Scalamatrice33 presenta “Di cielo Di acqua Di terra” di Anna Maria D’Amico

Scalamatrice33
presenta “Di cielo Di acqua Di terra” di Anna Maria D’Amico
Vernissage – 20 dicembre 2025, ore 18

 

Ancora una volta Scalamatrice33 ha il privilegio di ospitare una brava ed esperiente artista che con umiltà e determinazioni cerca di tirare fuori da tele e colori “probabili verità”. Anna D’Amico diventa testimone consapevole di un lungo viaggio che attraversa gli elementi della natura per comprendere, grazie ad una profonda sensibilità umana ed artistica, la centralità e l’importanza che cielo, terra e mare rappresentano per ogni essere umano. Il medium pittorico quindi, con cromie non certo consuete, e con la generosa sedimentazione di pigmenti, diventa lo strumento privilegiato per connettere Anna, e l’osservatore, con la natura, privata di antropomorfe presenze, come se l’intenzione autentica dell’autrice fosse quella di rappresentare le forze primigenie di una natura primordiale. Anche i soggetti che hanno una evidente origine antropica, come la scala vaticana, dalla struttura a spirale, magnifica “citazione” alla straordinaria forma dei gasteropodi, sono la geniale imitazione di una architettura presa in prestito dalla natura. L’intuizione di Anna D’Amico, di rappresentare la natura attraverso la Sua sensibile e personale cifra pittorica, ci conduce a ristabilire un contatto con le nostre origini. Un ambizioso progetto, quindi, di riprodurre il paesaggio non nella sua “effimera” figurazione, ma cercando un percorso, a volte chiaro e lineare, a volte tortuoso e complicato, per provare a mostrarci il “nucleo centrale” e invisibile della complessa natura fatta “di cielo di terra e di mare”.
(Giuseppe Cona)

“Di cielo Di acqua Di terra” di Anna Maria D’Amico
“Di cielo Di acqua Di terra” di Anna Maria D’Amico
“Di cielo Di acqua Di terra” di Anna Maria D’Amico

Con Anna condivido tanti ricordi di vita, dagli anni indimenticabili dell’Istituto d’arte, agli anni che ha vissuto a Firenze e tanto altro. In lei convivono due anime che coesistono insieme e che lottano tra loro per fare sentire la propria voce: una apparentemente indecisa e l’altra che ha voglia di chiarezza e razionalità. Ma è nella pittura che Anna ritrova se stessa. Negli impasti, apparentemente caotici, ritrova la poesia e le risposte che da sempre cerca per raggiungere un obiettivo che per fortuna non sempre si rende del tutto presente. È dal caos che nasce la pittura di Anna. Gli esiti degli ultimi lavori, che in questa mostra possiamo ammirare, aprono a nuove direzioni. La materia si fa più controllata e raffinata, i soggetti indagati perdono presenza e si fanno essenza. La pittura di Anna è come un grezzo muro antico sul quale la vita ha lasciato un segno e l’intonaco colorato si fa espressione del tempo vissuto, a volte mostrando cedimenti, altre volte sprazzi di colore solare che rinnovano un desiderio di luce.
(Piero Zuccaro)

La mostra Di cielo Di acqua Di terra di Anna Maria D’Amico presenta un’antologia delle opere prodotte dall’artista negli ultimi cinque anni. L’insieme è coerente e armonioso nella sua totalità; a partire dagli elementi naturali come il cielo, la terra e l’acqua – forze primigenie –, i dipinti narrano in una dimensione atemporale, mai del tutto astratta, il dialogo incessante tra l’interiorità e l’alterità. Tutte le opere sono accomunate da un leitmotiv che è anche la cifra stilistica dell’artista ovvero l’armonia cromatica, il controllo estetico della materia e la forza del gesto che domina su tutto ciò che viene rappresentato. La superficie scultorea sembra voler azzerare il confine tra bidimensionalità e tridimensionalità. Tuttavia, al di là della narrazione fenomenica omogenea, si palesa la frattura, lo strappo, la lacerazione; a ben vedere, è proprio qui che la pittura di Anna Maria D’Amico si complica ed esprime la propria ambivalenza. Il colore ci riporta visivamente all’elemento naturale ma la materia con cui è stato costruito il quadro ci dice anche altro. Non a caso lo spettatore, al cospetto delle opere dell’artista, avverte irresistibilmente il desiderio di avvicinarsi per toccare e scrutare la materia di cui esse sono fatte; in un secondo momento, egli è indotto ad allontanarsene al fine di ricomporre l’immagine nella sua totalità. All’interno del corpus di opere presentate, Il mio labirinto (2023) e La scala vaticana (2024) rappresentano il fulcro della mostra e ci forniscono un’interessante chiave di lettura della produzione artistica dell’artista. La circolarità qui descritta diventa il filo rosso che dona alla narrazione pittorica la coerenza e il peso specifico. Nel polittico Il mio labirinto, infatti, l’artista, desiderosa di ritrovare la via d’uscita o – forse inconsciamente? – di restare ferma in una stabilità emozionale, si è auto- ritratta, al centro di un labirinto di cui è visibile l’uscita. Il labirinto è un simbolo anch’esso ambivalente, perché permette di essere attraversato in senso eccentrico, in una progressione, in uno sviluppo quale può essere il viaggio iniziatico oppure la ricerca della conoscenza e il confronto con la complessità del mondo. Al contrario, esso consente il movimento opposto ovvero centrico: un viaggio interiore, una regressione – qui intesa senza alcuna accezione negativa – verso gli strati più profondi dell’io, il desiderio della conoscenza del sé. E, ancora, il labirinto può simboleggiare la lotta, il conflitto cui, quotidianamente, siamo sottoposti; ad ogni modo, il labirinto costringe al superamento dell’ostacolo, del muro. E, in effetti, questo elemento è presente in ogni opera dell’artista. La superficie pittorica diventa una parete pronta per essere aggredita. E’ qui che avviene la lotta tra la spatola, che ha sostituito il pennello, e il muro che diviene l’agone tra la potenza e l’atto. Ma è l’artista, per ultimo, a stabilire chi vince: nella ricomposizione, nell’armonia cromatica, nella livellatura della superficie il conflitto si scioglie, seppur momentaneamente. Nella pittura di Anna Maria, dunque, ritroviamo l’eco di molta pittura del passato: dall’Impressionismo che ricreava la visione soggettiva della realtà attraverso la luce e il colore fino all’Informale materico di Burri o all’action painting di Pollock. Ma è nella sintesi, personale e coerente, che Anna Maria trova la sua cifra stilistica. La sua narrazione è autentica e la sua materia, seppur cristallizzata da pigmenti e vernici, vive di vita propria.
(Rosa Franceschino)

 

BIOGRAFIA

Anna Maria D’Amico nasce a Catania nel 1968. Appassionata all’arte sin da piccola, si diploma all’Istituto Statale D’Arte di Catania per finire gli studi con il Diploma di Accademia di Belle Arti di Firenze (città nella quale risiede per dieci anni), con la tesi finale su “Mario Ceroli” l’artista che avrà per lei molta importanza in quegli anni di formazione.
Nello stesso periodo svolge lavori di artigianato, lavorando soprattutto la creta e la ceramica; esperienze artigianali che le saranno utili nel suo percorso artistico, poiché comincia a maturare l’idea che creare è anche un atto di forza, sia fisica sia spirituale. Fisica perché l’opera è vissuta anche fisicamente; spirituale perché durante l’atto creativo l’artista esprime il proprio io.
Trarre un certo godimento dalla fatica per la preparazione e la rifinitura dell’opera, lei stessa si definisce, “un’artista dall’anima artigianale”.
La sua maturità artistica comincia però al rientro nella sua città natale, con la quale ha sempre avuto un rapporto conflittuale, ma che le permette di ricominciare, in pace con sè stessa, sperimentando e trovando un linguaggio tecnico ed espressivo coerente, nel rispetto delle naturali evoluzioni che necessitano di pause di riflessioni e dinamiche riprese.
Dal 1999 si allontana definitivamente dall’influenza di Mario Ceroli, i soggetti delle sue opere si staccano ormai dalla suggestione della figura umana che fino ad allora sembrava padroneggiare. E da un eccesso di simbolismo dell’opera approda finalmente ad una libertà di contenuto, soffermandosi talvolta al puro gioco pittorico e materico, dando più risalto alle vibrazioni luminose. Da lì in avanti abbandona il pennello per la spatola, la bianca e leggiadra tela per la tavola intonacata a spatola con un impasto di cemento o di sabbia lavica (riproduce un finto muro), quasi un bisogno di avere maggior forza, spessore e concretezza, sia nella sua vita che nella sua arte.
Se proprio un contenuto si vuole dare, lei lo dà al tema dei lavori, che non sono quasi mai fine a sé stessi ma facente parte di una serie (più o meno lunga), che a volte diventa un vero e proprio studio. Il suo operare verte nel ricreare la scena per poi disgregarla e lasciare la parvenza, la traccia di una realtà che è già ricordo.
Ha partecipato a svariate esposizioni a carattere nazionale, ma merita sottolineare la lunga collaborazione (dal 2001 ad oggi) fra collettive e personali con la galleria L’Arte Club (Ct) di Franco Cappadonna. Oggi fa parte anche degli artisti che espongono a Scala Matrice (Caltagirone Ct) con la direzione di Giuseppe Cona ed a Spazio Urbano con la direzione di Stefania Reitano.