Badanti

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Paul Gauguin, Vaso alla finestra
Paul Gauguin, Vaso alla finestra

Jole arrivó in un mattino di marzo. Coperta da un largo giubbotto lucido e viola. La precedeva un uomo alto e robusto, vestito di scuro. Si sedettero in cucina. Fuori la vallata e un cielo cosparso di piccole nuvole. Soffiava vento, gli spifferi non lo trattenevano. Una frangetta troppo corta, una capigliatura troppo lunga. Gonna arricciata da zingara. Lui si presenta. E racconta. Jole aveva lavorato con una sua parente, che ormai non c’era più. Jole è brava e senza lavoro. Che la tratti bene. Sarebbe venuto altre volte. Parlava con lei in un italiano chiaro e facile. Gli occhi azzurri e vuoti di lei lo seguivano. Allungava le mani per toccare le sue ma di colpo si tratteneva. Il suo seno ampio si ingrossava sotto i respiri corti e frequenti. La biancheria sporca stava a terra, bisognava fare un bucato, preparare il pranzo, coricare la signora T. Darle conforto. Jole guardava e non si muoveva. Il suo amico mi racconta qualcosa di sé, la famiglia le figlie la parente ammalata Jole servizievole. Promette altre visite. Rassicura la donna e va via con una stretta di mano. La giornata sembra cadere su di noi, nel suo peso nel suo tempo breve. Jole si corica sul divano nei pomeriggi di quiete. La signora T. la rimprovera: vorrebbe una postura diversa, il senso di un non abbandono. Lei invece legge un libro unto e semi strappato, guarda e rovista le sue tante borse, cerca trucchi e rossetti smozzicati. Studia su di un piccolo vocabolario di lingua italiana. La città è stesa sulla collina, la pioggia si abbatte spesso furiosa su tutto. Jole guarda fuori, preferisce una finestra che dà sulla via principale. Intanto pettina i capelli troppo lunghi che stanno sparsi sulle spalle o coprono i seni enormi. Guarda ed attende. Guarda e telefona col suo piccolo cellulare. Lui non viene.

Esce tutti i giovedì. Percorre le strade con difficoltà, non le conosce. Ma la casa di lui è grigia e rossa. La ritrova aiutata dalle amiche polacche incontrate al parco in un giorno di sole pallido. Suona. La paura sul viso di lui. Le parole ferme. La promessa di vedersi, sì, al più presto.

Jole scrive una lettera: le parole scelte fra le poche che conosce ma l’amore si fa strada lo stesso. Gli ricorda il primo giorno in cui lo vide in un’altra cucina, mentre la famiglia stava tutta a pranzare. Il sorriso cordiale. Le sue mani sul suo corpo nei giorni a venire, le parole sussurrate nel silenzio della casa, il timore che mette fretta. Jole ha gambe dalla lunga peluria non tolta, ascelle sudate, golfini aderenti e scollati. Jole ha occhi di un azzurro troppo scuro. Non si dilatano alla luce. Scrive ogni giorno una lettera. Manda baci di fuoco.

Il signore torna a trovarla, stanno sotto la pioggia senza coprirsi. I capelli di lei si appiccicano, si sgonfiano. Lui inclina il capo credendo di evitare la grandine. Sostano sotto un balcone ampio. Guardano l’acqua che scorre veloce in discesa. Le mani nelle tasche. Il sorriso di lei che si spegne. Le spalle curve di lui, il suo ampio cappotto bagnato. Le scosta i capelli, la frangia che non esiste, le lacrime confuse.

I mesi non sembrano passare. Ogni tanto passeggiano sotto i tigli in una strada in salita. Le promesse non bastano. Jole fuma sul balcone, non ha voglia di lavorare. Lo cerca e poi piange. Non arriva l’estate. Perché il signore in una sera illuminata dal tramonto tardivo si siede sulla sedia del suo studio. La nebbia e il silenzio. Il dolore di lama. La fine improvvisa. Non parla. Non esiste. Jole non andrà al suo funerale. Quel giorno stesso raduna i suoi abiti in maniera disordinata, ritrova le borse e i maquillage consunti, le scarpe rosse e le ciabatte strappate. Il suo borsone è fermo in corridoio. La signora T. la guarda e non ha nostalgie. La sua tristezza si raccoglie nel saluto silenzioso. Jole va alla fermata dei pullman e aspetta fra le donne polacche, fra sacchi di arance, nel fumo delle troppe sigarette. La sua mano si smuove lenta. Il sorriso stenta ad aprirsi. Jole ha perso in fretta un amore che non esisteva. Jole torna a casa.

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