“La parola poetica è sempre una parola totale”

“La parola poetica è sempre una parola totale”

allo specchio di un quesito

 

Oggigiorno qual è l’incarico della poesia, collegandoci al tuo magnifico saggio “La poesia è un unicorno (quando arriva spacca)*”, più miratamente chiediamo, “non esiste bravo poeta se non esiste bravo lettore”?

Il “non esiste bravo poeta se non esiste bravo lettore” penso sia un tema cruciale non solo per quanto riguarda la poesia, ma l’espressione in genere. Le parole sono di tutti e ricadono sotto la responsabilità dell’intera società, leggere e scrivere, parlare e ascoltare sono attività inscindibili ed è per questo che è importantissimo per un cittadino essere un buon lettore e un buon ascoltatore, per aumentare la sua consapevolezza e anche non farsi ingannare da parole inautentiche.
Il poeta è responsabile di quanto scrive tanto quanto lo è il lettore che ha in mano un suo libro o che ascolta le sue poesie a un reading, il suo compito, incarico, restituire alla parola la sua pienezza. La parola poetica è sempre una parola totale dove non esiste nulla di vietato e tutto ridiventa sensato tramite in vortice sonoro. Penso che oggigiorno, nell’era delle parole usurate e mercificate, lo scopo precipuo della poesia sia quello di farle nuovamente brillare, renderle nuove e ricche, restituire loro una pienezza di senso nelle infinite sfaccettature semantiche.

 

*La poesia è un unicorno (quando arriva spacca)
di Francesca Genti
Mondadori, 2018

Come l’unicorno, animale mitologico piccolo ma invincibile, la poesia è dotata di poteri magici. Ci fa piangere e ridere, ci fa stupire e volare. La si trova ovunque, soprattutto quando e dove non te l’aspetti: sui muri dei bagni della stazione Termini, in bocca al venditore di olive taggiasche del mercato rionale, nel circolo della bocciofila. Nonostante i molti pregiudizi che la vogliono polverosa e antica, talvolta oscura e incomprensibile, la poesia è viva, e anarchica. Non sempre è come uno se la immagina, e spesso fa arrabbiare, mette in crisi, turba, provoca. E amata dalle donne e dagli uomini, dai giovani e dai vecchi. La invocano poeti raffinati, giornalisti di cronaca rosa e nera, ragazzini in scimmia ormonale, aspiranti suicidi. Centrale o marginale nell’intera storia dell’umanità, non ha mai smesso di trasformare il presente, di fare apparire nel mondo cose che prima non c’erano, di anticipare e svelare il futuro rendendo concreto l’indicibile. Insomma, di cambiare il nostro sguardo. Tutti ne parlano, pochi la riconoscono. Si offre e si nega, ed è spesso vittima di enormi fraintendimenti, ma un fatto è certo: quando se ne è toccati qualcosa in noi muta per sempre. Questo libro ci indica dove cercarla, come riconoscerla, e i tanti modi per usarla: per conquistare la propria bella (lirica amorosa) o protestare contro i potenti (poesia civile), per celebrare il proprio ombelico (lirica) o fare divertire un bambino (filastrocca), per mandare a monte un matrimonio sbagliato (invettiva) o cantare l’universo (laude). Rendendo però sempre le nostre vite più ricche, più sensate, più profonde.

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