#Orienti_7 Il padre è un albero: La presenza pura di Christian Bobin

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Un padre affetto da Alzheimer e un albero che attraversa l’autunno. Lo sfogliarsi di entrambi, certo, ma soprattutto le radici, che sono invisibili e perciò diventano il segno della “presenza pura”: «Mio padre e quest’albero mi suscitano gli stessi pensieri. Dall’uno, naufragato nel suo spirito, e dall’altro, sorpreso dall’autunno, attendo e ricevo la stessa cosa». Poeta riluttante alla versificazione (e in verità anche a definizioni tranchant tipo questa), Christian Bobin è un autore noto per l’ethos della parola che nasce da un certo modo di porsi in relazione al mondo che potremmo così sintetizzare: osservare senza giudicare, accogliere tutto senza la pretesa dell’analisi. Emblematica è La presenza pura, opera che ha la pasta del canto di lode che non esclude la realtà del dolore – e da ciò si intende che è lode vera, non una posa. Se gli oggetti diretti dello sguardo sono la malattia del padre e la persistenza dell’albero, a comporre questo inno d’amore è proprio la possibilità umana del saper vedere, è l’attenzione, la cura per sé e per il mondo circostante colto nei suoi minimi movimenti, nelle pieghe dell’aria, nelle gradazioni della luce, nei dettagli dei volti incontrati. «C’è una nascita simultanea dei nostri occhi e del mondo, una sensazione di “prima volta” in cui chi guarda e chi è guardato si danno alla luce», scrive Bobin, indicandoci un modo di abitare il tempo e le relazioni umane con occhi lucenti e ritrovati che «fa risalire in superficie il cuore». La sua scrittura impara la luminosità dal creato, nel caso specifico dalla fragilità del padre e dall’albero che si sfronda, “maestri” che gemmano una verità minima ma fondamentale. Così le sue frasi hanno la grazia di una semplicità chirurgica che attraversa una superficie verticale, dalla terra al cielo e viceversa, in cui la profondità è un intreccio di aria e radici, e «la verità non è tanto nella parola ma negli occhi, nelle mani e nel silenzio», è un esercizio di pura presenza che fa sempre nuova la vita.

Christian Bobin, La presenza pura, AnimaMundi, Otranto, 2019.

 

L’albero è di fronte alla finestra della sala. Lo interrogo tutte le mattine: «Cosa c’è di nuovo oggi?». La risposta arriva senza esitazione, portata da centinaia di foglie: «Tutto».

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Contemplando la sala in cui i pazienti ricevono i familiari – sala immensa e vuota quel giorno – mio padre dice, come in sogno: «Guardo ciò che per me non esiste».

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La verità viene da così lontano per raggiungerci che, una volta arrivata da noi, è sfinita e non ha più quasi nulla da dirci. Questo quasi nulla è un tesoro.

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Se san Tommaso mette il dito nelle piaghe del Cristo risorto, non è tanto per porre fine ai propri dubbi, quanto piuttosto perché ci sono momenti in cui la vita se ne è andata così lontano nello smarrimento e in cui la sua presenza è così scottante che non resta altro che tacere – e toccare con la punta delle dita il corpo miracolato dell’altro. Lo sanno a modo loro i Cristi seduti in poltrona di fronte al muro, nella casa di estrema degenza.

 

di Christian Bobin ph in copertina da vocidallisola.it

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