Antonio Prete, “Tutto è sempre ora”.

Antonio Prete, “Tutto è sempre ora”.

Fin dal titolo (da Eliot) i versi di Antonio Prete indagano lo statuto di realtà che si mostra oltre l’ordine visibile del tempo. In ogni istante c’è una compresenza di passato, presente e futuro. Ma la compresenza è anche ulteriore e contempla il non accaduto, il non vissuto: «Quel che non ebbe svolgimento è qui, | con una veste scura, | quel che accadde è spoglio d’ogni fulgore, | soltanto il non vissuto ha una baldanza | quasi fresca: “perché”, sembra sussurri, | “non camminammo insieme, | almeno per un tratto?”». Quella di Prete è una sorta di fratellanza verso ciò che poteva essere ma non è stato, e forse non sarà mai. Non sappiamo che cosa appartiene «al vortice dell’essere e apparire, | al fuoco di consunzione e rinascita». Non dobbiamo essere presuntuosi del nostro certificato di esistenza in vita. L’invisibile ci circonda. «Una bolla | è il mondo gonfia di niente | che fluttua piano nell’aria | sotto un cielo di stelle spente». Ma queste meditazioni si inverano nelle bellissime descrizioni della natura. Come Prete scrive in un distico: «Il battito, qui, dei pensieri è prossimo | al respiro degli ulivi». È questa prossimità alla natura che permette di accogliere nei versi presenze stellari e animali, fino alle figure d’apparenza che animano l’ultima sezione del libro.

 

 

tre poesie da “Tutto è sempre ora”, Einaudi, 2019.

 

E camminano i morti lungo le rive
deserte di tempo.
Non calpestano ghiaia né erba.
Hanno del mondo solo un’idea,
una nuvola-idea.
                           Una bolla
è il mondo gonfia di niente
che fluttua piano nell’aria
sotto un cielo di stelle spente.

 

 

I testimoni

Nel giorno del giudizio gli animali daranno testimonianza per te, diceva. Perché i loro occhi sono la chiarità del mattino intorno ai tuoi pensieri. Vedono nei tuoi lineamenti il disegno del desiderio. Decifrano nel tuo gesto quel che esso ha in comune con l’agitarsi delle piante e con il passaggio delle stagioni. Cerca nel loro sguardo la direzione per scrutare quel che l’orizzonte nasconde.

 

 

Vigilia

Ascolta il silenzio di una sedia,
diceva, e il battito dell’ora
che sospinge il niente verso il niente.
Negli occhi del cane segui le ombre
Del dubbio e i lampi del ricordo.
Decifra le frasi che il vento
scrive sulla sabbia
e le lettere d’aria che gli uccelli
tracciano in volo.
Nel suono della risacca
senti le voci che abitano la luna.

Un po’ più oltre, diceva, è il giardino
segreto dell’invisibile.

 

 

*

Antonio Prete è nato nel 1939 a Copertino, nel Salento. Per molti anni ha insegnato Letteratura comparata all’Università di Siena. Studioso di Leopardi e Baudelaire, saggista molto noto, come poeta ha pubblicato Menhir (2007) e Se la pietra fiorisce (2012), entrambi presso Donzelli. Fra i suoi libri piú recenti: Trattato della lontananza (2008), All’ombra dell’altra lingua. Per una poetica della traduzione (2011), Compassione. Storia di un sentimento (2013), Il cielo nascosto. Grammatica dell’interiorità (2016), tutti da Bollati Boringhieri; Torre saracena. Viaggio sentimentale nel Salento (Manni 2018). Per Einaudi ha pubblicato Tutto è sempre ora (2019).

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