Mario Pafumi, “Leggende leggendarie dell’Etna e di Sicilia”, I.C.S. “F. DE Roberto” Edizioni.

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Chi?

C’è un’isola che galleggia tra le pagine della storia e i sussurri del vento che scende dal vulcano. Una Sicilia fatta di giganti, regine, briganti e creature fatate che rischiavano di svanire nell’oblio della modernità. I veri protagonisti delle mie “Leggende leggendarie” non sono solo figure di carta, sono l’anima stessa della nostra terra. Incontrerete individui comuni e personaggi storici, eroi mitologici e creature fantastiche, ma anche animali e fenomeni naturali che prendono vita. Questi racconti affondano le radici nell’ethos popolare: sono il frutto di una ricerca certosina tra testi antichi e, soprattutto, tra le voci degli anziani, ultimi custodi di memorie tramandate dai nonni. Il fascino di queste figure risiede proprio nel loro essere inafferrabili: mescolano realtà e immaginazione, parlandoci di un passato che continua a vibrare nel presente di un sentiero sull’Etna o tra i vicoli di un borgo. Vorremmo che si riconoscesse che la leggenda non è un “racconto minore”, ma un pilastro dell’identità di un popolo. Il bollino del CSFLS certifica la qualità del lavoro di ricerca e la coerenza linguistica. Abbiamo trasformato la materia magica in uno strumento didattico validato dall’Ufficio scolastico regionale. Non stiamo solo raccontando favole: stiamo consegnando agli studenti un testo che ha la stessa dignità dei classici, permettendo alla storia e alla letteratura siciliana di entrare a pieno titolo nei percorsi scolastici, come previsto dalla fondamentale legge regionale n.9 del 2011.

Cosa?

C’è una profonda saggezza antica. Le leggende sono un patrimonio immateriale che intreccia memoria e fantasia per offrire, spesso, una finalità educativa. Passiamo da creature mostruose a gentili fatine, da feroci briganti a interventi divini. Perché questo mix? Perché la leggenda nasce quasi sempre da un seme di verità, che la fantasia poi amplifica per spiegare l’inspiegabile: l’origine di un fiore, la forma di una roccia, il senso di una festa. In fondo, queste storie servono a consolidare i legami tra le persone, facendole sentire parte di una cultura condivisa. È stata una sfida di “traduzione culturale”. Il siciliano non è un dialetto, ma una lingua dell’anima che racchiude concetti spesso intraducibili. Nel redigere queste leggende, ho cercato un amalgama che rispettasse l’ethos popolare senza diventare ostico per i lettori più giovani. La lingua siciliana qui funge da radice, da connettore emotivo. Scrivere per la scuola significa anche questo: insegnare che il patrimonio linguistico è un organismo vivo, capace di descrivere il mondo con sfumature uniche, e che custodire questa lingua significa custodire noi stessi.

Quando?

Ho alle spalle cinquant’anni di insegnamento e oltre trenta di giornalismo. Eppure, ogni libro ha un suo “big bang”. In verità, ho sempre scritto, per me e per gli altri, coltivando l’amore per la mitologia e la cronaca. La scintilla però è scoccata grazie alla proposta del prof. Salvatore Musumeci, dirigente illuminato e curatore della Collana “Sicilia nel cuore”. Mi disse che era necessario attualizzare questa materia: le ultime grandi raccolte risalivano a prima del secolo scorso. Confesso che inizialmente l’idea mi ha spaventato per la sua mole e responsabilità, ma il desiderio di dare nuova linfa alle leggende del “pianeta Etna” e della nostra Isola incantata è stato più forte. Ho accettato la sfida e mi sono messo al lavoro per calare quei miti nei nostri giorni. In questo libro, magicamente (sic!) queste due anime (giornalista e insegnante) si sono fuse. Il giornalista mi ha imposto il rigore della ricerca sul campo e la verifica delle fonti, anche quelle orali raccolte dagli anziani. Il docente mi ha spinto a curare la chiarezza e la finalità educativa. Ma c’è un terzo elemento: l’amore per la Sicilia. Man mano che scrivevo, l’obiettivo diventava chiaro: offrire un’opera che potesse essere letta la sera in famiglia o analizzata la mattina in classe. Un testo capace di vincere la routine quotidiana e risvegliare quella meraviglia che è la base di ogni vero apprendimento.

Dove?

Oggi abbiamo ancora bisogno di un libro come questo e proprio ora. Me ne sono reso conto mentre cercavo le parole giuste nel vasto vocabolario dell’italiano e del siciliano: questo libro parla a tutti. Ai giovani e ai bambini, perché hanno bisogno di stimoli per l’immaginazione che li portino a scoprire i segreti della loro terra oltre uno schermo. E agli adulti, perché hanno bisogno di risvegliare quei ricordi che spesso restano sepolti sotto il peso della routine e delle preoccupazioni quotidiane. È un invito a fermarsi e a riscoprire la meraviglia che ci circonda. È una resistenza contro l’oblio. Scegliere di pubblicare un volume validato dall’Assessorato regionale dell’Istruzione significa dire che la nostra cultura ha un valore universale. È un invito rivolto agli adulti a non lasciar morire i ricordi e ai giovani a non smettere di guardare l’Etna e la Sicilia con gli occhi del mito. Le leggende sono il nostro “DNA narrativo”: finché continueremo a raccontarle, la Sicilia continuerà a vivere nel cuore di chi la abita.

Perché?

Il volume “Leggende leggendarie dell’Etna e di Sicilia” rappresenta un caso d’eccellenza in cui la scuola si fa editore e promotore di cultura. Grazie alla L.R. 9/2011, l’I.C. “F. De Roberto” di Zafferana Etnea ha trasformato il racconto popolare in uno strumento didattico validato, dimostrando che la storia e la lingua siciliana sono materia viva, capace di ottenere il prestigioso bollino di garanzia del Centro di Studi Filologici e Linguistici Siciliani. Il progetto “Scuola e cultura regionale in Sicilia”, giunto alla sua IV Edizione, rappresenta l’attuazione pratica di una legge che mira a tutelare il patrimonio isolano. Attraverso volumi come questo curato dall’I.C. “F. De Roberto”, la Regione Siciliana investe sulla formazione delle nuove generazioni, garantendo che la memoria collettiva non resti un reperto museale, ma diventi materia viva di studio e confronto.

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La leggenda della Principessa Sicilia (pag. 197)

La leggenda della principessa Sicilia è un racconto affascinante che si è evoluto nel corso dei secoli, assumendo diverse versioni e adattamenti. Questa leggenda racconta la storia di una principessa di grande bellezza e saggezza, che sembra abbia dato il nome all’Isola. Di questa affascinante leggenda esistono almeno tre versioni. La più conosciuta narra di una principessa di nome Sicilia, figlia di un potente re dell’isola. Secondo questa versione, la principessa era famosa per la sua bellezza straordinaria e per la sua intelligenza. La sua saggezza era così grande che i sovrani di tutto il mondo venivano a consultarla per ricevere consigli e saggezza. Un’altra versione è incentrata sull’amore e sull’avventura. La principessa ambita da numerosi pretendenti provenienti da ogni angolo del mondo, per scegliere il suo sposo, mise alla prova le abilità dei suoi corteggiatori, con una serie di prove ed enigmi. Solo colui che avrebbe superato tutte le prove avrebbe ottenuto la sua mano. La terza versione presenta Sicilia come una principessa di grande forza e coraggio. Ella era una guerriera temuta dai suoi nemici per la sua abilità nelle battaglie. Protettrice del popolo siciliano guidava l’esercito con audacia e abilità strategica. Queste sono solo tre versioni, ma non le uniche esistenti. Nel corso dei secoli, la storia è stata reinterpretata e adattata in diversi modi, riflettendo l’influenza delle diverse culture che si sono succedute in Sicilia. Questa leggenda rappresenta, a pieno titolo, una parte importante del patrimonio culturale e storico dell’isola. Indipendentemente dalla versione specifica, la leggenda rimane una parte importante della cultura siciliana, testimoniando l’importanza e l’influenza di questa figura mitica nell’immaginario collettivo dell’isola… (continua con i racconti particolari di ciascuna versione…).

 

Il libro si presenta a Giarre il prossimo 27 aprile (vedi locandina sopra)

 

Mario Pafumi in copertina nella foto di Agata Trovato

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