1Libroin5W.: “La violenza non fa differenze” di Patrick Battipaglia. “La violenza è un fenomeno unico: cambia bersaglio ma conserva le stesse radici culturali, psicologiche e sociali”

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Chi?
I protagonisti del libro sono le vittime silenziose della violenza – animali e persone – unite da un destino comune troppo spesso ignorato. La violenza non conosce confini di specie: non distingue tra una mano e una zampa. Chi è capace di infliggere sofferenza a un animale non lo fa per istinto o ignoranza, ma per una distorsione profonda della propria empatia, la stessa che può, in altre circostanze, tradursi in violenza verso un essere umano.

Cosa?
Comprendere l’origine della violenza e le connessioni sottili tra violenza sugli animali e violenza sugli esseri umani sono i temi principali attraverso i quali si snoda il libro. Violenza sugli animali e violenza sugli esseri umani sono facce della stessa medaglia, espressioni della stessa matrice culturale. Nel libro spiego, avvalendomi di studi ed evidenze scientifiche, che la violenza domestica e sociale nasce, spesso, in contesti dove la sopraffazione è normalizzata. Il libro affronta il legame tra violenza sugli animali e violenza sugli esseri umani, mettendo al centro il tema dell’empatia e della cultura del dominio. L’obiettivo è mostrare che la violenza non è mai isolata, ma nasce da un unico meccanismo. Comprenderlo è fondamentale per riconoscerla, prevenirla e costruire una società del giusto. Nel libro racconto ed analizzo, ad esempio, le tristi vicende di Leone, Angelo, Amarena, Green, Bruno e Aron. Animali vittime della violenza umana, diventati simboli di un dolore silenzioso che chiede di essere finalmente riconosciuto.

Quando?
L’idea di questo libro è maturata nel tempo. Ogni denuncia che ho presentato, ogni caso di cui mi sono occupato, ha rafforzato in me la convinzione che fosse necessario raccontare e spiegare le dinamiche, spesso cieche e incomprensibili, della violenza contro gli animali. La vera svolta, però, è arrivata il 20 giugno 2024, a Francofonte (SR). Mi trovavo in piazza Garibaldi, con il microfono in mano, davanti a una comunità riunita per protestare contro la brutale uccisione di due gatti: Scream e Pallino. In quel momento, spinto da una rabbia profonda per un fatto così grave e assurdo, ho avuto una consapevolezza chiara: la violenza non fa differenze. Colpisce allo stesso modo animali ed esseri umani. E, troppo spesso, chi è capace di accanirsi contro un animale dimostra una predisposizione che può estendersi anche verso le persone. Da lì è nata l’urgenza di scrivere questo libro.

Dove?
L’idea di questo libro è nata e cresciuta nel tempo, passo dopo passo, attraverso il mio impegno nella difesa dei diritti degli animali. Durante i tanti interventi e le numerose iniziative che mi hanno portato a percorrere l’Italia da nord a sud per denunciare casi di maltrattamento e violenza, ho avuto modo di osservare una realtà spesso sottovalutata. Parallelamente, seguendo diversi casi di cronaca legati alla violenza domestica, ho riscontrato un elemento ricorrente: la presenza di episodi di crudeltà nei confronti degli animali. Mi sono reso conto che, molto spesso, la violenza non si ferma a una sola vittima, ma segue schemi comuni che possono colpire sia gli animali sia gli esseri umani. Questa consapevolezza ha acceso in me il desiderio di approfondire il tema e di raccontarlo attraverso un libro. Così è nato “La violenza non fa differenze”: dall’esigenza di far comprendere che la violenza è un fenomeno unico, che cambia bersaglio ma conserva le stesse radici culturali, psicologiche e sociali”.

Perché?
Le ragioni che mi hanno spinto a scrivere “La violenza non fa differenze” sono innanzitutto culturali e sociali. Per troppo tempo la violenza contro gli animali è stata considerata un fenomeno secondario, quasi separato dalle altre forme di aggressività che colpiscono la nostra società. In realtà, numerosi studi e molti casi di cronaca dimostrano che esiste una stretta connessione tra la crudeltà verso gli animali e la violenza esercitata sugli esseri umani.
Con questo libro ho voluto contribuire a superare una visione frammentata del problema, mostrando come la violenza abbia spesso le stesse radici, indipendentemente dalla vittima che colpisce. Comprendere questo legame significa poter prevenire meglio fenomeni come il maltrattamento animale, la violenza domestica, il bullismo e altre forme di abuso. Ho scritto questo libro anche per dare voce a chi non può difendersi e per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza del rispetto per ogni forma di vita. Credo che il grado di civiltà di una società si misuri anche dalla capacità di proteggere i più vulnerabili, siano essi animali o esseri umani. “La violenza non fa differenze” vuole quindi essere non solo una denuncia, ma anche uno strumento di riflessione e di consapevolezza, capace di stimolare un cambiamento culturale fondato sull’empatia, sul rispetto e sulla responsabilità.

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DAL GATTO ALLA VITTIMA UMANA: IL PRELUDIO DELLA VIOLENZA
La criminologia moderna riconosce un pattern inquietante: molti autori di crimini violenti su persone hanno iniziato la loro “carriera criminale” con azioni crudeli sugli animali. Il caso di Luke Trevor Woodham, avvenuto nel 1997 negli Stati Uniti, è emblematico. A soli 16 anni, Woodham uccise brutalmente il proprio gatto Sparkle, colpendolo e accoltellandolo più volte prima di bruciarne il corpo. In un diario successivamente ritrovato, scrisse che l’atto gli aveva fatto “provare potere” e che lo aveva “rafforzato” per affrontare quello che sarebbe venuto dopo. Pochi mesi dopo, Woodham entrò armato nella sua scuola superiore di Pearl, Mississippi, uccidendo due compagne di classe e ferendo altre sette persone. Gli psicologi che lo esaminarono dopo l’arresto evidenziarono che l’omicidio dell’animale era stato una tappa preparatoria, un esperimento di sopraffazione che aveva abbattuto la barriera emotiva verso la violenza. La vicenda di Luke Trevor Woodham non è un caso isolato. Serial killer come Jeffrey Dahmer o Ted Bundy hanno entrambi ammesso di aver inflitto sofferenze a piccoli animali durante l’infanzia o l’adolescenza. In Dahmer, in particolare, l’escalation è stata evidente: iniziò catturando animali, sezionandoli e conservandone parti del corpo, per poi passare a esseri umani. Questi esempi storici dimostrano come la crudeltà sugli animali non sia un episodio a sé, ma un campanello d’allarme di pericolosità sociale. In tal senso, ignorare o minimizzare la crudeltà sugli animali significa non vedere il preludio di tragedie più grandi. (estratto da pagina 25 e 26 del libro “La violenza non fa differenze”).


Patrick Battipaglia (Svizzera, 1972) è giornalista e scrittore. Attivista per i diritti degli animali, dal 2022 è capo ufficio stampa del Partito Animalista Italiano. Nella sua attività di comunicatore e divulgatore, unisce etica, cultura e impegno civile per promuovere una società più empatica e consapevole. “La violenza non fa differenze” è la sua riflessione più matura su legame tra crudeltà e indifferenza, un invito alla responsabilità morale di ciascuno di noi.

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