René Corona, L’échancrure du quotidien (L’incavatura del quotidiano)

René Corona, L’échancrure du quotidien (L’incavatura del quotidiano)

 

La lettura del libro di poesie L’échancrure du quotidien (L’incavatura del quotidiano) di René Corona (L’Harmattan Italia, 2017) ha il fascino dell’avventura nella sonora corposità di un’altra lingua, nei territori musicali del francese. Ma qui si tratta della bellezza propria del linguaggio di Corona (nato a Parigi, insegna all’università di Messina, vive sulla costa calabra), della sua voce poetica, così inventiva e originale poiché unisce l’intelligenza di una visione di stampo europeo (libera e colta) a una temperie mediterraneo-isolana (ancestrale e solitaria). Gli elementi dell’una e dell’altra si fondono a dare il frutto arguto e pensoso di una poesia che s’apre e chiude in vicenda d’ombre e fulgori. Disincanto nutrito d’ironia e una pervasiva malinconia sono i segni che l’attraversano, mescidando prosaico quotidiano e irredimibile passato, «les poètes ne font que passer / d’un couloir à l’autre sans pouvoir enrayer / ne serait-ce que l’illusion d’un vers / cette meurtrissure qui tenaille nos chemins» («i poeti non fanno che passare / da un corridoio all’altro senza poter tracciare / null’altro che l’illusione d’un verso / questa ferita che attanaglia il nostro cammino»). Tuttavia s’avverte inarrivabile il piacere in sé della letteratura, che affiora ovunque per citazioni esplicite o cenni allusivi (una folta biblioteca è convocata a formare una sorta di pantheon personale, accanto a una serie altrettanto numerosa di rimandi a predilezioni musicali). Ogni evento, sensazione o ricordo, da sostanza del dire poetico diviene pretesto al gioco letterario, la tensione emotiva s’acuisce e nel contempo trova una via di fuga nell’uso continuo di assonanze, iterazioni, neologismi e figure retoriche d’ogni specie. In fin dei conti è questo che fa il poeta, trova una forma (la Sua forma) che sia in grado di esprimere, anche solo in minima parte, il magma del pensiero-emozione che lo agita, trasmuta l’immaginario in ordine linguistico. Il linguaggio diviene paese d’elezione, accogliente come nessun altro luogo, dove «le vers est finalement libre / […] / de faire ce qu’il lui plaît» («il verso è finalmente libero / […] / di fare quel che gli piace»).

 

 

désir

 

les soupirs se reflètent dans les vitrines
les objets perdent leur néante valeur
le nez pousse la poussière le regard avide domine
dans la lueur obscure d’un crépuscule menteur

le bruit des talons déchire le silence des pavés
les rondeurs dansantes prennent vie occupant l’espace
les doigts brisent le désir du tissu coloré
l’émotion du geste s’installe reine dans l’audace

le tissu s’évapore dans les plis de la nuit
qui ne cesse de louvoyer les dernières clartés
le bruit incessant des talons semble hésiter

la tendresse s’instaure le passage se rétrécit
tandis que la vie reprend le dessus sur l’idée infernale
les pas se succèdent régulièrment s’échappent fatals

 

desiderio

i sospiri si specchiano nelle vetrine
gli oggetti perdono il loro valore da nulla
il naso spinge la polvere lo sguardo cupido domina
nel bagliore oscuro d’un crepuscolo mentitore

il rumore dei tacchi spezza il silenzio dei selciati
le curve danzanti prendono vita occupando lo spazio
le dita frangono il desiderio dal tessuto colorato
l’emozione del gesto s’insedia regina nell’audacia

la trama evapora nelle pieghe della notte
che non cessa di rinviare gli ultimi chiarori
il rumore incessante dei tacchi sembra esitare

la tenerezza s’instaura il passaggio si restringe
mentre la vita riprende il sopravvento sull’idea infernale
i passi s’avvicendano regolarmente si fuggono fatali

 

 

choix

un chien ébloui par les phares
de la nuit
hésite
trébuche
s’appuie contre un buisson
renonce à traverser

il ne rejoindra pas
les autres chiens qui aboient de loin

il continue tout droit
dans la nuit
son chemin oblique

 

scelta

un cane abbagliato dai fari
della notte
esita
inciampa
s’appoggia a un cespuglio
rinuncia ad attraversare

non raggiungerà
gli altri cani che abbaiano lontano

prosegue sempre dritto
nella notte
il suo cammino sghembo

 

 

jusqu’à nouvel ordre

les sentiments que l’on égare le long des voies ferrées
s’éloignent rapidement dans des mouchoirs en papier
que le vent transforme en linceuls du passé

les saisons ont vite fait le tour du monde
elles reviennent sur leurs pas comme des majordomes
les petits cadavres des heures se décomposent

ensuite il n’y a plus grand chose à se raconter
on banalyse les moindres gestes furtifs
sans vraiment comprendre pourquoi l’on est ce que l’on naît

la poésie pénètre dans les interstices interdits de la vie
elle saisit les vifs du sujet par les temps morts
le long des voies ferrées elle s’épanouit dans l’herbe des talus

 

fino a nuovo ordine

i sentimenti che perdiamo lungo le vie ferrate
s’allontanano rapidamente nei fazzoletti di carta
che il vento tramuta in sudari del passato

le stagioni hanno fatto presto il giro del mondo
ritornano sui loro passi come maggiordomi
i piccoli cadaveri delle ore si decompongono

poi non c’è più granché da raccontare
(b)analizziamo i minimi gesti furtivi
senza davvero capire perché siamo come nasciamo

la poesia penetra negli intervalli interdetti della vita
coglie il vivo dell’argomento dai tempi morti
lungo le vie ferrate sboccia nell’erba delle scarpate

 

 

vague baroque

quand un navire passe au large
la mer s’inquiète sur la grève
les galets ramassent des pelles
et les serviettes s’enfuient vers l’arrière-pays

c’est la vie qui est baroque disait Gadda

la mer est baroque quand elle s’ennuie
et les mouettes qui voltigent et disparaissent
sont la métaphore de notre passage dans le ciel de la vie

un coup d’aile un simple coup d’aile
et notre regard inutile à l’horizon
exilés
à l’eau

 

onda barocca

quando una nave passa al largo
il mare si agita sulla battigia
i ciottoli ruzzolano
e gli asciugamani fuggono alle retrovie

è la vita che è barocca diceva Gadda

il mare è barocco quando s’annoia
e i gabbiani che volteggiano e dileguano
sono la metafora del nostro passaggio nel cielo della vita

un colpo d’ala un semplice colpo d’ala
e il nostro sguardo inutile all’orizzonte
esiliato
in acqua

 

 

lueurs tamisées

sirocco et malheurs au gré des vague gonflées
patouillant dans les étoiles et le sable sale
toute l’ampleur de la désuétude des larmes à la mer
les écritures déchirées par les cris des embruns

ô mouettes ravageuses des élans du passé
vous qui vous nourrissez de longues apnées en prières salées
sensibles aux rêve des enfants au fond des corridors
près des portemanteaux écharpes et casquettes feuilles mortes
billes osselets escaliers craquants sous les pas de l’hiver
dites-moi l’horizon insensé le vide des chimères
le chant des derniers cygnes prétentieux à vouloir griffer
le temps
aux abords d’une gare au rebord d’un phare

éraflures impersonnelles souillés par les souvenirs bruyants
à quoi bon l’humilité des cours de récréation
à quoi bon les poèmes glissés dans les poches de l’autre
celle qui n’avait pour vous qu’un regard distrait

une même incertitude

 

luci fioche

scirocco e sventure in balia delle onde ingrossate
che guazzano tra le stelle e la sabbia sporca
tutta la vastità delle lacrime desuete al mare
scritture lacerate dagli urli degli spruzzi

o gabbiani sconvolti dagli impeti del passato
voi che vi nutrite in lunghe apnee di preghiere salate
sensibili ai sogni dei bambini in fondo ai corridoi
vicino ad attaccapanni sciarpe e berretti foglie morte
biglie ossicini scale che scricchiolano ai passi dell’inverno
ditemi l’orizzonte senza senso il vuoto delle chimere
il canto degli ultimi cigni che pretende di voler graffiare
il tempo
ai dintorni d’una stazione all’orlo d’un faro

scalfitture anonime insudiciate da ricordi rumorosi
a che vale l’umiltà dei cortili di scuola
a che valgono le poesie scivolate nelle tasche di un’altra
lei che per voi non aveva che uno sguardo distratto

una eguale esitazione

(traduzione di Daniela Pericone)

 

René Corona (Parigi, 1952) è docente di Lingua e Traduzione Francese all’Università di Messina. Ha pubblicato saggi, in italiano e in francese, sulla storia della lingua, la traduzione poetica, la sinonimia, la sociolinguistica e la lessicografia. Ha tradotto per alcune riviste francesi numerosi poeti italiani (Gozzano, Caproni, Cattafi, Ripellino, Bodini, Scotellaro, Spaziani, Magrelli) e nel 2006 è apparsa in Francia la prima traduzione dell’opera poetica di Gesualdo Bufalino, Le miel amer (L’Amourier). Ha curato e tradotto in italiano Henri Calet, L’Italia «alla pigra». Cronaca di un viaggiatore indolente (Mesogea, 2011). Fra le sue pubblicazioni: Diachronie, poésie et traduction. D’une langue à l’autre: La poésie, pourquoi? (L’Harmattan, 2009); Paul de Roux entre éblouissement et enchantement. La langue du poème (L’Harmattan, 2010); Les mots de l’enfermement. Clôtures et silences: Lexique et rhétorique de la douleur du néant (L’Harmattan, 2012). Gli ultimi saggi pubblicati, in Francia Le singulier pluriel ou «Icare et les élégiaques» (Hermann, 2016), e in Italia I corrispondenti francofoni di Tommaso Cannizzaro (Licosia, 2017). È inoltre autore di romanzi: Faut pas faire de faux pas (La Vie du Rail, 2003), L’hébétude des tendres (Finitude, 2012). In poesia ha pubblicato il poemetto MessinElégie («Triages» Anthologie II, Tarabuste, 2015) e la silloge L’échancrure du quotidien (L’Harmattan, 2017).

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