Daria Menicanti, ‘Per una poetica’

Daria Menicanti, ‘Per una poetica’

wayne-thiebaud

estroversi

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Per una poetica

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Di solito succede a questo modo:
dopo un lungo silenzio le parole
anche le più comuni le più
consumate dall’uso e dalla pace
vita riprendono, colore.
Escono ardendo e si aggruppano in corone
di isole in arcipelaghi
o, se hai forza e fortuna, in continenti.
Con quel sapore nuovo con quel
mutante arcobaleno che hanno intorno
a fatica le riconosci e ancora
più a fatica le fermi mentre sciamano
da te veloci: ma è un altrove è un fuori
il grido amoroso intrattenibile
che le incalza saltuario
che le spinge lontano dagli orrori
del vuoto. Cedono a mano a mano
sommesse o sontuose – lo sai –
al divenire al duro precisarsi:
volanti comete di tanto
indugiano quanto una nota
quanto in lastra di specchio una presenza
e subito si arrendono spente
nel nuovo turno di silenzio

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(Daria Menicanti, da “Ultimo quarto”, Scheiwiller, 1990)

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