1Libroin5W.: Maria Antonietta Ferraloro, “Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Il Gattopardo raccontato alle ragazze e ai ragazzi”, Gallucci Editore.

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Chi e Cosa?

Al centro del mio libro c’è la figura sfuggente, persino misteriosa, di uno dei più grandi protagonisti della letteratura contemporanea. Quella di un principe decaduto che risponde al nome di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, il celebre autore del Gattopardo, di cui mi occupo ormai da quasi un ventennio.

Per quanto possa sembrare strano, bisogna dare ragione ad uno dei più dei suoi più autorevoli biografi, Andrea Vitello, e cioè che Tomasi sia un personaggio tanto famoso quanto poco conosciuto. E, in effetti, la sua vita può apparire una fila insulsa di giorni tutti uguali, anonimi. Per nulla interessanti.

Ma se spostiamo il punto di messa a fuoco e proviamo a raccontare quest’uomo da altre angolazioni, a coglierlo all’interno delle sue costellazioni affettive, ad esempio; o proviamo a ricostruire gli anni in cui prende forma lo “studio matto e disperatissimo” del suo lunghissimo apprendistato, ecco che accade qualcosa di inatteso. I contorni della sua esistenza appaiono meno sfumati. La sua storia personale acquista consistenza. L’uomo di genio e lo scrittore si incontrano.

Mi interessava cambiare la messa a fuoco su questo grande protagonista della storia letteraria. Restituire istantanee diverse della sua quotidianità e del suo magistero narrativo. Raccontare il Principe attraverso le sue relazioni familiari, la paternità tardiva, i soggiorni orlandini. E l’amore irriducibile per la letteratura e la bellezza che essa sa esprimere, di cui si è servito come fosse una bussola, nel viaggio difficile e doloroso della sua esistenza. Soprattutto, ho cercato di sbirciare quanto più possibile nella “stanza della scrittura”. Nel laboratorio privato dove la sua immensa,vertiginosa cultura, la sua sapienza, incontrano un foglio bianco e prendono la forma superba delle parole scritte.

Quando?

Sono stata a lungo un’allieva mediocre ed una pessima lettrice. Ma nel momento in cui ho cominciato ad accostarmi ai libri ‒ grazie alla scuola e ad alcuni docenti meravigliosi, come quello di Lettere, il Prof. Giuseppe Celona ‒ da quel momento, non ho più potuto farne a meno.

Così, ho immaginato, per un compleanno di molti e molti anni fa, di mia figlia, di regalarle anche una lettera in cui provavo a raccontarle quanto sia divertente, piacevole e importante incontrare il prima possibile dei grandi autori e lasciarsi trasportare, da loro, nelle città vaste e incantate della grande letteratura.  Avevo già cominciato a occuparmi da studiosa di Tomasi e, dunque, mi è venuto naturale, mettere questo autore al centro della lettera-regalo.

Alla fine ne era venuto fuori un libro, che ha avuto molta diffusione nelle scuole.

Il nuovo libro che ho pubblicato invece adesso con l’editore Gallucci, e che si intitola Il Gattopardo raccontato alle ragazze e ai ragazzi, riprende lo stesso spirito di quello precedente. Non rinuncia ad essere un agevole libro-mappa, che le ragazze e i ragazzi possono maneggiare a loro piacimento e utilizzare come portale d’ingresso per approdare alla lettura di questo grande autore e  a quella dei Classici in genere. Si propone però di essere anche altro. 

Però, stavolta, ho cercato di renderlo un racconto adatto anche agli adulti. Il mio desiderio era quello di invogliare coloro che ancora non hanno mai preso tra le loro mani Il Gattopardo, a iniziare a leggerlo. E di consegnare, a coloro che invece si sono già innamorati di questo capolavoro, nuove chiavi d’accesso al mondo lampedusiano.

Dove?

Come racconto nelle pagine iniziali, ho iniziato a scrivere questo libro molti anni fa, alle prime luci del giorno. Molte ore prima che la casa – figlia marito gatto- si svegliasse e ciascuno di noi venisse travolto dalle incombenze quotidiane. In realtà, sebbene io abbia da sempre “una stanza tutta per me”, uno spazio di studio segreto e privato, che può accogliermi in qualsiasi momento io desideri, rimane ancora qualcosa di molto pudico che accompagna l’atto dello scrivere di noi donne. Un retaggio antichissimo. Obbediamo sempre a una sorta di riflesso incondizionato. Ci vergogniamo come stessimo sottraendo qualcosa a chi amiamo, e non stessimo invece aggiungendo vita a noi e a loro – è evidente che ci sia ancora parecchia strada da percorrere. Comunque, la lettera-mappa ha preso forma in questi primi momenti sospesi. Tutti miei. E, poi, mano a mano, ha reclamato sempre più cure. Mi sono divertita moltissimo a scriverla.

Perché?

Credo che l’autore sia la persona meno indicato a parlare del proprio lavoro. O, almeno, nel mio caso è così. Se, però, smetto di riflettere e mi abbandono all’istinto, mi vengono in mente due cose. La prima è che il mio libricino prova a raccontare un Tomasi diverso, a tratti sorprendente; e a farne un ritratto a tutto tondo. Il secondo è che parla moltissimo di sogni. Di quanto siano importanti e necessari e irrinunciabili nella vita di ciascuno di noi. Il Gattopardo è stato un sogno che Tomasi ha coltivato dentro di sé per un’intera vita.  E sebbene non abbia potuto godere del meritato successo che questo capolavoro gli ha portato in dono, visto che è stato pubblicato dopo la sua morte, noi lettori continuiamo a celebrare la grandezza dell’opera e dello scrittore che l’ha partorita. Il suo amatissimo sogno continua a risplendere in tutto il suo fulgore.

Scelto per voi

Non so mai se quello che sto scrivendo si trasformerà o meno in qualcosa di pubblicabile.  Sono una studiosa e per me la cosa principale è, per l’appunto, ritrovarmi tra i miei libri, perdermi e ritrovarmi nel dedalo delle mie carte.

Tuttavia, a mano a mano che la lettera-regalo di Giulia cresceva, mi rendevo conto che desideravo avesse le cadenze di un racconto e, in particolar modo, di un racconto orale. Che potesse cioè diventare qualcosa che valesse la pena di ascoltare anche ad occhi chiusi. Desideravo che le pagine che accumulavo l’una sull’altra provassero ad andare incontro a quel bisogno di affabulazione di cui non possiamo fare a meno sin dalla notte dei tempi. Sin da quando noi creature umane siamo apparse sulla Terra. Ci sono riuscita? Non lo so. Ma certo è stato bello provarci.

Sono docente e formatrice. Credo profondamente nella scuola. E sono sempre più convinta che per preparare i ragazzi a un’adultità consapevole, responsabile ed empatica; per renderli cioè capaci di orientarsi nella complessità di questo mondo, di abitare pienamente il loro presente, sia necessario  riportare i Classici nel loro orizzonte di senso. Solo da queste opere immortali possiamo attingere una conoscenza profonda dei nostri animi e della condizione umana. I Classici nutrono il pensiero, poiché ci consegnano parole (necessarie, irrinunciabili, imprescindibili) per dire e per fare – ogni parola è cosa viva, e ci fa vivere, non dovremmo dimenticarlo mai. Infatti, come dice Simon Weil in uno dei passaggi più belli del suo La Persona e il sacro : “ laddove vi è un grave errore di vocabolario è difficile che non vi sia un grave errore di pensiero.”

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Maria Antonietta Ferraloro – PhD in Storia della cultura. Tutor coordinatrice presso l’Alta Scuola di Formazione insegnanti dell’Università di Catania. Docente e saggista, è autrice e formatrice del Gruppo Mondadori. Scrive, per Treccani.it e Focus Scuola, di intelligenza emotiva e neurodidattica. Studiosa di Lampedusa, ha dedicato allo scrittore vari libri. Tra questi: Tomasi di Lampedusa e i luoghi del Gattopardo (Pacini, 2017; n.e accresciuta 2024); Il Gattopardo raccontato alle ragazze e ai ragazzi (Gallucci, 2026). È stata inoltre consulente scientifica e coprotagonista del TG2 Dossier RAI “Sulle tracce del Gattopardo”. È consulente per la cultura per Enti pubblici e privati.

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