Consulente del buio

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Anteprima
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Stoccoro non smantella il testo, non lo sradica, ma neppure lo incatena, nonostante l’avviso di Sulla graduale produzione dei pensieri durante il discorso: “L’opportunità del metro/ quando scrivere è addomesticare/ spazi e silenzi…” (in cui, senza parere, corre qualcosa di leopardiano). E nemmeno lo raggela (Ora c’è la galaverna). Potrei dire invece che lo fissa nell’ossimoro del suo dirsi essenziale. Almeno quanto potrei dire che ne sottrae (o decanta) ogni possibile sperpero, lo spoglia, lo riduce all’osso, lo traduce nel poco, lo preserva da cedimenti sentimentali, lo accoglie in tutta sobrietà e – si dica pure – povertà. A vincere – qui – è proprio questa onestà di parola che – torno a citare – “imbavaglia la sua dimora”. La sua trasparenza e la sua consistenza stanno nella costanza della riflessione, nei pensieri che si specchiano e s’interrogano, nonostante la consapevolezza che si tratti di un esercizio senza compenso: “logora è la parola/ quando l’interrogo/ non consola” (In tempi di dissolvenza). Ecco. La poesia di Stoccoro non si presta a facili consolazioni, ma invece ad ardue conciliazioni. La sua oscurità apparente è l’oscurità che ci interroga, che ci avvisa, che ci invita a fare i conti con la difettività, ma anche con la ricchezza della parola che conviene al “luogo della poesia”.

(dalla prefazione di Giovanni Tesio)

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Sette poesie da Consulente del buio (1983-2013), L’Erudita, Roma, 2017.

da

Sguardi di versi
(1983-1994)
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Mai più

Scusami
ancora
se ho confuso
i miei binari
coi tuoi
Non lo faccio più
ma è così difficile sai

Le strade
che con te
perdevano i margini
si sono fatte
strette
e la gente
che mi chiede
come va
mi dà fastidio

Adesso
mi affitterò
delle mura

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da

Esercizi di sopravvivenza
(2003-2007)
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L’irriducibile singolarità

Coltivando l’altrove

assenze meravigliate
in luoghi meno comuni e più feroci

si vivono periferie assolute
e nessun dicembre

distrazioni del silenzio
linguaggio di cose mute

Maschile e femminile
non sono
declinazioni dell’essere

mappe di mondi
incastonate come diamanti

ma brandelli di carne
e ossi
per gli abitanti di Dogville

Ospite scomodo
è lo straniero
che non impara il dialetto
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Il tempo della distanza

a lente frasi cesella il metro
nessuna parola asseconda l’anima vorace

a cupe tracce apre il tempo
una lunga danza

sono passaggi senza riguardo
nessuna cortesia accarezza la distanza
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da

Piccoli sabotaggi
(2010-2011)
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Conciliazione

La tua parola plurale
il paradiso dei giusti
che sanno aspettare
una sintassi
per le cose da fare
Eppure nessuna morte
è semplice
ogni percorso
si fa traccia sulla terra
La solitudine
non ammette deroghe
si declina al singolare
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da

Esperienze d’ombra
(2012)
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Variazione ultima

Cammino lungo il tuo nome
coltivando assenze di te
Stretta la gola la compagine
batte in ritirata e tutto
si sbriciola dentro il muro di cinta
la spirale magica degli avvoltoi
e gli sms destinati al silenzio
Scivola il ghiaccio a punta di lama
e piovono addosso sciarpe e cappotti
non baci abbracci né voce di talpa
affinata in occhi allergici
allo sguardo esangue
Mi spoglio di tutto mi alzo e resto
lì impietrito per un nome preso
a prestito e mai restituito
finalmente pronto alla consegna
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da

Consulente del buio
(2012-2013)
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3 gennaio 2013

La primavera
che germoglia dalle sedie
quel brusio vasto
che fanno i compleanni
di mezzo secolo

oppure il grande
lago di dicembre
dove tutto sembrava
preistoria
e i detriti del sogno
erano in casa
prima di concimare
il mondo
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da

L’inganno del giorno
(2013)
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Notturna

Cado
nei miei giorni
imperfetti
e galleggio
nella profondità
esatta del buio

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