I sensi di colpa

I sensi di colpa

the-table-setting Edouard Vuillard
Edouard Vuillard, The table setting



Nella nostra vita da adulti ci accorgiamo che molti nostri comportamenti derivano e sono condizionati, a livello più o meno cosciente, dai valori appresi nell’ambito familiare. Per esempio chi ha acquisito un gran senso del dovere nella famiglia di appartenenza, potrà sentirsi in colpa nei momenti in cui si svaga, nonostante il riposo rientri nei diritti di ciascuno. Questo senso di colpa è definito ‘psicologico’ e ‘malsano’ perché crea, in chi lo prova, disagi e sofferenze inutili. Ci sono, di contro, dei sensi di colpa ‘sani’ perché, grazie ad essi, è possibile rimediare all’errore commesso. Questi si definiscono anche sensi di colpa ‘morali’, sopraggiunti quando la persona che li prova si rende conto che il suo comportamento ha danneggiato altri. Infatti, se un uomo va a letto con una donna (o viceversa) sostituendo sua moglie (o marito), (anche se si tratta di relazioni importanti o fragili e sporadiche), si sentirà in colpa di aver agito in modo sbagliato. Viene considerato senso di colpa ‘sano’ perché l’individuo può riparare il danno commesso; infatti, dopo aver assunto consapevolezza del comportamento inadeguato ed errato, quando torna a casa dalla moglie/marito sarà più amorevole migliorando, così, la sua condizione matrimoniale e, quindi, se stesso. Le norme o le leggi morali che la nostra cultura ci propone sottintendono dei doveri che, se non vengono assunti, fanno scaturire sensi di colpa, nonostante siamo consapevoli che la variazione di queste norme dipende dal territorio di appartenenza e dal tempo storico/sociale in cui esse vengono applicate. Le leggi morali, quindi, sono scritte in modo arbitrario e molto spesso, di fronte a una nostra scelta, ci troviamo soggiogati dalla difficoltà di poter prendere una decisione serena che possa soddisfare i nostri bisogni/desideri. Una delle caratteristiche dei sentimenti legati ai sensi di colpa sani è la loro compatibilità con il livello di autostima: infatti, ci si può sentire sanamente colpevoli e continuare ad avere un sentimento d’affetto/amore generando il forte desiderio propositivo di riparare l’errore/danno commesso. Invece, i sentimenti di colpa malsani fanno scaturire auto-aggressività e auto-disprezzo punitivo e mortificante, quindi fanno diminuire il livello di autostima di colui che lo prova. Questi sentimenti possono generare comportamenti compulsivi, come ad esempio, mangiare troppo, andare a fare jogging in modo esasperato, fare shopping esagerato, fare sesso senza amore oppure sesso trasgressivo. Può capitare che i sensi di colpa vengano utilizzati per accattivarsi la pietà degli altri così da mitigare la paura di una punizione divina. Alcuni psicologi, infatti, ritengono che il livello alto o basso dell’autostima dipende dall’idea che abbiamo di Dio: un Dio punitore e crudele ci farà avere una scarsa stima di noi, al contrario la sua benevolenza alimenterà un’alta autostima; infatti può capitare che le letture sacre vengano interpretate in modo soggettivo producendo innumerevoli sensi di colpa. Fare i conti con un errore commesso che, nel corso del tempo, continua a pesare sulla nostra coscienza, vuol dire dover riflettere molto per capire le circostanze che ci hanno portato al comportamento scorretto. Si potrebbe osservare l’intero percorso di quella scelta sbagliata ponendoci al di fuori di noi stessi, guardandola con distacco, proprio come se quell’azione l’avesse commessa qualcun altro. In questo modo possiamo essere più predisposti alla comprensione e al perdono di noi stessi e degli altri anziché analizzarci in modo rigido colpevolizzandoci. Nel corso della nostra educazione familiare, scolastica e religiosa ci sono stati inculcati numerosi ‘dovresti’ che, se non vengono vagliati in modo critico, selezionando i doveri che veramente fanno parte del nostro sistema di valori da quelli che ci colpevolizzano inutilmente, possono portare l’adulto a vivere continuamente condizioni di insoddisfazione.

È interessante verificare che, nei rapporti interpersonali, possono verificarsi fenomeni di manipolazione del concetto che si vuole far accettare a tutti i costi.

La manipolazione è di tre tipi:

a)      manipolazione mediante sensi di colpa. Frase tipo: ‘Guarda come ti comporti dopo tutto quello che ho fatto per te!’;

b)      Manipolazione mediante disapprovazione. Frase tipo: ‘Fai come vuoi, vorrà dire che mi regolerò di conseguenza!’. Questa potrebbe considerarsi una fase ricattatoria;

c)      Manipolazione per induzione del senso di ignoranza. Frase tipo: ‘Ti conviene ascoltare i miei consigli perché io ho già fatto queste esperienze e ne so più di te!’.

Il comportamento manipolatorio farà accumulare molta tensione che sfocerà in una eventuale ribellione vendicativa, oppure in fasi legate alla depressione, paure, ansie, disturbi psicosomatici. L’atteggiamento giusto di fronte alle norme dovrebbe essere quello critico con la capacità di saperle filtrare. Per evitare o uscire dal pericolo della manipolazione c’è bisogno di concentrarsi sulle azioni positive per se stessi spiegando all’altro che comprendere il suo punto di vista non vuol dire accettarlo e condividerlo, ma rispettarlo nonostante la disapprovazione.

 

 

 

 

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