“Serenata” di Edgar Allan Poe

L’ora tanto dolce, il mare così calmo,
Lo avverto più quasi come un crimine
Quando la Natura dorme e le stelle son mute
Rovinarne il silenzio persino con un liuto.
Sulle brillanti tinte dell’oceano ferma
Si profila l’immagine dell’Elisio:
Sette le Pleiadi incantate in Paradiso
Nell’acqueo abisso ne riflettono altre sette:
Endimione coi suoi cenni dall’alto
Intravede nel mare un secondo amore:
Lungo le valli soffuse e brune
E sulla diafana corona della montagna
La fioca luce si è distesa:
E la terra, le stelle, il mare e il cielo
profumano di sonno, sì come io
profumo di te e del tuo avvolgente amore, mia Adelina.
Ma senti, sì, senti – stanotte la voce
dolce e bisbigliante del tuo amante sarà così fluida
che, quasi desta, la tua anima vedrà
le mie parole come la musica di un sogno.
E così, senza produrre alcun aspro suono
Irromperò nel tuo sonno.
I nostri pensieri, le nostre anime – Dio che sei in cielo!
Si fonderanno in ogni atto, amore.

 

 

 

traduzione di Dario Matteo Gargano, in copertina La serenata di Judith Leyster (1629)

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