#Orienti_9
Pur immerso nella vorticosa girandola dei mutamenti storici, e prendendovi parte come è giusto che sia, il poeta rimane fedele alla comunicazione con le forze che governano i submovimenti del cosmo. È un’antenna, il poeta, rivolta verso il celeste o il sotterraneo (e forse non c’è differenza) che si mette a servizio dell’infinitamente grande o piccolo. Tale premessa ci è sembrata necessaria per avvicinarci al caso di Edward Estlin Cummings, che nasce autorialmente in grembo alla stagione del modernismo, ovvero quel periodo segnato da futurismi, vorticismi, da una concezione dell’arte come evento dinamico, plurimo, scomposto, frantumato verbalmente e nei linguaggi. A un primo impatto è evidente che la poesia di EEC segue piste di sperimentalismo – rese sulla pagina anche mediante espedienti grafico-visivi – che fanno inciampare la sintassi in una ruminazione verbale che ha molto di un borbottìo disarticolato (un “mormorio di stelle”, come direbbe McCarthy?); salvo poi trovarsi di fronte alla limpidezza di affermazioni come questa: 
Il punto è che la cifra dello stupore di fronte al mistero e alla bellezza della Creazione appartiene totalmente alla poesia di Cummings, tanto che in alcuni passaggi salienti essa diventa una vera e propria “meditazione” francescana sulla fragilità del creato. Come dire che a una soggettività umana scissa e logorata, anche dalla realtà storica a cavallo tra le due guerre mondiali, EEC contrappone un «cuore aperto ai piccoli / uccelli che sono il segreto del vivere». Il poeta è un cantore che mastica una lode incessante alla maestà dell’universo; che sia nei toni accesi dall’eros («ti / amo capisci… sento il tuo corpo / lesto afferrarmi come bianchi frizzi») o nelle forme gnomiche di una sapienza antica («Preferirei imparare a cantare da un solo uccello / che insegnare a diecimila stelle a non danzare») non ha importanza, ciò che conta è l’afflato di un cuore intero, il cuore-Uno di cui cantano i Salmi, che si ricongiunge alla sorgente. Da questo punto di vista la poesia di cui stiamo parlando è un riuscitissimo esempio di come l’espressione artistica riesca a connettere nello stesso piano il particolare della contingenza storica con l’anelito umano all’universale. Chi non sente il canto d’Amore che genera l’universo, ci ricorda EEC, non è moderno, è “soltanto” morto. E non c’è tragedia più grande che essere a pezzi, sparpagliati e nelle fauci di un nulla che ha inghiottito soprattutto la speranza.
Pietro Russo
(da E. E. Cummings, Poesie, Einaudi, Torino 1998, trad. Mary de Rachewiltz)
mi piace il tuo corpo quand’è col tuo
corpo. È una cosa tanto nuova.
Muscoli meglio e nervi di più.
mi piace il tuo corpo. mi piace quel che fa,
e il come. mi piace sentir la sua spina
dorsale, le sue ossa e il tremolante
-liscio-sodo che bacerò
ancora ancora e ancora
di te mi piace baciare questo e quello,
mi piace, lentamente accarezzare, il folto
elettrico pelo, e quel che viene a carne
che si separa…. E occhi grandi briciole d’amore,
e forse mi piace il brivido
di sotto me te così nuova
***
da sì lungo il mio cuore è stato col tuo
chiuso fra le braccia flesse nel buio
dove nuove luci germinano e
crescono,
da tempo la tua mente è entrata nel
mio bacio come forestiero
nelle strade e nei colori d’una città-
che forse ho scordato
come, da sempre(da
quest’affrettata crudezza
di sangue e di carne) Amore
conia il suo più graduale gesto,
e affila la vita a eternità
-poi le nostre metà distaccandosi divengono musei
zeppi di ricordi bene impagliati
***
sempre sia il mio cuore aperto ai piccoli
uccelli che sono il segreto del vivere
qualsiasi loro canto è meglio del sapere
e gli uomini che non li sentono sono vecchi
sempre la mia mente vaghi affamata
intrepida assetata e agile
e anche s’è domenica il torto sia mio
ché se la gente ha ragione non è giovane
e che io non faccia mai nulla di utile
e il mio amore per te sia più che sincero
perché nessuno giammai fu così stolto
da non attirarsi con un sorriso il cielo
***
sii soprattutto giovane e lieto.
Se sei giovane, qualsiasi vita
assumerai diventerà te;e se lieto
tutto ciò che vive diverrà te stesso.
A ragazzeragazzi serviranno ragazziragazze:
io so assolutamente amare solo
colei che misteriosa riveste d’infinito
la carne dell’uomo;e nella sua mente il tempo
annulla a che mai pensi,dio non voglia
e(misericordioso)protegga chi ti ama:
qui sta sapienza,la tomba del feto detto
progresso,e della negazione il morto nonfato.
Preferirei imparare a cantare da un solo uccello
che insegnare a diecimila stelle a non danzare








