Nove poesie

Nove poesie

Marlene Dumas, The Teacher  1987

Marlene Dumas, The Teacher 



L’impiccato

 
“Quel che conta
è partecipare”
 
* * *
 
Vuoi giocare con me all’impiccato?
È un gioco semplice, poche le regole.
Otto lettere da indovinare, sei tentativi
per non morire.
 
Argomento: un tòpos letterario.
 
                                                                        * * *
 
 
“S” di silenzio? Ne ho una.
 
 
 
 1

 





S _ _ _ _ _ _ _

 
 
“A” di amore? Nessuna.
 
 
 
 
 2





S _ _ _ _ _ _ _

 
 
“F” di Firenze… errore!
 
 
 3
 
 
 





S _ _ _ _ _ _ _

 
 
“I” come inferno: eccone tre!
 
 
 
 4
 
 





S _ I _ I _ I _

 
 
“L” di luce, “N” di neve,
“U” di umor nero, “Q” come quiete.
 
 
 
 5
 
 





S U I _ I _ I _

 
 
“C” di condanna…
“O” come… omen
“D”: dissoluzione.
 
 
 
 
 6
 
 





SUICIDIO

(Indovinato)
 
 
Il Re
 
Io che da bambino
inventavo
le storie più vere
del mondo
e davo un po’
di spirito
a tutti i miei
giocattoli
risuscitandoli
anche morissero
più volte
 
Io che ridevo
delle sciagure
umane
al telegiornale
mentre piangevo
la caduta
di un eroe
dell’universo
per amore
di una fanciulla
in fiore
in un cartone
animato
 
Io che non avevo bisogno
di nutrirmi di verdure
e non necessitavo
di altro ozio
se non quello
di giocare
 
Io che nel reame
da me inventato
ero il dio
degli eserciti
supremo giudice
del destino
di ogni soldato
al di sopra
delle potenze
come un robot
d’acciaio
 
Come sono arrivato
là dai confini
del regno
dove i disegni
a pastello
non urlano più
tutti i loro colori?
 
Un bambino
più adulto
di tanti
che gioca
coi suoi mondi
invisibili
è ancora
un uomo
 
Ma la chiave d’argento
accesso
ad un regno beato
appartiene
al fanciullo
che ignaro sorride
al futuro
da una fotografia
del passato
 
Davide bambino,
mio Re immortale,
cui l’adulto che divenni
deve tutto
cui tutto è dovuto
per destino
ho cantato
il reame dove
vivi divinamente
l’eternità
di un sogno che non muore
in lettere così piene
d’amore
che non scrissi prima
per custodire intatto
il tuo celeste
giardino
 
Solo piango
di non saper più guardare
col tuo sguardo
alle cose
di adesso
di non trovare
un senso
a un giorno
sempre più stanco
quando il tuo giorno
bambino
era chiarissimo
e non voleva quasi
terminare
 
Ora dormi
e sogna anche per me
quel futuro felice
quale fu per me
il tuo passato
 
E non sai, piccolo Re,
come ti invidio
 
 
Autoritratto
 
Come il falsato conio d’uno spiccio
cui l’occhio al sol vederlo è già distratto
 
Notabile indistinto
 
 
L’enigma
 
Se il pene è la penna
l’inchiostro lo sperma
e la poesia l’embrione
l’enigma vien da sé
 
Sarò un coglione?
 
 
XV – VIII
  
Tra la folla
si sta come
nei vagoni
di pendolari
in un tunnel
lungo tutta
la notte
 
(Il ferragosto
trascorso
in un metrò)
 
 
Social network
 
Esserci
[invisibili]
va così
di moda
oggidì?
 
 
Mano nella mano
 
Dolce sorella,
quanta paura
di perderti
ancora
 
Anni spesi
a cercarti
negli illogici
anfratti
di un sogno
 
Tra migliaia
di volti
confusi
eri a un tempo
l’antidoto
e la droga,
ma ora
che sei qui
non voglio più
pensarci
 
Torniamo a casa
 
So che si prova
a camminare soli
quando è sera
 
Andremo avanti
mano nella mano
 
 
Nel mio costume
(Da supereroe)
 
 
Spoglio
del mio vestito
buono
mi vesto
in fretta
e torno
a fingermi
per te
uomo
di lettere
 
 
 
Enjoy
 
“Duccio
mi ripeteva
la nonna –
la coca cola
non è più
quella di una volta”
 
E lo diceva
senza sapere
che di nascosto
la si annacquava
ché all’età sua
se ne scolava
una bottiglia
intera
 
Ho appreso
da questo
che la vita
più si avanza
più ha il sapore
di un’insensata
perdita
nelle nostre
diluite essenze
 

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