamo l’altro dell’altro”, Saramago soccorre leggendo “Planetaria – 27 poeti del mondo nati dopo il 1985”, antologia a cura di Massimo Dagnino e Alberto Pellegatta, con apparato critico di David Keplinger, Roberto Maggiani, Erika Martinez e Jack Underwood, pubblicata da Taut Editori. Interessante lavoro animato dai versi di Cristian Alcaraz (Malaga, 1990), tradotto da Alberto Pellegatta; Dina Basso (Scordia, 1988); Alessandro Biddau (Genova, 1995); Simone Burratti (Narni, 1990); Riccardo Canaletti (Macerata, 1998); Lorenzo Cianchi (Certaldo, 1985); Davide Cortese (Genova, 1994); Augusto Ficele (Terlizzi, 1992); Ella Frears (Truro, 1991), traduzioni di Lorenzo Mandelli; Gabriele Galloni (Roma, 1995); Mario Gennatiempo (Cinquefrondi, 2001); Federica Gullotta (Faenza, 1991); Michele Lazazzera (Pisticci, 1995); David Leo (Malaga, 1988), traduzioni di Daniel Cundari; Aleksandr Malinin (Joškar-Ola, 1991), traduzioni di Paolo Galvagni; Diego Marcon (Busto Arsizio, 1985); Gerardo Masuccio (Battipaglia, 1991); Antonio Merola (Roma, 1994); Manuel Micaletto (Sanremo, 1990); Luca Minola (Bergamo, 1985); Iacopo Pesenti (Milano, 1990); Adalber Salas Hernández (Caracas, 1987), traduzioni A. Pellegatta; Monica Sok (Lancaster, 1990), traduzioni di L. Mandelli; Tomás Sottomayor (Porto, 1994), traduzioni di R. Maggiani; Sara Torres (Gijon, 1991), traduzioni di A. Pellegatta; Francesco Maria Tipaldi (Nocera Inferiore, 1986); Riccardo Zippo (Gagliano del Capo, 1992). «Il volume – dichiarano all’unisono Dagnino e Pellegatta -, non si limita a raggruppare una manciata di nomi ma si pone come proposito di offrire un taglio particolare rispetto alla situazione della poesia e al suo continuo e sotterraneo movimento. Una poesia il più possibile immune all’effetto amalgama, assai diffuso, che quasi delinea una sorta di poeta-massa. Il campo d’azione su cui operano, con insistenza, gli autori raccolti in questa antologia, è quello stilistico: conseguire una riconoscibilità immediata e incontrovertibile attraverso lo stilema. Ovvero, ciò che è riconoscibile, per una volta, è la diffusa e generale capacità di pensare e agire sulla struttura dei testi, di eludere i modelli standard di approccio alla poesia». Piace concludere con i versi della catanese Dina Basso, straordinaria cesellatrice, narratrice singolare di un mondo (il nostro) dalla soglia assoluta: «L’ossa muti lassu / ca parranu ppi mia / – ogni denti canuscia / a megghia parola / ca si lassa pinsari, ma / mora ‘na ucca / e morta ‘rresta na gola» – («Le ossa mute lascio / che parlino al mio posto / – ogni dente conosce / la parola migliore / che si lascia pensare, ma / muore nella bocca / e morta resta nella gola»).

(la versione ridotta di questa segnalazione a cura di Grazia Calanna, è apparsa sul quotidiano LA SICILIA del 23.02.2020, pagina Cultura, rubrica “Ridenti e Fuggitivi”).

 

 

Testi da Planetaria – 27 poeti del mondo nati dopo il 1985, Taut Editori Milano
(scelti dai curatori, Massimo Dagnino e Alberto Pellegatta)

 

Ella Frears (Truro, Regno Unito 1991)

I ASKED HIM TO CHECK THE ROOF, THEN TOOK THE LADDER AWAY

All night I enjoyed the lie: not feeling well, upstairs in bed but sends his love.

I could feel his frustration above me, through the ceiling; could feel it
so strongly that it was as though my chest were the roof and he was trapped
inside me. How will we go on after? I thought, how will I end this?

He hadn’t called for help. Maybe he’d worked out a way down
but I didn’t think so. The dinner party was wonderful.
As the guests left I looked up and realised that there was no moon.

Shine, darling. I whispered. And from behind the chimney rose his little head.

*

GLI HO CHIESTO DI CONTROLLARE IL TETTO, POI HO PORTATO VIA LA SCALA

Tutta notte ho goduto della bugia: un po’ indisposto, è su a letto ma manda cari saluti.

Sentivo la sua frustrazione sopra di me, attraverso il soffitto; la sentivo
così forte che era come se il mio petto fosse il tetto e lui era intrappolato
dentro di me. Come andremo avanti poi? Ho pensato, come la farò finita?

Non aveva chiesto aiuto. Magari aveva trovato un modo per scendere
ma ne dubitavo. La cena è stata meravigliosa.
Mentre gli ospiti se ne andavano ho guardato in su e mi sono resa conto che non c’era luna.

Brilla, tesoro. Ho sussurrato. E da dietro il comignolo è sorta la sua testina.

*

FUCKING IN CORNOVAGLIA

The rain is thick and there’s half a rainbow
over the damp beach; just put your hand up my top.
I’ve walked around that local museum a hundred times
and I’ve decided that the tiny, stuffed dog,
labelled: the smallest dog in the world is a fake.
Kiss me in a pasty shop with all the ovens on.
I’ve held a warm, new egg on a farm and thought about fucking.
I’ve held a tiny green crab in the palm of my hand.
I’ve pulled my sleeve over my fingers and picked a nettle
and held it to a boy’s throat like a sword.
Unlace my shoes in that alley and lift me gently onto the bins.
The bright morning sun is coming and coming
and the holiday children have their yellow buckets ready.
Do you remember what it felt like to dig a hole all day
with a tiny spade just to watch it fill with sea?
I want it like that – like water feeling its way over
an edge. Like two bright-red anemones in a rock-pool,
tentacles waving ecstatically.
Like the gorse has caught fire across the moors and you
are the ghost of a fisherman, who always hated land.

*

SCOPARE IN CORNOVAGLIA

La pioggia è spessa e c’è un mezzo arcobaleno
sulla spiaggia umida; mettimi la mano fin sopra.
Ho camminato per quel museo di paese centinaia di volte
e ho deciso che il cagnolino imbalsamato,
etichettato: il cane più piccolo del mondo, è un falso.
Baciami in un panificio di pasty con tutti i forni accessi.
Ho stretto un uovo fresco e caldo in una fattoria e ho pensato a scopare.
Ho stretto un piccolo granchio verde nel palmo della mano.
Ho teso la manica fin sopra le dita e ho raccolto un’ortica
e l’ho stretta contro la gola di un ragazzo come una spada.
Slacciami le scarpe in quel vicolo e sollevami delicata sui cassonetti.
Il sole luminoso del mattino viene e viene
e i bambini vacanzieri sono pronti con i loro secchi gialli.
Ti ricordi cosa si provava a scavare un buco tutto il giorno
con una paletta solo per vederlo riempirsi di mare?
Lo voglio così – come l’acqua che indovina un percorso al di sopra
del bordo. Come due anemoni rosso accesso in una pozza di marea,
i tentacoli in onde estatiche.
Come se la ginestra si è incendiata attraverso la brughiera e tu
sei il fantasma di un pescatore, che ha sempre odiato la terra.

*

Mario Gennatiempo (Cinquefrondi, Reggio Calabria 2001)

Sono arrivato deserto
e me ne vado deserto.
Rigoglioso mi ospitò marzo
con ampi festoni di alloro.
L’amata stringeva fiori
la madre allattava il suolo
– ora, la terra è polvere
incastrata nel peso di ogni passo.

*

Ormai è colma di gelo, di buio insonne. L’aurora
divora qualche avanzo di muro, inghiotte
coppe intere di calce viva. A poco a poco
screpola i seni della sera incolta, brucia
sputa gusci di lumache secche, si consuma.
Nulla si affretta a restare nel ventre di primavere
morte – soltanto tarli, doglie, rimasugli
vuoti appiccicati alla pelle.

*

Gabriele Galloni (Roma 1995)

Ai morti si assottiglia il naso. Quando
li sogni se lo coprono. È normale
vederli a volto coperto passare
dal corridoio al bagno alla cucina.

*

I morti guardano alla luna come
un errore, uno sgarbo del creato;
pensano infatti che sia cosa messa
lì per illuderli (non percorribile).
L’imitazione di un antico sesso
senza ingresso né uscita né sala
d’attesa.

*

Simone Burratti (Narni, Terni 1990)

QUARTI DELLA NOTTE/2

In camera, sulla scrivania, il cervello si espande. Sotto la lampada si esibiscono le mani bianche. I polpastrelli provano il vetro del bicchiere, punto di ancoraggio di tutto il corpo; gli occhi si stringono con una sofferenza.
Ogni qualche minuto lo si porta alle labbra con la giusta, calibrata trascuratezza. Il liquido scivola lungo il sangue, fa rovesciare la testa all’indietro: in questo modo è possibile stiracchiare il collo e, nello stesso tempo, interrogare il soffitto.

*

QUARTI DELLA NOTTE/3

Voglia di uscire a cercare la notte. L’inquadratura si allontana, rivelando una spalla contro la colonna, mentre si resta attoniti col naso all’insù: il cielo si è liberato.
L’odore degli alberi, le stelle fisse: tutto torna a significare qualcosa. Ci si sente di nuovo bambini e si immaginano cose.

*

Aleksandr Malinin (Joškar-Ola, Russia 1991)

Поднимается тревога, тупая стрела
пронизывает оба яблока,
первая передаётся через семя,
вторая летит прямо в сердце.

*

Si leva l’angoscia, una freccia ottusa
trafigge entrambe le mele,
la prima si trasmette attraverso il seme,
la seconda vola proprio sul cuore.

*

Сердце оттает,
сердце, оно как снег,
в огне не горит,
в воде не тонет,
подаётся холодным,
ничего не таит.

*

Il cuore si sgelerà,
il cuore è come la neve,
nel fuoco non brucia,
nell’acqua non affonda,
pare freddo,
non scioglie nulla.

*

Francesco Maria Tipaldi (Nocera Inferiore, Salerno 1986)

NOVELLA TERZA

L’uva fragola sarebbe stata causa di enormi
terribili diarree
Lo sapevano Nahum e i profeti tutti.

Le feci divennero molli
I ragazzi provarono il sentimento dei vitelli.

*

VARIAZIONI SUL VIAGGIO DEI MAGI DI T.S. ELIOT

fummo molto insultati nel cammino
e nel deserto ci tiravano le ossa dei cammelli

e la stella cambiava direzione come un pesce
nello stagno, ma chi cerca per noia
non perde coraggio e noi continuammo

e le notti erano umide di pioggia e ci venivano i malanni

bevemmo vino fino a perdere la strada
fino a trovare la cometa nelle pozze
fummo carnali e fummo in vita
(Dio)

un giorno, il giorno meno bello trovammo
il bambino putrefatto
il bambino che salvava nato morto

e scese tanta candida neve, facemmo ritorno

e il dono fu lo spreco e lo spreco fu il dono.

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