Ciro Palumbo e ‘La solitudine di Prometeo’

Foto Ciro Palumbo su l'estroverso

 

Sabato 13 Dicembre 2014, alle ore 18.00, al MacS (Museo Arte Contemporanea Sicilia) nella Badia piccola del Monastero di San Benedetto di via Crociferi, a Catania, si terrà, il vernissage della mostra ‘La solitudine di Prometeo’ di Ciro Palumbo. La mostra sarà visitabile fino al prossimo 3 Febbraio 2015. Interverranno: il Direttore del MacS, Giuseppina Napoli e l’artista Ciro Palumbo.

Giuseppina Napoli (Direttore MacS) – “Il Mito, con il suo susseguirsi di fantastiche ed epiche vicende aventi per protagonisti divinità, uomini ed eroi, fin dalle notte dei tempi è stato fonte d’ispirazione per poeti, scrittori ed artisti che da questo hanno tratto ispirazione. Affascinante tra tutti è il mito di Prometeo, colui che osò disubbidire agli ordini divini e che, amico degli uomini, donò loro il Fuoco sacro, affinché da esso attingessero forza, conoscenza e vita. Condannato per il suo gesto fu costretto a subire l’atroce martirio di essere incatenato ad una rupe, mentre una famelica aquila gli divorava le interiora che costantemente ricrescevano. Oggi il MacS ospita questo mito e lo celebra attraverso il racconto pittorico che di esso ne fa Ciro Palumbo. Nessuna retorica o magniloquenza, non presunzione né oltraggio nei gesti dell’eroe, piuttosto l’emblema delle scelte condotte a termine con coraggio. Così come lo scultore trae dal marmo il suo Prometeo, Palumbo ne dipinge le marmoree membra sulla tela e tutto intorno è tenebra, è luce, è nuvole e monti, è solitudine”.

Dalla nota critica di Stefania Bison – “Ciro Palumbo si distacca coraggiosamente da secoli di rappresentazione e ci pone davanti a un Prometeo diverso, che nulla eredita dalla tradizione iconografica. La sua pagina pittorica si presenta qui spogliata della teatralità e pathos che solitamente ne caratterizzano la figura, non presentando né il dramma del suo castigo senza fine nè il trionfo del ratto del fuoco. Il Prometeo di Palumbo, raffigurato non con le sembianze di essere umano ma come statua di reminiscenza classica, simulacro dell’uomo, è seduto su una roccia che riporta alla memoria la regione caucasica. Le sue membra non sono strette da catene, ma morbidi legacci le cingono dolcemente. Legacci che devono essere letti non solo nella loro essenza materiale, ma in quella più profondamente spirituale e psicologica. Non esiste il senso di costrizione, ma la possibilità di un’immediata liberazione. È un Prometeo essenzialmente umano a cui è concesso il libero arbitrio e la conseguente capacità di scelta, consapevole della sua colpa e al tempo stesso fiero del prezioso dono fatto agli esseri umani. Difficile darne un’interpretazione precisa, ma senza dubbio Ciro Palumbo è riuscito a privare la figura del titano da quell’aura mitologica anacronistica che poco si accompagna ai nostri giorni, preservandone invece intatto il suo valore archetipico”.

 

 
“L’arte è espressione di sé. Vita. Espressione di

Bellezza. Poesia”

 

Ciro Palumbo è nato a Zurigo nel 1965. Il suo percorso artistico prende l’avvio dalla poetica della scuola Metafisica di Giorgio de Chirico e Alberto Savinio, per reinventarne tuttavia i fondamenti secondo un’interpretazione personale del tutto originale. Nella sua ricerca procede attraverso momenti di contemplazione e silenzi metafisici, a cui si contrappongono espressività notturne e intimamente travagliate, dove si respira netto il distacco dall’immobilità silente che abita le tele del Pictor Optimus. Le sue opere si presentano dunque come palcoscenici in cui gli oggetti presenti sono portatori di simbologie oniriche. Ciro Palumbo non è solo un pittore, ma di fatto un poeta che riflette, agisce e compone per coniugare metafore sull’inafferrabilità del tempo e l’incommensurabilità dello spazio, mostrando quindi la sua capacità di approfondire l’osservazione non tanto della natura, quanto delle impressioni immaginifiche che provengono dalla memoria. Curioso ricercatore e studioso, lavora da qualche anno anche sul tema del Mito, interpretando la mitologia classica in chiave squisitamente moderna, e dandone una lettura profondamente colta e suggestiva. L’artista riesce dunque a sublimare e contestualizzare i miti antichi in spazi al di fuori del tempo, dimostrando la loro contemporaneità. La sua formazione di grafico pubblicitario lo porta ad esercitare per anni la professione di Art Director in Agenzie pubblicitarie di Torino. È durante questo percorso che scopre ed amplia le sue capacità visive e compositive. Successivamente, l’esperienza in una moderna bottega d’arte e la conoscenza di alcuni Maestri contemporanei, lo conducono ad approfondire la tecnica della pittura ad olio con velatura. L’artista inizia la sua attività espositiva nel 1994, e ha al proprio attivo un centinaio di mostre personali in tutta Italia. Nel 2011 ha partecipato alla 54a Biennale di Venezia, padiglione Piemonte. Tra le esposizioni internazionali sono da segnalare la presenza all’Artexpo di New York, al Context Art Miami, le mostre personali a Providence (USA) e in Svizzera a Bellinzona. Alcune opere di Palumbo sono presenti all’interno della collezione della “Fondazione Credito Bergamasco”, presso la “Civica Galleria d’Arte Moderna G. Sciortino” di Monreale (Pa) e al MACS di Catania. Hanno scritto della sua produzione artistica Paolo Levi, Vittorio Sgarbi, Alberto Agazzani, Angelo Mistrangelo, Tommaso Paloscia, Alberto D’Atanasio, Stefania Bison, Francesca Bogliolo. Le sue opere sono pubblicate su importanti annuari e riviste di settore, inoltre alcuni dipinti si trovano all’interno di collezioni istituzionali e private in Italia e all’estero. Attualmente vive e lavora a Torino.
 
Quando e ‘dove’ nasce la passione artistica di Ciro Palumbo?
Per quanto semplice sia la domanda, per me è complesso dare una risposta. Non saprei visualizzare un momento preciso, semmai una serie di eventi, incontri e conoscenze. In particolare lo scuotimento interiore che hanno provocato in me alcune mostre, ad esempio quella sulla pittura impressionista russa, molti, molti anni fa.
Cosa, di una sua opera, focalizza al meglio la sua personalità artistica?
Forse l’atmosfera, la luce, la cromia.
Può parlarci dei suoi ‘padri’ artistici? 
Sono figlio di tanti ‘padri’ o che io ritengo tali, prima di tutti Alberto Savinio e Giorgio de Chirico. Non saprei spiegare questa forte attrazione, forse parte dalla lettura degli scritti dei due “Dioscuri” di Volos. C’è stato un tempo in cui impazzii per Renato Guttuso, sia per il personaggio che per la sua capacità manuale, rimasi sconvolto dal Sommo Michelangelo e la sua scultura rivoluzionaria. Più volte sono stato rapito da grandi passioni, molte delle quali si annoverano fra i classici che puntualmente visito nella mia biblioteca. Tra i contemporanei amo Odd Nerdrum, Massimo Rao, Wainer Vaccari, Riccardo Tommasi Ferroni, per citarne alcuni, ma la lista potrebbe continuare. Trovo sia bellissimo scoprire grandi artisti attorno a noi che ci ispirano e ci guidano.
Come nascono i suoi dipinti? 
Tra letture, musica e tanti piccoli e assurdi disegni, a volte prendono forma alcuni dipinti. In questo periodo sono impegnato in progetti in cui affronto e mi faccio guidare da cicli pittorici.
Quali messaggi vorrebbe fossero colti da colui che osserva le sue opere? 
Credo che il pittore non possa determinare l’impatto che avranno le sue opere. Dipingo simboli con diversi significati, da quelli più conosciuti a quelli che solo la nostra sensibilità può riconoscere e leggere. In fondo però posso dire che un denominatore comune c’è: il “viaggio”, l’incessante cammino che ci porta sempre un passo più avanti o più “in alto”, inteso come un’esperienza evolutiva.
Qual è (e per quale ragione) il colore che meglio appaga (e rappresenta) la sua interiorità? 
Il blu, o anche il rosso, sebbene tutte le terre non mi dispiacciano, o anche la scala degli arancioni, ma che dire delle lacche trasparenti? Non saprei.
Qual è la sua definizione di arte? 
Espressione di sé. Vita. Espressione di Bellezza. Poesia.
Dal suo punto di vista quale dovrebbe essere il ruolo dell’artista e dell’arte contemporanea?
Forse la presenza dell’arte nella vita di tutti i giorni è ciò che unisce la terra al cielo. Intendo dire che c’è della spiritualità nell’arte, anche se a volte è nascosta, ma questo avviene fin dall’inizio della storia dell’uomo. Inoltre un’opera d’arte è poesia e ciò rappresenta una chiave di lettura sempre nuova e diversa, soprattutto in un momento storico come quello che stiamo affrontando.
Progetti futuri?
Il futuro, nonché il presente, sono costellati di tanti progetti ed idee, molti dei quali hanno preso forma e si stanno attuando. Due grandi cicli pittorici occupano il mio tempo in questi ultimi due anni. Ho intitolato il primo: “I mulini di Dio”, una serie di dipinti che hanno tratto ispirazione dal capolavoro Salita al Calvario di Brueghel per trasformarsi in un nuovo viaggio in cui la pittura riacquista e riafferma il suo straordinario primato di rappre­sentazione dell’invisibile, del trascendente, di un qualcosa per alcuni coin­cidente con Dio, per altri con una metafisica ancora tutta da dimostrare. Le opere sono già state in mostra presso il Convento di Santo Spirito, ex carceri di Nola, in collaborazione con la Galleria Gagliardi di San Gimignano. Dato il successo seguiranno altri tre appuntamenti che approfondiranno il tema. Le prossime tappe saranno presso il Consiglio della Regione Toscana a Firenze, presso il Museo archeologico di Ferrara e a Matera, città europea della cultura. L’altro ciclo di dipinti che sto preparando riguarda il “Mito”, come fonte di ispirazione e riferimento per raccontare le storie degli uomini. Anche in questo caso ci saranno diverse opportunità espositive, alcune ancora in via di definizione. “La solitudine di Prometeo” mostra che verrà inaugurata il 13 dicembre 2014 presso il MACS Museo Arte Contemporanea Sicilia a Catania, rappresenta il lancio di questo argomento. Si proseguirà a giugno 2015 con “Messaggi dall’antichità” a Ravello (Sa) con un approfondimento sulla figura di Ermes. Luglio e agosto 2015 mi vedranno di nuovo in Sicilia, esporrò al Castello di Calatabiano e a Cefalù; settembre 2015 l’intero ciclo sarà esposto a Monopoli, in Puglia, al Castello Carlo V”.
Il fuoco ed i monti della prigione, 2014, olio su tela, cm 35x30
Il fuoco ed i monti della prigione, 2014

 

Scheda Mostra
Ciro Palumbo.
La solitudine di Prometeo
 
Autore: Ciro Palumbo
Titolo mostra: La solitudine di Prometeo
Curatore: a cura del MacS
 
Portatore di conoscenza, 2014, olio su tela, 70×60 cm
Fuoco Sacro, 2014, olio su tela, 90×70 cm
Il Prometeo, 2014, olio su tela, 150×180 cm
L’occhio e la luce, 2014, olio su tela, 60×50 cm
Una luce, 2014, olio su tela, 40×45 cm
La Sapienza, 2014, olio su tela, 60×50 cm
Il fuoco e i monti della prigione, 2014, olio su carta, 76×56 cm
In attesa, a capo chino, 2014, olio su tela, 100×90 cm
Davanti alla luce, 2014, olio su tela, 60×70 cm
La solitudine di Prometeo, 2014, olio su tela, 150×100 cm
Il fuoco della conoscenza, 2014, olio su tela, 35×30 cm
Il vaso del sole, 2014, olio su tela, 35×30 cm
Il carro del fuoco, 2014, olio su tela, 40×50 cm
Il dono dell’intelligenza, 2014, olio su tela, 40×50 cm
Le ali della conoscenza, 2014, olio su tela, 50×40 cm
Il tormento, 2014, olio su tela, 50×60 cm
Il luogo del martirio, 2014, olio su carta, 140×91,5 cm
 
 
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