Di Stefano Simoncelli, da Giocavo all’ala (peQuod 2004)
Non sono più quello che pare ritorni
da lungo viaggio portandoti in regalo
il cappello parigino con le piume
che avevi sognato, ma
sono nel gelo dell’imbarcadero
esattamente dove volevo t’allarmassi
dal traghetto non vedendomi arrivare: il cappotto
blu da chauffeur zuppo di pioggia e nevischio
il petto in tumulto per la corsa attraverso
il finimondo del mercato, il muschio
tra i capelli di chissà che presepio…
Avevi ragione: resterò per sempre
il ritardatario dall’aria trasognata
che guarda passare le nuvole, lo scolaro
che non sorride in fondo alla fotografia.
*
Forse hai ragione ancora una volta.
È come dici tu: siamo al riparo
dagli inverni in questa casa
dove vola appena la polvere dei libri
e ogni cosa è in ordine:
come hai sempre desiderato.
Allora perché, ti chiedo, perché
per tutta la notte e perfino nel sogno
sembrava che nella cametra fosse entrata
la tormenta di neve che raccontava mia madre
rabbrividendo ancora per quelle bianche strade
assiderate, gli amici introvabili, gli stenti?
Perché un vento di tormenta mi gelava
tra le coperte poco prima dell’alba?
*
Chi è che oggi compie gli anni
riceve gli auguri, il tuo abbraccio
i regali? Chi è che si specchia
di notte sui vetri di casa
come fosse un estraneo?
Stefano lo chiamano
dal fondo delle camere
sotto i portici, al telefono
dai campi desolati del tennis
dalle reti fitte e invalicabili
dove s’impigliano i merli. Stefano
ripetono dalle tende del camping
e lungo il paesaggio che vola
insieme ai treni. Stefano…
È davvero questo il mio nome?
Lo stesso che sussurri nell’amore?
È così che mi chiamerai sgolandoti
dal buio delle scale l’ultima volta?
*
Tremo come se un vento
dei Balcani mi percuotesse
lungo un’oscura strettoia
o fossi un vecchio uomo
senza cappotto in mezzo
al suo orto ricoperto di neve.
Ma io non ho seminato niente
e le scorte di gioventù…
Non ho che te, vorrei dirti.
*
Non mi orizzonto mai
nei mattini troppo luminosi
e a occhi semichiusi mi trascino,
oggi che è arrivata la primavera,
da una camera all’altra
fino al ballatoio
al lucernario
annusando l’aria
quasi una bestiola smarrita
in cerca dei tuoi vestiti, le calze
le scarpe rigorosamente senza tacco
e penso com’è vano il mio fuggire
per ritornare rattrappito
fradicio di niente
fino alle ossa
se non so andare
un solo centimetro più in là
dei rocchetti colorati di cotone
che hai lasciato sulla vecchia singer
le scatoline stracolme di bottoni.
*
Per camere spoglie corridoi
come siano passati i monatti
e gli imballatori della Gondrand
porta dopo porta mi rovino
il cuore, sanguino
lo stesso tuo sangue
mentre spalanco le persine e
dispongo le azalee sul davanzale
come se tu potessi riaffacciarti
di colpo nella troppa luce
d’astanteria
da sala operatoria
chiedendomi con un filo di voce
che fine abbiamo fatto
le tue pantofole
la vestaglia…
*
Un solo vento a tutta forza
contrario e portatore di burrasche
che nemmeno t’immagini. Ma chi è quello
che corre lungo la spiaggia
come inseguito da una muta di cani
randagi o un rimorso? È tutto un film?
Dannato pomeriggio in bianco e nero…
Mi trovo qui in una vita da morto
o posso tornare sui miei passi?
Ricominciare da prima di quel vento?
—
Stefano Simoncelli (Cesenatico, 6 gennaio 1950 – Cesena, 20 maggio 2025) è stato uno dei redattori di «Sul Porto», la rivista di letteratura e politica che catturò negli anni Settanta l’attenzione e la collaborazione di poeti come Pasolini, Bertolucci, Roversi, Caproni, Sereni, Fortini, Raboni, Orelli e Giudici. Nel 1981, con la raccolta Via dei Platani (edita da Guanda con la presentazione di Raboni e postfazione di Fortini), ha vinto il Premio Internazionale Mondello Opera Prima. Nel 1989, è uscito il libro Poesie d’avventura nella collana Gli Spilli, diretta da Enzo Siciliano ed edita da Gremese. Nel 2004, dopo un lungo silenzio, è iniziato il sodalizio con la casa editrice anconetana Pequod dove ha pubblicato la raccolta Giocavo all’ala (Premio Gozzano) e nel 2006 La rissa degli angeli. Nel 2012 è uscito Terza copia del gelo (Premio biennale Diego Valeri giuria popolare) e nel 2014 Hotel degli introvabili. Nel 2015 il racconto in prosa poetica Il collezionista di vetri (Italic arte) con fotografie di Daniele Ferroni e la plaquet notizie interferenze sibili edita dai Quaderni di Orfeo e curata da Marco Rota. Nel 2017 la silloge Prove del diluvio con cui ha ottenuto il premio internazionale Europa in versi e il Città di Fabriano. Nel maggio 2018 ha letto sue poesie nella trasmissione radiofonica «Fahrenheit» ed è uscita la raccolta Residence Cielo. Nel 2019, per Pequod, la plaquette La paura dei tuoni con chine del pittore Silvano Barducci e introduzione del poeta Mario Santagostini. Nel 2020, con l’inseparabile Pequod, è uscita la silloge A beneficio degli assenti cui è stato assegnato il premio Giorgio Orelli-Città di Bellinzona e il Premio Frascati-Seccareccia. Nel 2021 ha pubblicato, sempre presso Pequod, la plaquette Un barelliere del turno di notte con illustrazioni del pittore Roberto Pagnani e introduzione di Paolo Senna. Nel 2023 con la raccolta Sotto falso nome (Pequod) è entrato nella cinquina del Premio Strega Poesia. Sue poesie sono tradotte in inglese, francese, rumeno e spagnolo. Nel 2023 è uscita l’autoantologia Stazioni remote (Marco y Marcos).
La foto in copertina è di Daniele Ferroni








