Libri che rubano il sonno.: “Café Allongé” di Antonella Sgroi, Algra Editore

Libri che rubano il sonno
rubrica a cura di Agata Cardillo

 

«Non aspettare niente, se non l’inatteso». La citazione di Christian Bobin in apertura racchiude perfettamente il senso di “Café Allongé” di Antonella Sgroi: un romanzo intimista e atmosferico, costruito sulla memoria, sul tempo e sulla persistenza dei sentimenti.
La protagonista, Anna Silvani, è una dottoressa italiana trasferitasi a Parigi, dove lavora presso il prestigioso ospedale La Pitié-Salpêtrière. In una fredda giornata d’inverno, mentre si trova nel suo appartamento di Rue Claude Bernard, davanti a un café allongé e alle note malinconiche di Caetano Veloso, un messaggio vocale irrompe nella sua quotidianità. A cercarla è Sergio Palmieri, un uomo appartenuto a un passato lontano venticinque anni.
Un quarto di secolo prima, nella Sicilia delle Madonie, tra Anna e Sergio era nata un’amicizia intensa, fatta di stima, confidenze e di un’attrazione mai del tutto confessata. Entrambi erano allora legati a matrimoni apparentemente felici e avevano lasciato che quel sentimento rimanesse sospeso, affidandolo al tempo.
Ora, attraverso telefonate e messaggi, quel legame si riaccende. Sergio decide infine di raggiungere Anna a Parigi, ufficialmente per uno stage professionale. L’incontro reale trasforma però la memoria in qualcosa di più complesso: un sentimento intenso, carnale e spirituale, capace di riaprire possibilità che sembravano ormai definitivamente chiuse.
La narrazione procede attraverso un’efficace alternanza tra presente e passato. Il passato illumina il presente e, allo stesso tempo, il presente restituisce nuovi significati a ciò che era rimasto sospeso. L’amore tra Anna e Sergio non nasce all’improvviso, ma emerge come una corrente sotterranea che attraversa gli anni per riaffiorare quando le circostanze sembrano finalmente consentirlo.
Anna è il vero fulcro del romanzo. È una donna colta, sensibile e autonoma, ma anche profondamente vulnerabile. Come medico, si interessa all’omeopatia e al rapporto tra corpo, emozioni ed energia, interpretando la cura come ascolto globale della persona. Questa visione riflette il suo stesso modo di stare al mondo. La sua lucidità, tuttavia, convive con la paura dell’abbandono. Il ritorno di Sergio la costringe così a confrontarsi con il desiderio, con la dipendenza affettiva e con la necessità di distinguere l’amore reale dall’immagine idealizzata che il tempo può aver conservato.
Sergio, al contrario, è un uomo controllato, dalla mente matematica, che lavora come informatore scientifico. Dietro la routine siciliana e un matrimonio ormai svuotato, mantenuto soprattutto per quieto vivere, nasconde il timore della sofferenza e del cambiamento. L’incontro con Anna lo risveglia intellettualmente e sensorialmente: torna a studiare, a leggere e a fare sport. Ma questa rinascita mette anche in evidenza i suoi limiti e la sua irresolutezza, soprattutto di fronte all’incapacità di recidere i legami familiari.
È proprio questa asimmetria a rendere il loro rapporto credibile e doloroso. “Café Allongé” non racconta un amore semplice o salvifico, ma un legame che illumina e ferisce allo stesso tempo, mettendo a nudo paure, illusioni e contraddizioni nel delicato rapporto tra sentimento e destino.
Accanto alla vicenda amorosa, anche lo spazio geografico assume un ruolo centrale. Parigi non è un semplice sfondo, ma una presenza viva che accompagna il percorso emotivo di Anna attraverso una vera e propria mappa dei sentimenti: da Rue Mouffetard all’Île Saint-Louis, dal Quartiere Latino alle sale del Musée de l’Orangerie.
I numerosi riferimenti culturali, da Hemingway a Joyce, da Descartes e Baudelaire fino a Camille Claudel, non appaiono semplicemente ornamentali, ma diventano strumenti attraverso i quali la protagonista interpreta il mondo e, in qualche modo, anche se stessa. La città, l’arte, la letteratura e la storia si intrecciano così alla sua esperienza personale.
Di contro, il mare siciliano, da Mondello a Marsala, rappresenta il richiamo ancestrale delle origini: un elemento pacificatore, capace di restituire ad Anna il senso dell’appartenenza e il contatto con una parte profonda della propria identità.
La scrittura di Antonella Sgroi sposa una logica della lentezza e dell’attenzione. La prosa è limpida, misurata e fortemente sensoriale, ricca di dettagli concreti che si trasformano in segnali interiori: il sapore di un caffè, il profumo del fleur d’osmanthus, i colori delle arance, la luce di un’abat-jour, la morbidezza di un bacio o il tocco silenzioso di una mano.
Sono proprio questi piccoli dettagli a dare al romanzo la sua particolare atmosfera. Café Allongé non è una storia dominata dall’azione o dai colpi di scena: è un libro in cui molto accade dentro i personaggi. La narrazione richiede quindi un lettore disposto a rallentare e a lasciarsi guidare dalle emozioni, dai pensieri e dalle atmosfere.
Antonella Sgroi racconta un amore adulto, tardivo e adulterino senza trasformarlo in una semplice storia di passione e senza cedere a giudizi morali. L’amore diventa piuttosto un’occasione per interrogarsi sul tempo, sul destino, sul non-attaccamento e sulla possibilità di concedersi una seconda occasione senza necessariamente rinnegare il proprio passato.
In definitiva, “Café Allongé” è un romanzo delicato e malinconico, una lettura raffinata e meditativa sulla persistenza dei sentimenti e sulla distanza, spesso dolorosa, tra il ricordo e la realtà.
Perché talvolta il tempo non cancella ciò che abbiamo provato: lo conserva, lo trasforma e, quando meno ce lo aspettiamo, può riportarcelo davanti. Ma ritrovare qualcuno non significa necessariamente ritrovare ciò che eravamo con quella persona.
Ed è forse proprio questo il cuore più autentico del romanzo: il coraggio di riconoscere che un amore può essere stato vero, intenso e profondamente significativo, pur appartenendo ormai al passato.

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