Roberta Dapunt, tre poesie da “Sincope”

Roberta Dapunt, tre poesie da “Sincope”

tre poesie da “Sincope” di Roberta Dapunt,
Giulio Einaudi editore (2018)

della carne e della lingua

In questa carne ho radicato gli anni, li ho educati.
In questo corpo la materia dei miei pensieri
e le parole e le domande.
Su questa pelle l’ambiente delle loro risposte,
fino a contrarla, le vocali e le consonanti.
Ho consegnato ad ogni osso della mia struttura
una lettera
e da lí le parole, una ad una le ho nutrite e ho appreso,
mentre crescevo la carne si faceva verbo.

Composte membra, ordinate si sono gonfiate,
dilatate le loro cavità e da lí io ho ascoltato,
ed era voce del mio corpo. Che mi chiamava
e io sorda alle sue espressioni, finché
ho appoggiato le labbra alla loro imboccatura,
organica relazione, ho forgiato la lingua
ed essa ha compreso il gusto
e cosí finalmente io le ho parlato.

a Pieve

Tu per me il tuo sguardo. Malizioso inganno,
mi poni dentro al vino giudizio e penitenza. Ascolto.
Senti il vino, amico mio che non ti conosco?
È ponte dal sapore fisico, sofferenza e piacere dall’alito
antico.
Sono certa che ti amo questa sera,
la ruvida acerbità della fermentazione,
il travaso delle tue parole. È sudore afflitto,
splendido vacillare, come di breve morte.
Dammi da bere. Versami. Leviamoci la sete di dosso,
finché saremo redenti, amico mio che non ti conosco.
Arriveremo insieme al bordo del bicchiere,
lí dove cola la triste sete. Stasera in questo tempio,
mentre fuori piove il silenzio a Pieve.

io sono il tuo luogo

Sono il paradiso, il purgatorio, l’inferno.
Sono il paradiso e l’inferno, la superficie terrestre.
Sono il continente, la città, l’incrocio e la strada,
sono il centro abitato, il numero civico, il corridoio,
la stanza. Sono il letto, la sedia.
Sono la meta, il pellegrinaggio, la solitudine,
la determinazione, la storia, il valore simbolico.
L’aspetto, sono la condizione di vita, la cura.
Sono il recinto, la copertura, la licenza.
Sono la data di nascita, la salute, la malattia, il termine
di tempo, il giudizio, il suo pregiudizio.
Sono l’opera, il corpo.
Sono l’uso profano, il sacro sentire, il convento,
la privazione, il santuario. Sono la parola,
la ferita, la parte dello spazio assegnato.
Sono il merito, la convenienza, il vizio e l’attenzione.
L’opportunità, l’ascolto, sono la ragione, la riflessione.
La miseria, l’argomento, il motivo. Sono la causa.
Sono l’opinione, la prova, la testimonianza.
La verità e la rinuncia. Sono il monte, sono il mare,
il bosco, sono l’abbondanza, il vuoto.
Sono il luogo. Sono, io sono il tuo luogo.

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